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Jalalabad: afghani in piazza per difendere la bandiera. I talebani sparano contro la folla

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Di Eloisa Covelli  & redazione
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Jalalabad: afghani in piazza per difendere la bandiera. I talebani sparano contro la folla
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Jalalabad è stata teatro della prima grande insurrezione degli afghani contro la riconquista del potere da parte dei talebani. Alla vigilia della Festa dell'indipendenza dal dominio britannico del 19 agosto, hanno manifestato contro il vilipendio della bandiera nazionale, che in molti luoghi è stata sostituita da quella del movimento islamico. E i talebani hanno reagito con violenza, anche sparando sulla folla.

Il reporter Babrak Amirzada ha raccontato: "Alcune persone stavano marciando con le bandiere afghane e gridavano 'lunga vita all'Afghanistan' e dicevano che la bandiera non deve essere profanata. Mentre li fotografavamo e filmavamo, all'improvviso un talebano ha cominciato a colpirmi dietro, con una pistola".

Ci sarebbero delle vittime, nessuna conferma ufficiale sul numero, e decine di feriti.

I talebani scoprono l'altra faccia, non quella moderata del dialogo che stanno ostentando in questi giorni, ma quella della repressione sanguinosa del dissenso, che ha spinto molti afghani ad una fuga disperata dal Paese. Hanno scioccato il mondo le immagini dei grappoli di uomini sugli aerei in partenza da Kabul, e i corpi che cadevano dal cielo nel vuoto.

Ashraf Ghani è negli Emirati Arabi

L'ex presidente Ashraf Ghani si è rifugiato con la famiglia ad Abu Dhabi.

"È un traditore", ha tuonato l'ambasciatore afghano in Tagikistan, Mohammad Zahir Aghbar, "È fuggito con 169 milioni di dollari pubblici".

Verso il ritorno di Khalifa Sirajuddin Haqqani

Dopo il ritorno di Mullah Baradar, è stato annunciato il rientro in Afghanistan di un altro leader talebano, Khalifa Sirajuddin Haqqani, considerato dall'Fbi come un ricercato "most wanted".

Nel terzo giorno di occupazione talebana, Kabul ritorna a vivere, ma con cautela. I negozi riaprono e la gente ricomincia ad uscire timidamente per strada, poche le donne in giro.

Nessuna vendetta per chi ha collaborato con gli occidentali e richiesta di perdono per chi è stato ucciso dai talebani in questi anni di guerra. Rassicurare e riunire gli afghani. Questo in sintesi è quello che ha cercato di fare il portavoce dei talebani nella sua prima conferenza stampa di martedì. Ha promesso il rispetto dei diritti delle donne nell'ambito della sharia (la legge islamica, ndr), ma non ha fornito dettagli, ha detto di aspettare la formazione del governo.

"Vogliamo un governo inclusivo, che comprenda i diversi punti di vista. Non vogliamo più la guerra. Vogliamo la pace in Afghanistan, per questo è già iniziato il dialogo" dice il portavoce Zabihullah Mujahid.

Ma ai proclami di pace ci credono poco gli afghani che hanno vissuto il regime talebano. E chi viene dalle province, da dove arrivano i racconti dei rapimenti delle ragazze e della giustizia sommaria.

"Si tratta di abusi - dice il portavoce - Abbiamo dato istruzioni su come comportarsi".

Intanto la comunità internazionale sta a guardare. Con Russia, Cina e Turchia che si sono già sbilanciate a favore dei talebani. Ma persino il capo della diplomazia europea Josep Borrell ha detto che non si può non parlare con i talebani, dato che hanno vinto la guerra.

Intanto all'aeroporto di Kabul continuano le evacuazioni degli occidentali e dei collaboratori afghani, anche se alcuni lamentano di non riuscire ad entrare nell'aeroporto, ormai presidiato dai talebani.

Il ponte aereo per rimpatriare gli italiani

Con 12 aerei e 1.500 militari continua il ponte aereo Kabul-Roma per portare in Italia i collaboratori afghani a rischio ritorsioni talebane e i connazionali rimasti ancora nel Paese. "Abbiamo evidenza di 20 connazionali non solo a Kabul ma anche nelle altre province dell'Afghanistan", ha spiegato Tommaso Claudi, console italiano, rimasto nella capitale afghana per mantenere un collegamento operativo con la Farnesina e gestire tutte le operazioni di rientro in loco.

Intanto, i talebani non stanno mantenendo la loro promessa di garantire un accesso sicuro all'aeroporto di Kabul: lo ha denunciato il Dipartimento di Stato Usa.

Dal Pentagono fanno comunque sapere che circa 2mila persone - tra cui 325 cittadini statunitensi - sono state evacuate dall'Afghanistan in 18 voli nelle ultime 24 ore.