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Senzatetto e senza-voto: migliaia di cittadini europei esclusi dalle elezioni

Nei Paesi dell'Ue 895mila persone dormono per strada, in alloggi precari o temporanei (un'immagine di senzatetto polacchi dal centro di Bruxelles)
Nei Paesi dell'Ue 895mila persone dormono per strada, in alloggi precari o temporanei (un'immagine di senzatetto polacchi dal centro di Bruxelles) Diritti d'autore Geert Vanden Wijngaert/Copyright 2018 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Geert Vanden Wijngaert/Copyright 2018 The AP. All rights reserved.
Di Vincenzo Genovese
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Migliaia di cittadini europei non potranno votare alle prossime elezioni, anche se volessero farlo: le persone senza fissa dimora

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Secondo Feantsa, rete di associazioni del settore, nei 27 Paesi membri dell'Unione europea quasi 900mila persone vivono per strada, in strutture di emergenza o in alloggi temporanei.

Anche se è complicato calcolarne la percentuale esatta, è certo che molti di loro sono cittadini di uno dei Paesi dell'Ue, non necessariamente quello in cui si trovano. Pur avendo teoricamente il diritto a votare, spesso sono materialmente impossibilitati a recarsi alle urne.

"Se non si esiste dal punto di vista amministrativo, non si può votare"
Joëlle, cittadina belga in difficoltà abitativa

In diversi Paesi, come l'Italia, c'è infatti un ostacolo amminsitrativo non indifferente: per votare serve avere una residenza. E queste persone, molto spesso, non ce l'hanno.

Anche in altri Stati, come il Belgio c'è bisogno di un indirizzo permanente dove essere registrati. Lo spiega a Euronews María José Aldanas di Feantsa, che ha condotto una ricerca sul diritto di voto delle persone in difficoltà abitativa nei Paesi dell'Ue. "Vivendo in alloggi temporanei, in rifugi o per strada, è difficile registrarsi ad un indirizzo permanente".

"Queste persone hanno il diritto di voto, ma di fatto non lo esercitano", afferma Manuel Lambert, dell'associazione Ligue des droits humains, impegnata anche a garantire i diritti di altri gruppi vulnerabili come detenuti o persone con problemi mentali. "Il principio egualitario per cui a ciascuno spetta un voto non basta in questi casi. Servono politiche specifiche per abbattere le barriere".

In questo senso, il Parlamento europeo ha chiesto di riconsiderare la prova di residenza come condizione per esprimere il voto. Come segnala Feantsa, due direttive sono al momento in discussione sul tema, ma per queste elezioni è troppo tardi.

"Non posso tornare al mio indirizzo ufficiale, perché non mi fanno più entrare nell'edificio"
Roberto Marzipani
Cittadino belga in difficoltà abitativa

Un sindacato per i senza fissa dimora a Bruxelles

Molte persone, quindi, rimarranno escluse dalle urne. E non si tratta soltanto di persone che dormono all'addiaccio o nelle stazioni della metropolitana, ma anche di individui in situazioni abitative complicate.

Per questo Laurent d'Ursel, segretario del sindacato "Immense", contesta il termine "senzatetto". Immense è un acronimo, che tradotto dal francese significa: "Individui immersi in un'enorme merda materiale, ma non senza esigenze".

D'Ursel si riferisce ai membri del suo sindacato come "sans chez-soi", letteralmente, senza "un posto proprio". Persone che si uniscono con l'idea di darsi una mano a vicenda, non solo per soddisfare i propri bisogni primari, ma anche per partecipare ad attività ricreative e culturali. "Stasera dormiranno in una struttura dei servizi sociali, da un amico, in un appartamento occupato o in un hotel", dice a Euronews.

Ogni lunedì mattina c'è una riunione operativa con gli appuntamenti della settimana: interventi di supporto, manifestazioni, corsi di lingua, lezioni di zumba e perfino escursioni nel fine settimana. Si tiene in una struttura vicino alla stazione Sud di Bruxelles, luogo molto frequentato da persone senza fissa dimora, che qui possono fare una doccia e lavare i propri abiti al costo simbolico di un euro.

Il tema del voto, che non era mai stato affrontato prima, viene messo all'ordine del giorno. La maggior parte dei presenti sono cittadini europei, ma non tutti hanno la possibilità di votare. Come Joëlle, signora di mezza età con un passato trascorso in Medio Oriente e una vita presente piuttosto precaria.

"Non ho un indirizzo, perché ho perso l'alloggio, e non ho più nemmeno la carta d'identità, perché mi hanno rubato i documenti. Sono belga, ma non esisto come cittadina del mio Paese. E se non si esiste dal punto di vista amministrativo... beh, non si può votare".

Una delle foto scattate da Roberto Marzipani per le strade di Bruxelles
Una delle foto scattate da Roberto Marzipani per le strade di BruxellesRoberto Marzipani

In linea di principio, in Belgio basterebbe ottenere un indirizzo di riferimento, che potrebbe pure essere un alloggio temporaneoo una struttura di accoglienza, per venire registrati e ricevere comunicazioni ufficiali.

Ma il processo è spesso lungo e complicato e chi cambia alloggio, di solito contro la propria volontà, deve ricominciare da capo. Spostarsi significa perdere il proprio indirizzo, con tutti i diritti che ne conseguono.

"Non posso tornare al mio indirizzo amministrativo ufficiale di riferimento, perché non mi fanno più entrare nell'edificio: era una casa di riposo, da cui mi ha buttato fuori la polizia", dice Roberto Marzipani. È un cittadino tedesco che parla meglio l'inglese del francese, con un passato da fotografo testimoniato da un paio di scatti ben assestati durante l'intervista. Non ha perso il mestiere, e quando incontra persone sdraiate in luoghi pericolosi le fotografa per segnalare la situazione ai suoi sodali del sindacato.

Altri membri come Toni o Jolie possono invece recarsi alle urne. Lui è figlio di un belga e di una portoghese, e vorrebbe poter votare da qui per i candidati del Portogallo. Lei rimarca, in fiammingo, quanto sia complicato interessarsi alle elezioni per persone come loro.

"Sarebbe bello che come cittadini europei potessimo votare anche per i candidati di altri Paesi dell'Ue"
Toni
Cittadino belga in difficoltà abitativa

Votare è l'ultimo dei problemi?

Spesso, infatti, votare non rientra fra gli interessi delle persone in difficoltà abitativa, magari perché non accedono alle informazioni corrette sulle date del voto o della registrazione necessaria.

Ma forse anche per un diffuso senso di lontananza avvertito fra la competizione elettorale e la vita reale: secondo gli esperti le priorità sono altre, e quando bisogna pensare a cosa mangiare o a dove dormire diventa difficile interessarsi a chi votare.

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"Il risultato delle elezioni, l’impatto del risultato del loro voto sulla loro situazione personale, è infinitamente lontano. E quando vivi in emergenza, in modalità sopravvivenza, questa non è certo la priorità", suppone il segretario Laurent d'Ursel, anch'egli candidato in Belgio, ma alle elezioni nazionali con la lista Ecolo.

Ogni considerazione sul tema, dice, spetta però ai diretti interessati. Che, almeno al sindacato "Immense", non sembrano intenzionati a rinunciare al loro diritto, né così distanti dalla politica.

C'è chi critica ferocemente la presidente della Commissione europea senza nominarla, chi vorrebbe combattere ingiustizia e povertà nel suo Paese d'origine, e chi anche in un periodo difficile della sua vita brilla per senso civico. "Se non si vota, poi non ci si può lamentare che le cose non cambiano". Detto da chi non può farlo suona molto meno retorico.

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