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Sudan, il dramma degli sfollati interni. Secondo l'OIM sono più che raddoppiati

Aiuti umanitari per i sudanesi
Aiuti umanitari per i sudanesi Diritti d'autore  Peter Louis/AP
Diritti d'autore Peter Louis/AP
Di Debora Gandini
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Attualmente ci sarebbero più di 700.000 sfollati interni a causa dei combattimenti iniziati il 15 aprile

Non cessano i sanguinosi combattimenti nel cuore del Sudan. Una lotta per il potere tra le Forze Armate Sudanesi (Saf), l’esercito regolare guidato dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le Forze per il Supporto Rapido (Rsf). Il paese è allo stremo con centinaia di migliaia di persone che fuggono dalle loro case, senza contare gli oltre 4 milioni di sfollati precedenti a questa crisi.

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Paul Dillon, portavoce dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni fa notare che "Il numero di sfollati interni in Sudan è più che raddoppiato nell'ultima settimana, secondo i dati raccolti. Ora ci sono più di 700.000 sfollati interni a causa dei combattimenti iniziati il 15 aprile."

Onu: oltre 120mila persone in fuga dal Sudan

L’Alto commissariato Onu per i rifugiati stima che le persone in fuga si sta dirigendo soprattutto verso l’Egitto, destinazione di quasi 70mila fra richiedenti asilo e rifugiati in transito verso nord. Oltre 26mila migranti sono defluiti in Ciad, Paese che già ospita 400mila rifugiati sudanesi e confina con il Darfur, mentre più di 43mila hanno varcato la frontiera meridionale con il Sud Sudan: una quota che si divide fra 2.756 nuovi arrivi e un totale di 40.295 sud sudanesi rimpatriati.

Circa 150.000 persone hanno lasciato il Sudan quando sono iniziati i sanguinosi scontri tre le due fazioni rivali che si contendono il controllo del Paese. I combattimenti hanno già provocato la morte di oltre 750 persone, secondo l'ONG Acled e secondo il sindacato dei medici del Sudan.

Altre 100 vittime si conterebbero nel Darfur, la regione occidentale già martoriata dai quasi due decenni del conflitto che si è chiuso nel 2020 con 300mila morti e milioni di sfollati. Altre fonti stimano più di 700 vittime, dato che potrebbe comunque essere sottostimato rispetto a combattimenti che minacciano di sconfinare nella guerra civile e incrinare gli equilibri - già precari - della Regione. 

L’ascesa delle violenze sta alimentando una crisi umanitaria di portata sempre maggiore, complicata dall’isolamento semi-completo del Paese e la difficoltà di consegna degli aiuti.

Le attività di movimentazione nello scalo di Port Sudan, considerato l'arteria vitale del Sudan, rischiano lo stop a causa della guerra in corso nel Paese. La città e il suo porto sono l'hub attraverso il quale la maggior parte delle merci viene importata. Al momento il trasporto merci al resto delle città sudanesi, in particolare Khartoum, è bloccato.

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