ULTIM'ORA
This content is not available in your region

I talebani, prima conferenza stampa: "Non ci saranno vendette"

Access to the comments Commenti
Di Debora Gandini
euronews_icons_loading
I talebani, prima conferenza stampa: "Non ci saranno vendette"
Diritti d'autore  AP
Dimensioni di testo Aa Aa

A Kabul la prima conferenza stampa ufficiale dei talebani dopo la presa del potere inizia con la recita dei versetti del Corano.

"Questo è un momento di orgoglio per la nostra nazione" dice poi il portavoce Zabiullah Mujahid, che ribadisce: "Non ci saranno vendette nei confronti di nessuno, inclusi ex militari e coloro che hanno lavorato con le forze straniere. Non ci saranno perquisizioni delle loro case e nessuno darà loro la caccia".

Secondo il portavoce, "la conquista della libertà è un diritto di tutte le nazioni. Il popolo afghano, secondo il proprio diritto, dopo 20 anni di jihad, è riuscito a riprendersi la libertà e a ripulire il proprio paese dall'occupazione e dagli occupanti".

Il rispetto della legge islamica, e cioè della sharia, è alla base della politica dei talebani, tornati al potere in Afghanistan dopo la parentesi - durata 5 anni - dal 1996 a 2001.

Dal 15 agosto, il presidente de facto è il mullah Abdul Ghani Baradar.

La struttura del nuovo governo è ancora da definire. Parteciperanno anche le donne - dicono i talebani - saranno nella struttura dell'esecutivo in base alla sharia.

La vita a Kabul

Per le strade di Kabul la gente ha paura. I talebani tornati al potere in Afghanistan, dopo vent’anni di conflitto, ora vogliono rassicurare il popolo e la comunità internazionale sull'intenzione di pacificare il Paese.

Il gruppo fondamentalista, tramite Enamullah Samangani, membro della commissione Cultura degli insorti, ha annunciato un’amnistia generale per tutti i funzionari delle vecchie autorità afghane, anche per gli oppositori che negli ultimi tempi hanno collaborato con gli stranieri. Se tutti accetteranno le regole del nuovo regime ne trarranno beneficio, ha sottolineato Samangani, invitando poi anche le donne ad entrare al governo ma secondo le regole della Sharia, le legge islamica.

Parole che sembrano voler indicare una svolta moderata da parte dei talebani ma che preoccupano il popolo afghano, istituzioni e governi di mezzo mondo. Secondo alcuni testimoni i ribelli al potere stanno setacciando casa per casa tutti le persone filo-occidentali proprio mentre Samangani rilancia sulla nuova linea.

“L’Emirato Islamico dell'Afghanistan non vuole che le donne continuino a essere vittime. Nel quadro della legge islamica e nel rispetto dei valori nazionali e afghani, siamo pronti a preparare le condizioni per il ritorno delle donne agli studi, al lavoro e a tutte le attività quotidiane.”

L'atto di sfida di 5 donne

5 donne hanno manifestato davanti al palazzo presidenziale controllato dai talebani nella capitale dell'Afghanistan, Kabul. Chiedono che i loro diritti - allo studio, al lavoro, a una vita normale - siano protetti.

Hosna Jalil, ex vice ministro afgano per gli affari femminili, teme un ritorno al terrore: "I talebani diffondono messaggi rassicuranti sulla tutela dei diritti di base per le donne, ma le loro azioni divergono da ciò che dicono. Per questo motivo, le donne in Afghanistan hanno paura di tornare indietro a quello che è stato, di essere imprigionate nelle loro case come accadeva durante il regime talebano prima del 2001. Io condivido la stessa paura: ho trascorso l'infanzia durante il regime dei talebani, abbiamo combattuto contro di loro negli ultimi 20 anni. Direi che adotteranno le stesse politiche che praticavano durante la prima fase del regime e, ora, potrebbe essere più brutale di quello che è stato. All'improvviso, non possono cambiare i principi e i valori che stanno alla base della guerra portata avanti dai loro combattenti durante questi anni".

La formazione del nuovo governo

Uno dei leader dei combattenti islamici Amir Khan Muttaqi è a Kabul per negoziare la formazione del nuovo governo con altri esponenti politici - tra cui l'ex capo del consiglio per la riconciliazione nazionale Abdullah Abdullah e l'ex presidente Hamid Karzai.

Per alcuni è solo una mossa strategica. Alcune fonti a Kabul riferiscono che i combattenti islamici hanno già stilato liste di afghani che hanno cooperato con le forze straniere e per questo ricercati. Da domenica sono migliaia i civili che cercano di lasciare il Paese. L’Afghanistan è tornato intanto un emirato islamico dopo una campagna militare lampo.

"Ci sarà un’amnistia generale per tutti i funzionari delle vecchie autorità afghane, anche per gli oppositori che negli ultimi tempi hanno collaborato con gli stranieri. Tutti potranno trarre beneficio se accetteranno le regole del nuovo regime."

"Ci sarà un’amnistia generale per tutti i funzionari delle vecchie autorità afghane, anche per gli oppositori che negli ultimi tempi hanno collaborato con gli stranieri. Tutti potranno trarre beneficio se accetteranno le regole del nuovo regime."
Enamullah Samangani
Membro commissione Cultura dei Talebani

La preoccupazione della comunità internazionale

L’Europa guarda preoccupata quanto sta accadendo e si prepara a dover gestire una nuova ondata di profughi. La priorità è l'evacuazione degli afgani che lavoravano per gli Stati dell’Ue, ma lavoriamo per un approccio complessivo dei migranti dal Paese che fornisca una strada legale e sicura, affrontando i rischi dell'immigrazione illegale", ha detto un portavoce della Commissione europea. "Sono elementi che vanno discussi a livello politico anche nei prossimi giorni".

Il governo di Berlino ha interrotto gli aiuti allo sviluppo dopo la presa del potere dei talebani. A renderlo noto il ministro tedesco per la Cooperazione Gerd Mueller. L'Afghanistan è il principale destinatario degli aiuti umanitari tedeschi. Per quest'anno erano previsti 250 milioni, che tuttavia non erano ancora stati versati.

Dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite si chiede ai talebani di onorare le promesse nel rispetto dei diritti umani. Secondo l’ONU nelle ultime settimane in alcune parti del paese catturate sono giunte notizie devastanti di restrizioni ai diritti degli individui, specie di donne e ragazze.

A Roma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha già dato disponibilità a riferire in Parlamento da questa settimana sull'Afghanistan.

Biden: 'I soldati Usa non possono più morire per l'Afghanistan'

Il presidente americano ha difeso "fermamente" la sua decisione di ritirare le truppe dall' Afghanistan, sostenendo di aver fatto "l'interesse nazionale" Usa e che gli americani "non faranno quello che non fanno gli afghani", ossia combattere e morire per il loro Paese.

"La nostra missione in Afghanistan non è mai stata pensata per costruire una nazione. La scelta che avevo era proseguire l'accordo negoziato da Donald Trump con i talebani o tornare a combattere", ha affermato Biden. "Se necessario gli Usa condurranno azioni antiterroristiche in Afghanistan ma i soldati americani non possono più morire per l'Afghanistan."

Risorse addizionali per questo articolo • ANSA