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Bce: la Bulgaria non ha i requisiti per entrare nell'Euro

La Bulgaria non è pronta ad entrare nell'area dell'euro, dice la BCE
La Bulgaria non è pronta ad entrare nell'area dell'euro, dice la BCE Diritti d'autore Lukasz Kobus/ European Union, 2023
Diritti d'autore Lukasz Kobus/ European Union, 2023
Di Jack Schickler
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Sofia sperava di passare alla valuta comune entro metà del prossimo anno, ma non ha rispettato i limiti previsti per l'inflazione. Altri cinque Paesi sono stati ritenuti non idonei

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La Bulgaria non può entrare nell'eurozona a causa del suo tasso inflazione, che la Banca Centrale Europea ha giudicato eccessivo in un rapporto pubblicato questo mercoledì.

Una delusione per il governo di Sofia, che puntava a diventare il 21esimo membro dell'Eurozona, nonostante le preoccupazioni sull'aumento dei prezzi e del costo della vita.

"Gli Stati membri dell'Unione europea non appartenenti all'area dell'Euro hanno compiuto progressi limitati nella convergenza economica con l'area dell'euro dal 2022", ha dichiarato la Bce in un comunicato stampa.

Secondo la Bce i prezzi in Bulgaria stanno aumentando del 5,1 per cento all'anno, 1,8 punti percentuali in più rispetto al limite consentito per entrare a far parte dell'Unione monetaria.

La Banca centrale dell'Ue, che ha sede a Francoforte, ha aggiunto tuttavia che l'inflazione "diminuirà gradualmente nei prossimi mesi" con l'allentamento delle strozzature dell'offerta.

I Paesi membri dell'Unione non entrano automaticamente nell'euro. Ci si aspetta che lo facciano una volta raggiunti i criteri di convergenza economici e giuridici stabiliti da Bruxelles, tra cui tassi di cambio stabili e finanze pubbliche solide.

Le uniche eccezioni sono la Svezia e Danimarca, che hanno negoziato un opt-out politico e legale e mantengono le loro valute nazionali.

L'adozione dell'euro e l'agitazione politica in Bulgaria

Il viceministro delle Finanze Metodi Metodiev lo scorso 4 giugno aveva espresso il desiderio per il Paese di aderire all'euro da metà del 2025, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa bulgara Bta, in quanto le condizioni economiche più favorevoli le consentirebbero di richiedere una valutazione supplementare all'Ue.

Pochi giorni dopo, però, il Paese è stato messo in subbuglio dalle elezioni nazionali ed europee che hanno visto una forte affermazione dell'estrema destra.

Il partito filorusso e ultra nazionalista Vazrazhdane (Rinascita) ha ottenuto circa il 14 per cento dei voti e tre dei 17 europarlamentari del Paese, dopo aver dichiarato che l'euro avrebbe distrutto l'economia bulgara.

Il partito Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (Gerb), guidato dall'ex primo ministro Boyko Borissov, avrà ora bisogno di almeno due partner per formare una coalizione di governo e l'abbandono del Lev come moneta nazionale potrebbe non essere un fattore di successo.

Secondo un sondaggio dell'Eurobarometro, solo il 49 per cento dei cittadini bulgari è favorevole all'adesione all'euro e il 64 per cento della popolazione pensa che l'adozione della moneta comune farà aumentare ulteriormente i prezzi.

Ue, la Bce boccia anche Cechia, Romania, Svezia e Ungheria

Dopo la pandemia, l'inflazione in alcuni Paesi dell'Unione è salita fino al 17 per cento, poiché la guerra in Ucraina ha fatto lievitare i costi dell'energia e dei generi alimentari.

La Bce, incaricata di mantenere l'inflazione intorno al 2 per cento, confronta i tassi di inflazione dei Paesi candidati all'euro con le prestazioni migliori dell'Ue, che l'anno scorso sono stati ottenuti da Danimarca, Belgio e Paesi Bassi.

Repubblica Ceca, Ungheria, la Polonia, Romania e la Svezia, seppur di poco, non hanno allineato le loro legislazioni alle norme dell'Unione europea e non hanno aderito al meccanismo di cambio, un mezzo per evitare oscillazioni selvagge della valuta nazionale con l'euro.

All'inizio di giugno la Romania è stata accusata da Bruxelles di essere destinata ad avere il più alto deficit di bilancio dell'Ue nel 2025 pari al 7 per cento.

Questo è solo l'ultimo degli avvertimenti rivolti negli anni a Bucarest affinché riequilibri i propri conti e riformi il sistema fiscale e i salari del settore pubblico.

L'Ungheria di Viktor Orbán è da tempo euroscettica mentre la Polonia è ancora cauta nell'abbandonare lo Zloty, nonostante il miglioramento delle relazioni con Bruxelles da quando il primo ministro Donald Tusk è in carica.

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