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Afghanistan, via alle consultazioni talebani-Karzai e ai voli umanitari

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Di Redazione italiana Agenzie:  Ansa, Afp, Ap
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Afghanistan, via alle consultazioni talebani-Karzai e ai voli umanitari
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Manifestanti afghani hanno sfidato i talebani ancora una volta in segno di protesta, sventolando la bandiera nazionale nel corso di varie manifestazioni.

Non si è fatta attendere, però, la violenta risposta di coloro che ora detengono il potere, in barba ai proclami di "governo per tutti, moderato e non autoritario".

I talebani si sono mossi rapidamente per sopprimere qualsiasi dissenso, mentre un funzionario delle Nazioni Unite lancia l'allarme in relazione alla mancanza di cibo

"Non saremo mai una democrazia", lo dice a chiare lettere un portavoce talebano alla Reuters, dopo che i talebani hanno sparato sulla folla che manifestava in difesa della bandiera nazionale a Jalalabad, alla vigilia del giorno dell'indipendenza afghana del 19 agosto.

Intanto, 202 cittadini afgani sbarcano all'aeroporto di Roma Fiumicino, tra cui l'attivista per i diritti umani Zahra Ahmadi.

Al buonismo talebano gli afghani non ci hanno mai creduto, tanto che da domenica continuano a riversarsi senza sosta nell'aeroporto di Kabul cercando di scappare.

Intanto il presidente deposto Ashraf Ghani compare in un videomessaggio, in cui smentisce di essere scappato portando con sé valigie di contanti.

Non ho intenzione di scappare e di abbandonare il paese. Sono negli Emirati Arabi per evitare lo spargimento di sangue. Sto negoziando il mio ritorno in Afghanistan per continuare la lotta per assicurare che ci sia giustizia e sovranità in mano agli afghani e per ristabilire gli attuali valori islamici e le conquiste nazionali.
Ashraf Ghani
Alexander Zemlianichenko/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Mullah Abdul Ghani Baradar - foto d'archivioAlexander Zemlianichenko/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved

La nascita della resistenza

Nel Panjshir il figlio del leggendario comandante Massoud, Ahmad, annuncia la nascita della resistenza afghana contro i talebani.

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Ahmad Massoud parla a Parigi con sullo sfondo un'immagine del padre - Foto d'archivioChristophe Archambault/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
Sono in Panjshir, con combattenti pronti di nuovo contro i talebani. Abbiamo tante armi, che abbiamo immagazzinato negli anni sapendo che questo giorno poteva arrivare. Abbiamo anche le armi di chi si è unito a noi nelle ultime 72 ore, e i soldati dell'esercito che hanno rifiutato di arrendersi, disgustati dalla decisione dei loro comandanti.
Ahmad Massoud

Nella Valle, "sventolerà la bandiera dell'Alleanza del Nord", quella issata dal padre nel 1996 contro i Talebani.

"Gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno lasciato il campo di battaglia, ma l'America può ancora essere 'un grande arsenale per la democrazia' come disse Franklin Roosevelt", avverte Massoud dalle pagine del Washington Post.

"Le nostre disponibilità militari non dureranno per sempre. finiranno velocemente finché i nostri amici in Occidente non troveranno una strada per equipaggiarci senza ulteriori ritardi", è il suo appello.

In Panjshir si sarebbero tessute le trame dell'alleanza con l'ex primo vicepresidente afghano del deposto governo di Kabul, Amrullah Saleh, il "presidente ad interim legittimo" del Paese, come si è dichiarato nelle ultime ore, all'indomani di altre dichiarazioni di fuoco contro i talebani.

"Noi afghani dobbiamo dimostrare che questo non è il Vietnam e i talebani non sono affatto i Vietcong", ha detto Saleh lanciando l'appello a "unirsi alla resistenza".

Nel suo scritto, Massoud parla di altri militari "in cammino verso la Valle" e anche di "unità delle Forze speciali che si sono già unite alla lotta".

Le notizie di questo 'esodo militare' erano iniziate a spuntare nei giorni scorsi in molti resoconti e soprattutto sui quotidiani indiani: molti ufficiali afghani sono stati infatti addestrati a New Delhi.

"C'è ancora speranza, combatteremo", riferiva uno di questi soldati: "Sono nascosto, i talebani mi cercano. Mio fratello è già arrivato in Panjshir, io non sono riuscito ancora".

Secondo alcune fonti sarebbero centinaia, addirittura "migliaia" gli afghani che sisono rifugiati nella Valle, e quelli che ci si stanno dirigendo, non riuscendo a lasciare il Paese.

Le consultazioni talebani-Karzai

A Kandahar, bastione degli insorti, si sono aperte le prime consultazioni tra i leader talebani ritornati in Afghanistan e l'ex presidente Karzai.

Ci sono anche il Mullah Baradar, capo negoziatore con gli americani negli ultimi due anni, e Haibatullah Akhundzada, dal 1996 massimo leader spirituale.

Uno dei due sarà il probabile prossimo presidente dell'Afghanistan.

Taliban/AP
Foto diffusa dai talebani delle consultazioni con KarzaiTaliban/AP

All'aeroporto di Kabul è sempre il caos: mentre continua l'evacuazione degli occidentali, i talebani - secondo alcune testimonianze - hanno messo dei check point dove bloccano molti afghani con il visto per partire.

Il ponte Kabul- Roma

Continua il ponte aereo Kabul-Roma per portare in salvo i collaboratori afghani delle forze armate italiane.

"Abbiamo evidenza di 20 connazionali non solo a Kabul ma anche nelle altre province dell'Afghanistan", ha spiegato Tommaso Claudi, console italiano, rimasto a Kabul per mantenere un collegamento operativo con la Farnesina.

Dopo il primo volo del 16 agosto, un secondo è atterrato nel pomeriggio a Fiumicino con 85 persone a bordo, altre 103 sono partiti su due aerei.

Una madre afghana e il suo bambino lottano per ripararsi tra gli scontri fuori dall'aeroporto internazionale di Kabul.

Da quando i talebani hanno preso il controllo della capitale e il governo afghano è decaduto, in moltissimi cercano una disperata fuga.

Alcuni sono stati evacuati dal Paese e hanno iniziato a sbarcare in varie città europee, dove le autorità si sono affannate a trovare una soluzione su come affrontare la crisi.

L'ambasciatore afghano nello Sri Lanka ha parlato a Euronews della necessità di uno sforzo concertato per aiutare l'Afghanistan, dove metà della popolazione aveva già bisogno di assistenza umanitaria prima degli ultimi, tragici sviluppi.

"Non è solo una questione di chi otterrà il potere e cosa succederà dopo - dice l'ambasciatore M. Ashraf Haidari - ma penso che l'obiettivo principale e la priorità dovrebbero essere aiutare questa Nazione, fatta di gente vulnerabile.

Sono 20 milioni, tutti vulnerabili nel Paese dove il tasso di disoccupazione è del 60% e l'unica fonte di occupazione era data dal governo, che ora non c'è più".

Il diplomatico - che in teoria ha perso il lavoro dopo il crollo del governo di Kabul - dice che continuerà a difendere gli afgani e i diritti che si sono con fatica riusciti a garantire negli ultimi 20 anni.

"Rappresentiamo ancora la Repubblica islamica e i valori che essa ha sposato - aggiunge - quei valori sono la democrazia, i diritti umani, i diritti delle donne e tutte le libertà, le strutture e le opportunità socio-economiche che dovrebbero derivare dall'istituzionalizzazione dei valori su cui abbiamo lavorato negli ultimi 20 anni, abbiamo avuto progressi significativi".

È difficile prevedere cosa porteranno le prossime settimane per l'Afghanistan: i talebani affermano che la loro posizione è cambiata e sono pronti a governare per tutti nel Paese,

Ora che hanno vinto la guerra, dovranno affrontare una battaglia ancora più dura: conquistare la fiducia del popolo afghano.