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Sudan, al via i primi negoziati in Arabia Saudita con la mediazione di Riyadh e Washington

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Di Michela Morsa
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Le due parti belligeranti, l'esercito sudanese e le Forze di supporto rapido (Rsf), hanno accettato di incontrarsi per "colloqui tecnici" per una possibile tregua

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Riyadh e Washington hanno confermato in un comunicato congiunto che sabato inizieranno i negoziati tra l'esercito sudanese e le forze di supporto rapido (Rsf). Le due parti, che si incontreranno a Gedda, in Arabia Saudita, hanno infatti accettato di tenere "colloqui tecnici" solo per "discutere i dettagli della tregua", più volte rinnovata ma mai veramente rispettata.

Il primo annuncio era arrivato dal generale e presidente del Paese Abdel Fattah Al-Burhane, che nella serata di venerdì ha dichiarato di aver inviato i suoi negoziatori in Arabia Saudita, mentre gli attacchi aerei e le esplosioni continuavano a scuotere diverse parti di Khartoum. Nessun commento invece da parte delle Rsf di  Mohamed Hamdane Dagalo. 

I due paesi mediatori hanno accolto con favore "l'inizio dei colloqui prenegoziali" e hanno invitato i belligeranti a "impegnarsi attivamente" per raggiungere "la fine del conflitto". Ma la mediazione statunitense-saudita non sembra sempre convergere con gli altri sforzi regionali per mettere a tacere le armi.

Domenica i ministri dei Paesi della Lega araba discuteranno del "dossier sudanese", sul quale sono profondamente divisi dopo diverse discussioni tra i leader dell'Unione africana (Ua) e dell'Igad, l'organizzazione regionale dell'Africa orientale.

L'agenzia di intelligence statunitense ha dichiarato che è prevedibile un conflitto "prolungato" nel Paese di 45 milioni di persone, perché "entrambe le parti credono di poter vincere militarmente e hanno poche ragioni per venire al tavolo dei negoziati" per discutere del loro futuro politico.

Tre settimane di combattimenti in Sudan hanno causato 700 morti, 5mila feriti, almeno 335mila sfollati e 115mila rifugiati. Dall'inizio della guerra sono state evacuate più di 5.500 persone di 102 nazionalità.

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