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Ue, Josep Borrell condanna la "legge russa" della Georgia e ne chiede il ritiro

L'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue Josep Borrell
L'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue Josep Borrell Diritti d'autore European Union, 2024.
Diritti d'autore European Union, 2024.
Di Jorge LiboreiroMichela Morsa
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La dichiarazione dell'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Unione europea arriva a meno di 24 ore dall'approvazione in terza lettura della controversa legge, che bolla come "agenti stranieri" tutte le società che ricevono più del 20 per cento dei loro fondi dall'estero

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L'Alto rappresentante per gli Affari esteri dell'Ue Josep Borrell ha rotto il suo silenzio mercoledì e ha condannato la Georgia per aver approvato in via definitiva la cosiddetta "legge russa"

In una dichiarazione co-firmata con la Commissione europea, Borrell afferma che la legislazione è contraria alle ambizioni di adesione della Georgia all'Ue e dovrebbe essere eliminata nella sua interezza.

"L'adozione di questa legge ha un impatto negativo sul cammino della Georgia verso l'Ue. La scelta della strada da seguire è nelle mani della Georgia", si legge nella nota. "Esortiamo le autorità georgiane a ritirare la legge, a mantenere il loro impegno verso il percorso di adesione all'Ue e a portare avanti le riforme necessarie".

E ancora: "L'Ue ha chiaramente e ripetutamente affermato che lo spirito e il contenuto della legge non sono in linea con le norme e i valori fondamentali dell'Ue. La legge comprometterà il lavoro della società civile e dei media indipendenti, mentre la libertà di associazione e la libertà di espressione sono diritti fondamentali al centro degli impegni assunti dalla Georgia nell'ambito dell'Accordo di associazione e di qualsiasi percorso di adesione all'Unione". 

La dichiarazione, tuttavia, non delinea alcuna esplicita rappresaglia o conseguenza per il processo di adesione, iniziato a dicembre dopo che alla Georgia è stato concesso lo status di Paese candidato all'Ue, realizzando un obiettivo a lungo agognato ma sfuggente.

"L'Ue è pronta a continuare a sostenere i georgiani che lavorano per un futuro europeo", si legge nella dichiarazione.

Reazione lenta dell'Unione europea all'approvazione della legge

Il capo della politica estera europea aveva inizialmente intenzione di rilasciare un comunicato collettivo, firmato dai 27 Stati membri, subito dopo l'approvazione della legge martedì pomeriggio. 

Ma secondo i diplomatici a Bruxelles, il piano è stato dirottato da Ungheria e Slovacchia, i cui primi ministri hanno adottato politiche favorevoli alla Russia e tendono a opporsi a dichiarazioni troppo critiche nei confronti del Cremlino e dei suoi alleati internazionali. "Uno si nascondeva dietro l'altro", ha detto un diplomatico a Euronews.

In mancanza di unanimità, si è pensato di far rilasciare a Borrell una dichiarazione congiunta con Oliver Várhelyi, Commissario europeo per il vicinato e l'allargamento, come entrambi hanno fatto quando il Parlamento georgiano ha approvato la legge in seconda lettura. Ma questo ha ulteriormente ritardato l'iniziativa a causa di presunti disaccordi tra i due.

Alla fine la pubblicazione è avvenuta alle 11 di mercoledì mattina (fuso orario di Bruxelles), quasi 24 ore dopo la conclusione della terza lettura. E, invece che con Várhelyi, la dichiarazione è stata co-firmata con l'intera Commissione europea.

Il ritardo è stato degno di nota data la grave situazione sul campo e la rapida condanna espressa dagli Stati Uniti. Il fatto che Borrell abbia pubblicato sui social media messaggi sul suo viaggio a Washington e sulla guerra tra Israele e Hamas ha solo aumentato la frustrazione per il suo prolungato silenzio.

Nel frattempo, i ministri degli Affari esteri di Lituania, Estonia, Lettonia e Islanda sono atterrati a Tbilisi per manifestare il loro sostegno ai manifestanti e incontrare la presidente Salome Zourabichvili, che ha promesso di porre il veto alla legge.

Timori e speranze nell'applicazione della legge

Secondo la nuova legge le società - compresi i media e le organizzazioni no-profit - dovranno essere registrate pubblicamente come "soggetti perseguono gli interessi di una potenza straniera" se ricevono più del 20 per cento dei loro fondi dall'estero. Inoltre, saranno obbligate a dichiarare le entrate ricevute e a presentare un rendiconto finanziario annuale. Il ministero della Giustizia georgiano ha il potere di monitorare il rispetto degli obblighi e di comminare multe in caso di violazione.

Fin dalla prima presentazione della legge da parte del partito di governo Sogno georgiano l'opposizione e la società civile hanno sostenuto che la legislazione sarebbe stata sfruttata per smascherare, prendere di mira e infine mettere a tacere le voci indipendenti che si rifiutano di seguire la linea ufficiale del governo.

Per questo il testo è stato soprannominato "legge russa", in quanto presenta analogie con una proposta di legge introdotta dal Cremlino un decennio fa per mettere a tacere le voci critiche.

Molte Ong che operano nel Paese ricevono donazioni occidentali, una tendenza che risale alla transizione dalla Repubblica sovietica alla democrazia. Organizzazioni molto note come Transparency international e Amnesty international sarebbero etichettate come "agenti stranieri".

Il primo ministro Irakli Kobakhidze sostiene che la legge "crea forti garanzie di pace e tranquillità a lungo termine" e aiuterà a superare la polarizzazione politica. In modo controverso, Kobakhidze ha collegato le Ong finanziate dall'estero ai tentativi rivoluzionari tra il 2020 e il 2023, un legame ampiamente smentito da Bruxelles e Washington.

"Inaccettabile" la repressione delle proteste

Oltre che per la formulazione della legge, il governo georgiano è stato criticato per la pesante repressione dei manifestanti che sono scesi in piazza in massa per chiedere l'inversione del progetto e il proseguimento dell'integrazione europea.

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Un sondaggio pubblicato l'anno scorso ha mostrato che l'89 per cento della popolazione georgiana è favorevole all'adesione all'Ue e l'80 per cento all'adesione alla Nato. Nello stesso sondaggio, l'87 per cento degli intervistati ha indicato nella Russia la maggiore minaccia politica ed economica per il Paese. 

"L'Ue è al fianco del popolo georgiano e della sua scelta a favore della democrazia e del futuro europeo della Georgia", hanno dichiarato Borrell e la Commissione. "Le intimidazioni, le minacce e le aggressioni fisiche nei confronti di rappresentanti della società civile, leader politici e giornalisti, nonché delle loro famiglie, sono inaccettabili. Chiediamo alle autorità georgiane di indagare su questi atti documentati".

Prima dell'approvazione in terza lettura, un gruppo trasversale di eurodeputati ha scritto una lettera congiunta chiedendo a Borrell di preparare sanzioni contro Kobakhidze e i legislatori che hanno sostenuto la legge. Hanno inoltre chiesto a Várhelyi di erogare ulteriori finanziamenti alla società civile georgiana e di astenersi dall'aprire i colloqui di adesione finché la controversa legge sarà in vigore. 

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