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Consiglio Ue: la reazione della Russia alle nomine dei Top Jobs

Il primo ministro estone Kaja Kallas insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Tallin, Estonia, 10 ottobre 2022
Il primo ministro estone Kaja Kallas insieme alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, Tallin, Estonia, 10 ottobre 2022 Diritti d'autore AP Photo/Pavel Golovkin
Diritti d'autore AP Photo/Pavel Golovkin
Di Euronews Agenzie:  AP & EBU
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La reazione del Cremlino alla decisione dei 27 leader dell'Ue che si sono accordati sui principali incarichi: Ursula von der Leyen per la Commissione europea, António Costa per il Consiglio europeo e Kaja Kallas come Alto rappresentante degli Affari esteri

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"Pessime", così il Cremlino ha giudicato le prospettive dei rapporti tra Mosca e l'Ue dopo le nomine ai vertici dell'Unione, i cosiddetti Top Jobs. Tra le denunce quella che definisce le "dichiarazioni russofobe" di Kaja Kallas scelta per succedere a Josep Borrell nella carica di Alto commissario per la politica estera comune.

Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov nulla è destinato a cambiare rispetto all'attuale corso negativo delle relazioni con i 27.

La risposta di Mosca alle nomine Ue dei Top Jobs

Ursula von der Leyen, riconfermata alla guida della Commissione, "non è una sostenitrice della normalizzazione delle relazioni tra Ue e Russia - ha osservato Peskov -. Così la conosciamo, così la ricordiamo, e su questo piano non cambia nulla".

Quanto alla premier estone secondo Mosca Kallas "non ha ancora dimostrato inclinazioni diplomatiche" ed è nota per "dichiarazioni assolutamente inconciliabili e talvolta anche sfrenatamente russofobe".

Dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina Kallas è stata tra le forze trainanti all'interno del blocco per sanzionare Mosca, inviare sostegno militare a Kiev e rafforzare le capacità di difesa. Lo scorso febbraio la polizia russa ha inserito Kallas nella lista dei ricercati in Russia. Le accuse di Mosca riguardavano la rimozione dei monumenti che celebravano i soldati sovietici della Seconda guerra mondiale.

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