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Yemen: perché la presa di Marib potrebbe decidere le sorti del conflitto

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Di Cecilia Cacciotto
Il conflitto yemenita
Il conflitto yemenita   -   Diritti d'autore  Hani Mohammed/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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In Yemen la battaglia per la conquista di Marib potrebbe essere quella decisiva.

Da giorni è partita l'offensiva dei ribelli Huti contro la città, bastione settentrionale in mano ancora alle forze filo-governative.

Le notizie che arrivano dalla zona di guerra restano contrastanti, i ribelli cercano di avere la meglio su Marib dallo scorso febbraio. Marib, circa 120 chilometri a est della capitale Sanaa, questa invece in mano ai ribelli, si trova a un crocevia tra le regioni meridionali e settentrionali ed è la chiave per controllare il nord dello Yemen.

In soccorso ai militari che presidiano la città, ci sono stati negli ultimi giorni una serie di raid aerei (da parte della coalizione guidata dalle forze saudite) che non sono riusciti a spegnere le velleità dei ribelli, malgrado le numerose perdite registrate da quest'ultimi. (A darne notizia però solo le autorità sanitarie).

La battaglia per la presa di Marib ha esacerbato il conflitto dimenticato, che infuria dal 2015 di fronte a un colpevole stallo diplomatico.

La regione di Marib è ricca di petrolio, ma la città resta strategica per la posizione e le infrastrutture stradali, che costituiscono un ottimo collegamento con l'Arabia Saudita, quell'Arabia Saudita che gioca un ruolo importante nel conflitto.

Si stimano in 130 mila le vittime dirette, circa 100 mila quelle indirette, per l'Onu si tratta della peggior catastrofe umanitaria dei nostri giorni.

La frustrazione di Biden

Le notizie che arrivano dallo Yemen non piacciono alla Casa Bianca, in modo particolare in preparazione della visita di Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale.

L'amministrazione americana non ha fornito dettagli sulle date ma ha affermato che Sullivan dovrebbe essere accompagnato da funzionari tra cui Tim Lenderking, l'inviato speciale degli Stati Uniti in Yemen.

Biden, poco dopo essersi insediato a gennaio, aveva dichiarato di voler togliere il sostegno USA all'offensiva guidata dai sauditi.

Ma la sua amministrazione è rimasta disorientata dal fatto che gli huti non abbiano rispettato la tregua e anzi abbiano intensificato gli attacchi nel tentativo di prendere Marib.

La città di Marib

La città contava tra i 20 mila e i 30 mila abitanti prima della guerra ma la sua popolazione è aumentata a dismisura in questi anni di conflitto, perché Marib era considerata relativamente tranquilla. Sono 139 i campi profughi nella provincia, ospitano circa 2,2 milioni di civili sfollati, stando ai dati governativi.

Il conflitto in Yemen è divampato nel 2014 quando gli huti hanno conquistato la capitale Sanaa, innescando l'anno dopo, nel 2015, l'intervento di una coalizione a guida saudita a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale.

In questi giorni ricorrono peraltro i sette anni della conquista di Sanaa da parte degli huti e stando agli analisti la bilancia del conflitto sembra essersi spostata a favore degli insorti. Circa l'80% dei 30 milioni di yemeniti dipendono dagli aiuti umanitari, e il dato rientra nel quadro a tinte fosche delle Nazioni Unite che senza mezzi termini parlano di peggiore crisi umanitaria del mondo.

Mentre le Nazioni Unite e gli Stati Uniti spingono per la fine della guerra, gli huti continuano a chiedere la riapertura dell'aeroporto di Sanaa, chiuso dal 2016.

Gli ultimi colloqui di pace risalgono al 2018 in Svezia, quando si negoziò uno scambio di prigionieri e uno status speciale per la città di Hodeida, il cui porto rappresenta una finestra sul mondo per il Paese. Ma nonostante l'accordo per un cessate il fuoco a Hodeida, non sono mancati gli scontri.