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Come risolvere i problemi idrici dell'Europa? Parola agli esperti

Come risolvere i problemi idrici dell'Europa? Parola agli esperti
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Di Jeremy Wilks
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Nell'ambito della Settimana Verde dell'Ue a Bruxelles, il giornalista scientifico di Euronews Jeremy Wilks ha parlato con un gruppo di esperti di inquinamento idrico, siccità e inondazioni

La gestione delle risorse idriche è sempre più al centro del dibattito pubblico. Che si tratti inondazioni, siccità o cambiamenti climatici, ci sono una miriade di problemi legati all'acqua che preoccupano molti di noi.

In occasione della Settimana Verde dell'Unione europea a Bruxelles, il giornalista scientifico di Euronews, Jeremy Wilks, ha parlato con tre esperti di varie problematiche legate alle risorse idriche: la qualità dell'acqua nelle aree urbane, le tensioni con l'agricoltura e l'industria, il riciclo, la rigenerazione e la desalinizzazione dell'acqua, le soluzioni basate sulla natura per i fiumi e i corsi d'acqua, nonché la sicurezza dell'approvvigionamento per i cittadini europei.

I tre esperti che hanno risposto alle nostre domande sono la dottoressa Florika Fink-Hooijer, direttrice generale del Dipartimento Ambiente della Commissione europea; Henk Ovink, direttore esecutivo e commissario fondatore della Commissione globale sull'economia dell'acqua; e Arnaud Valleteau de Moulliac, amministratore delegato di Veolia Water Technologies, una filiale del gruppo Veolia che si occupa di trattamento delle acque.

Clicca nel player in alto per guardare una sintesi del dibattito o nel player qui sotto per guardare la versione integrale

"Se vogliamo garantire un futuro all'Europa non bisogna fare errori nella gestione dell'acqua. Non c'è soluzione per il clima se non ci concentriamo sull'acqua", ha detto Ovink.

Perché l'acqua è un argomento così importante in questo momento?

Il cambiamento climatico e i suoi effetti nel sono stati tra i temi principali del dibattito pubblico durante la campagna per le elezioni europee. Non sorprende quindi che l'acqua sia un argomento caldo per i politici e i leader.

L'acqua è un tema urgente anche per gli elettori. Un recente sondaggio della Commissione europea ha rilevato che l'inquinamento è la preoccupazione numero uno per gli europei: il 69% si è detto preoccupato dell'effetto dell'inquinamento sulla sicurezza idrica.

Strade allagate dopo le forti piogge in Toscana nel novembre 2023
Strade allagate dopo le forti piogge in Toscana nel novembre 2023Adriano Conte/LaPresse via AP

L'Europa è sempre più preoccupata per l'inquinamento dell'acqua, che sta diventando anche sempre più scarsa. Eppure la richiesta è ai massimi storici, con stime che prevedono un raddoppio della domanda entro il 2030.

La nostra acqua proviene sia dall'interno dell'Europa - l'acqua dei fiumi e dei laghi - sia dall'esterno del continente - l'acqua che viaggia attraverso le piante e la pioggia - e garantire la pulizia di entrambe le fonti è fondamentale per il ciclo idrologico, per la biodiversità, l'alimentazione e l'economia.

L'inquinamento dell'acqua e la minaccia dei Pfas

Quanto sono inquinate le acque europee? Rispetto al contesto globale, l'acqua europea è relativamente sana, ma secondo Ovink non c'è motivo di essere tranquilli. "Dovremmo essere preoccupati - dice l'esperto -. L'acqua influisce sulla nostra salute, sulla salute umana, sulla salute dei nostri figli, se vogliamo farli crescere in un ambiente sano. Ma anche la salute dei nostri sistemi alimentari, in combinazione con l'industrializzazione, l'inquinamento e le sostanze chimiche nelle nostre acque".

Tra le sostanze trovate nei nostri corsi d'acqua c'è un'abbondanza di Pfas, sostanze perfluoroalchiliche resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione grazie alla presenza di legami molto forti tra atomi di fluoro e carbonio. Sono state trovate anche tracce di antibiotici, ormoni, sostanze chimiche industriali, cianotossine, nanomateriali e molto altro.

"Ciò che troviamo nella nostra acqua è ciò che proviene dal nostro ambiente - sottolinea Valleteau de Moulliac -. Anche se non dovremmo essere sorpresi che i sottoprodotti delle industrie europee finiscano nelle nostre acque, possiamo monitorare l'afflusso e trattare l'acqua come necessario".

Questo lavoro, dice Fink-Hooijer, è stato sostenuto dalla Direttiva sull'acqua potabile. “Abbiamo detto che i Pfas dovranno essere eliminati gradualmente entro il 2026, o selezionati e monitorati, e ora stiamo dando indicazioni su come farlo".

Per quanto riguarda i Pfas, Danimarca, Germania, Svezia, Paesi Bassi e Norvegia hanno chiesto all'Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) di vietarli completamente. Le Pfas sono proliferate grazie alla loro utilità in settori come l'aeronautica e la medicina, ma possono impiegare migliaia di anni per decomporsi.

Serve una maggiore protezione legale per i nostri fiumi?

Un'altra domanda è stata posta da Charline Albericci, direttrice operativa del Fluctuations Festival, un festival transnazionale galleggiante che vaga per i fiumi europei, con l'obiettivo di coinvolgere le persone su temi sociali, ambientali e di cittadinanza. Albericci ha chiesto ai tre esperti se, per preservare l'acqua e raggiungere gli obiettivi climatici dell'UEe entro il 2030, i nostri fiumi, mari e oceani debbano avere uno status giuridico specifico.

"Ci sono Paesi in tutto il mondo che non solo lo stanno valutando, ma lo stanno facendo davvero, come la Repubblica Dominicana", spiega Ovink. In Europa la questione è un po' meno semplice, dato che ogni Paese del blocco ha approcci diversi all'acqua, ma la speranza c'è, così come le normative già in vigore.

"Abbiamo già un accesso molto forte alle disposizioni, come la Direttiva sui reati ambiental, che è molto forte - afferma Fink-Hooijer -. In Francia c'è l'idea di adottare un fiume per le classi scolastiche, che trovo sia un'idea molto bella e buona, perché si rivendica la proprietà e si assume la responsabilità di un particolare pezzo d'acqua. Dare ai bambini questa possibilità li aiuta a capire l'importanza di proteggere i nostri corsi d'acqua".

Ovink suggerisce che questo è un piccolo passo verso una più ampia consapevolezza nazionale dei problemi in questione: "Crea una proprietà e anche la capacità di fare qualcosa. Uno status legale offre davvero l'opportunità di dire: 'Basta. Farò di tutto per aiutare'. Credo che questa combinazione sia forte".

Agricoltura intensiva e acque reflue dell'industria alimentare

Uno degli usi principali dell'acqua è l'agricoltura. Circa il 70% di tutta l'acqua estratta entra nell'agricoltura per produrre il cibo che tutti noi mangiamo. Se l'acqua destinata all'agricoltura è inquinata, ciò ha ripercussioni dirette per tutti. Tuttavia è necessario affrontare anche l'inquinamento derivante dall'agricoltura.

"La politica che sostiene gli agricoltori che adottano metodi più sostenibili che riducono le sostanze inquinanti che rilasciano nell'acqua, dovrebbe essere prioritaria", afferma Ovink rispondendo ad una domanda di Jerry Mac Evilly, responsabile delle politiche di Friends of the Earth Ireland.

Una canoa abbandonata nel bacino di Sau, a nord di Barcellona, 22 gennaio 2024.
Una canoa abbandonata nel bacino di Sau, a nord di Barcellona, 22 gennaio 2024.Emilio Morenatti/Copyright 2024 The AP

Ovink, che proviene da un background agricolo, osserva tuttavia che non sarà utile individuare i singoli agricoltori. "Il singolo agricoltore non è responsabile degli inquinanti che finiscono nel nostro ambiente, è il sistema che lo circonda che dobbiamo cambiare".

Non bisogna dimenticare che i prodotti delle acque reflue agricole sono effettivamente preziosi, aggiunge Valleteau de Moulliac. "Possiamo creare energia con l'inquinamento", afferma, notando il potenziale di utilizzo dei rifiuti dell'industria alimentare per produrre fertilizzanti.

Quali sono le soluzioni?

Le preoccupazioni per l'inquinamento e la scarsità dell'acqua possono essere molteplici, ma lo sono anche le soluzioni. Al gruppo di esperti è stato chiesto che cosa motiverebbe una città ad attuare cambiamenti cruciali alle infrastrutture per superare situazioni come lo straripamento delle acque reflue nei corsi d'acqua, come può accadere in città come Bruxelles in caso di forti acquazzoni.

Le soluzioni urbane possono includere l'espansione delle infrastrutture, ma anche idee più innovative come l'inverdimento dei tetti e la sostituzione del cemento o dell'asfalto. Queste soluzioni "sono molto più economiche di qualsiasi altra cosa, e hanno anche effetti collaterali positivi per il benessere dei cittadini", afferma Fink-Hooijer.

Le soluzioni devono anche essere scalabili in base alle dimensioni del problema. A questo proposito, Fink-Hooijer racconta come è cambiata la Direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane del 1991. In origine si concentrava solo sui grandi agglomerati, permettendo a quelli più piccoli di farla franca con lo scarico delle acque reflue. "Non superavano la soglia per avere impianti di trattamento delle acque reflue urbane", dice Fink-Hooijer. La direttiva è stato poi modificata per includere una gamma più ampia di inquinatori.

Oltre alle città, ci sono anche soluzioni per il ciclo idrologico più ampio. Questo si riferisce al modo in cui l'acqua blu, l'acqua verde e l'acqua grigia (acque reflue) interagiscono per creare il sistema idrico olistico su cui facciamo affidamento. "Per garantire la longevità di un ciclo idrologico benefico per l'uomo, dobbiamo creare soluzioni naturali scalabili sia per i fiumi che per i paesaggi urbani", afferma Fink-Hooijer.

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