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Covid, così i pazienti vengono allenati a riacquistare l'olfatto perduto

il "training olfattivo" può essere duro, ma in questo modo si torna a sentire l'odore naturale del caffé
il "training olfattivo" può essere duro, ma in questo modo si torna a sentire l'odore naturale del caffé   -   Diritti d'autore  Battlecreek Coffee Roasters/Unsplash
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L'adagio vorrebbe che le cose che possediamo non le apprezziamo mai come dopo averle perse. E in molti, in effetti, dall'inizio della pandemia da coronavirus si sono trovati a rendersi conto, giocoforza, di che ruolo importante giochi il senso dell'olfatto per via della sua connessione con il senso del gusto, nell'equilibrio generale dell'organismo.

Maggiore consapevolezza con la pandemia

Da quando le infezioni da covid hanno iniziato a moltiplicarsi, alla vigilia della primavera del 2020, questo senso è entrato di prepotenza nella consapevolezza collettiva. Il 50-80% delle persone che contraggono la malattia da Coronavirus riferiscono qualche forma di perdita dell'olfatto e del gusto. La scomparsa temporanea dell'olfatto non è un fenomeno raro nelle infezioni virali. Può anche verificarsi dopo lesioni craniocerebrali e altre malattie.

Sergei Grits/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
Minsk, marzo 2019: una donna annusa dei fiori nella giornata internazionale delle donneSergei Grits/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.

Alcuni pazienti accusano anche una qualche forma di confusione olfattiva a due o tre mesi dalla scomparsa della malattia: una condizione che può essere altresì molto irritante, come spiega il professor Thomas Hummel del Centro per l'olfatto e il gusto presso l'ospedale universitario Carl Gustav Carus di Dresda. "Alcuni pazienti - dice Hummel -percepiscono alcuni profumi in modo diverso. Può capitare ad esempio che l'odore del caffè improvvisamente inizi a sembrare 'stranamente chimico' per loro". A lungo andare, questo fenomeno viene percepito dai pazienti come stressante.

In molti degenti affetti da corona, questo olfattivo si è rivelato transitorio, rientrando spontaneamente dopo due o tre mesi. Tuttavia, nel 5-20% dei casi, il senso dell'olfatto è completamente scomparso o gravemente compromesso.

Il gusto della convivialità

"Questo non significa solo una ridotta esperienza gustativa quando si mangia, ma porta con sé anche una perdita di competenza sociale", dice il Prof. Hummel. Dopo tutto, spiega, molta della nostra convivialità ruota attorno al mangiare insieme, un momento sociale che viene trascorso con la famiglia, gli amici o i conoscenti. Ma cosa succede se il cibo diviene improvvisamente "insipido"? E se non si riesce più a riconoscere il partner o persino i figli dall'odore? O se magari non si arriva nemmeno a percepire la fragranza prepotente del deodorante?

Non necessariamente, spiega il Professor Hummel, i malati devono rassegnarsi a soffrire di questo disturbo per sempre. "Si può allenare l'olfatto, ma bisogna avere una certa perseveranza nel farlo". Strutture come il Centro interdisciplinare per l'olfatto e il gusto di Dresda aiutano i pazienti sia nella diagnosi clinica che nelle terapie.

Rose, chiodi di garofano, limoni: così si può allenare il naso a funzionare di nuovo

Uno dei modi per tornare a godere di un olfatto funzionante è il cosiddetto training olfattivo, che serve ad allenare il naso per un periodo di tempo più lungo. Per iniziare, ai pazienti vengono dati semplici aromi naturali come la rosa, il chiodo di garofano, il limone o l'eucalipto, che vengono portati a casa. "Quattro profumi sono sufficienti all'inizio: ogni giorno, al mattino e alla sera, si dovrebbe dedicare almeno mezzo minuto a cercare di percepire ogni profumo e l'esercizio dovrebbe essere svolto regolarmente per un periodo di tempo più lungo possibile", spiega il Prof. Hummel. In alternativa, i pazienti possono anche ottenere oli profumati o oli essenziali.

Mauro Scrobogna/LaPresse
Roma, maggio 2020: un uomo annusa una rosa in un parco pubblicoMauro Scrobogna/LaPresse

E come si misura il successo di questo addestramento olfattivo? Un otorinolaringoiatra può, per esempio, misurare la soglia oltre la quale si percepisce un certo odore. Oppure il paziente deve essere in grado di assegnare correttamente i diversi profumi. In questo modo, si possono determinare i progressi oggettivi nel miglioramento della capacità di annusare, perché non tutti i pazienti la percepiscono allo stesso modo.

Si tratta in ogni caso di un percorso arduo, ma che, conclude il Professore, "vale ogni sforzo da parte di chi ne è colpito, così che in futuro anche il caffè al mattino avrà il sapore che dovrebbe avere".