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Dazi Ue su auto elettriche prodotte in Cina: scattano il 4 luglio contro aiuti di stato di Pechino

BYD, produttore cinese di veicoli elettrici a batteria, punta a conquistare il 5% della quota di mercato dell'UE.
BYD, produttore cinese di veicoli elettrici a batteria, punta a conquistare il 5% della quota di mercato dell'UE. Diritti d'autore Cyril Zingaro/KEYSTONE / Cyril Zingaro
Diritti d'autore Cyril Zingaro/KEYSTONE / Cyril Zingaro
Di Jorge Liboreiro
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La Commissione Europea ha annunciato la decisione mentre l'indagine sui veicoli Made in China elettrici è ancora in corso. "Situazione ingiusta e dannosa" per la concorrenza. La decisione entra in vigore in attesa di decisione degli Stati a novembre. Pechino "delusa" si riserva di agire

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I veicoli elettrici a batteria prodotti in Cina saranno presto soggetti a tariffe quando verranno importati nell'Unione Europea, dove la domanda di questi tipi di mezzi ecologici è aumentata negli ultimi anni.

La Commissione europea ha annunciato infatti mercoledì i risultati preliminari di un'indagine ancora in corso sulle sovvenzioni concesse dalla autorità di Pechino ai produttori cinesi di veicoli elettrici.

Secondo il documento, i principali marchi cinesi ricevono sussidi definiti come "ingiusti e dannosi per la concorrenza dei produttori europei" e dunque subiranno dazi così calcolati per il momento riguardo i principali marchi cinesi.

Di quanto sono i dazi previsti dall'Ue per le auto elettriche prodotte in Cina

La più sanzionata è la Saic con un dazio del 38,1 per cento, lo stesso applicato ad altri marchi non specificati nell'annuncio che non hanno collaborato con l'indagine. Seguono Geely con il 20 per cento e Byd con il 17,4 per cento.

Altri marchi che hanno invece cooperato nell'indagine europea subiranno sanzioni del 21 per cento. I dazi, che si aggiungeranno a una tariffa d'importazione del 10 per cento, entreranno in vigore sotto forma di una garanzia il prossimo 4 luglio nel caso i negoziati con le autorità cinesi non produrranno una soluzione concordata. Per essere riscossi definitivamente, però, servirà l'eventuale approvazione definiva degli Stati membri in autunno.

Quali sono gli obiettivi in Europa e le quote di mercato delle auto elettriche cinesi

La Byd ha sede a Shezhen, nel sud della Repubblica Popolare Cinese, e si è posta obiettivi ambiziosi nel mercato europeo.

Le vendite in Europa di mezzi elettrici Made in China sono cresciute rapidamente: da 57mila unità vendute nel 2020 a oltre 437mila nel 2023, secondo Eurostat (questi dati includono i modelli prodotti in Cina da marchi occidentali come Bmw, Renault e Tesla) per un valore attuale di 9,66 miliardi di euro.

Uno studio di Transport and Environment, una ong per l'energia pulita e trasporti a zero emissioni, indica che la quota dei marchi cinesinel mercato elettrico dell'Ue è passata dallo 0,4 per cento nel 2019 al 7,9 per cento nel 2023 e potrebbe superare il 20 per cento entro il 2027.

Bruxelles teme che, a causa delle generose iniezioni di sussidi da parte di Pechino, le aziende europee non siano in grado di competere con i produttori cinesi e finiscano per essere estromesse da questo settore sempre più lucrativo, come è accaduto per i pannelli solari.

I dazi sull'elettrico Made in China funzioneranno? "Insufficienti" secondo analisti

La Commissione ha già accertato l'esistenza di aiuti di Stato su più fronti in Cina, sotto forma di sovvenzioni, prestiti a basso costo, crediti sostenuti dallo Stato, sconti fiscali, esenzioni dalla tassazione indiretta sui consumi e prezzi scontati di beni e servizi.

I dazi sono concepiti per rendere più costosa la vendita dei mezzi cinesi per avvicinare i prezzi finali ai loro rivali europei, con l'obiettivo finale di creare una concorrenza leale. I produttori cinesi già beneficiano di bassi costi di manodopera e di energia, di un accesso più facile alle materie prime e di un solido ecosistema per la produzione di batterie.

Le aziende cinesi però vendono i loro veicoli in Europa a un prezzo molto più alto di quello praticato in patria e ciò crea un margine per assorbire lasciando il prezzo finale per il consumatore europeo comunque vantaggioso.

"Sarebbero probabilmente necessari dazi del 40-50 per cento e forse più per rendere il mercato europeo poco attraente per gli esportatori cinesi di veicoli elettrici", ha dichiarato la società di consulenza Rhodium Group in un rapporto di aprile. In particolare per chi come Byd può contare batterie prodotte internamente e non acquistate da terzi.

Come hanno reagito Pechino e i produttori di auto europei

L'indagine è stata avviata formalmente a ottobre dopo il discorso sullo Stato dell'Unione di Ursula von der Leyen. La decisione provvisoria annunciata mercoledì indica che la Commissione ritiene che la minaccia sia reale e che siano necessarie misure radicali per evitare il peggio.

Il ministero del Commercio di Pechino ha contestato le risultanze dell'indagine "prive di fondamento fattuale e giuridico", esortando l'Ue "a correggere immediatamente le sue pratiche sbagliate" e riservandosi di adottare "in modo risoluto tutte le misure necessarie" a tutela delle aziende cinesi.

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Il governo di Pechino ha già dichiarato di non voler "stare a guardare" l'introduzione di dazi, puntando il dito contro i settori dell'agricoltura e dell'aviazione europee come possibile bersaglio di ritorsioni.

La Camera di commercio cinese presso l'Ue ha espresso invece "shock, grave delusione e profonda insoddisfazione" per i dazi provvisori annunciati dalla Commissione nel timore, si legge in una nota mercoledì, che la mossa possa "intensificare gli attriti commerciali tra Pechino e Bruxelles, incidendo negativamente sulle relazioni economiche e commerciali".

Il prossimo novembre le misure provvisorie saranno sottoposte al voto degli Stati membri per renderle permanenti. In questo caso, sarà necessaria una maggioranza qualificata per annullare le misure, una soglia raramente raggiungibile ma non certo impossibile da raggiungere.

Germani contraria ai dazi alla Cina, Francia e Italia favorevoli

Tutti gli occhi saranno puntati sulla Germania, un esportatore di automobili leader a livello mondiale che, nel corso dei decenni, ha ampliato la sua presenza in Cina e aumentato la sua dipendenza dal mercato.

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L'Associazione tedesca dell'industria automobilistica, sostenuta da aziende del calibro di Bmw, Mercedes-Benz e Volkswagen, ha già espresso chiaramente la propria opposizione a tariffe aggiuntive, sostenendo che queste non saranno "adatte a rafforzare la competitività dell'industria automobilistica europea" e potrebbero scatenare un "grave conflitto commerciale".

Anche l'Ungheria, che ha attirato investimenti da Byd, dovrebbe dichiararsi contraria. Altri Paesi come la Svezia e l'Irlanda, hanno espresso riserve senza però opporsi esplicitamente ai dazi.

Dall'altra parte del dibattito, la Francia, le cui aziende automobilistiche sono meno esposte al mercato cinese, è ampiamente considerata il principale sostenitore dei dazi.

L'Italia ha recentemente espresso il proprio sostegno all'iniziativa e ha chiesto che l'Ue segua l'esempio dell'America, dove il presidente Joe Biden ha annunciato dazi del 100 per cento sui mezzi elettrici cinesi.

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