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Covid-19: braccianti rumeni verso Germania e Regno Unito, "l'Italia sta perdendo la corsa"

Netherlands Britain Brexit
Netherlands Britain Brexit   -   Diritti d'autore  Peter Dejong/AP 2018
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La corsa ad accaparrarsi i lavoratori provenienti dalla Romania potrebbe avere gravi conseguenze sull’economia italiana.

La preoccupazione è espressa dalla Federazione Lavoratori AgroIndustria della CGIL, la FLAI.

Sullo sfondo del blocco delle frontiere decretato dai governi europei per far fronte all'epidemia di Covid-19, migliaia di braccianti rumeni si stanno recando nei Paesi dell'Europa occidentale per dedicarsi alla raccolta nei campi, che alimenteranno il Continente nei prossimi mesi. Si spostano sulla base di accordi che la Romania ha stretto con alcuni governi, come quello tedesco e britannico, che prevedono deroghe alla chiusura delle frontiere e allo stop ai voli. Nonostante il rischio espresso da diverse Ong sul rischio di contagio, le esigenze economiche dei lavoratori prevalgono sulle preoccupazione per la propria salute.

L'Italia è la prima destinazione lavorativa dei rumeni, ma a quanto pare altri fattori più incisivi entrano ora in gioco, come l’attrattività retributiva quindi salari più alti e persino agevolazioni come le trasferte organizzate.
Jean-René Bilongo
sindacalista

Il primo ministro della Romania, Ludovic Orban, ha previsto che tra gli 80-90 mila lavoratori stagionali si muoveranno verso l'Europa occidentale nelle prossime settimane. "In Romania, un milione di contratti di lavoro sono stati sospesi e circa 300 mila annullati", ha indicato Orban, facendo riferimento anche agli "oltre 250 mila rumeni" che sono tornati a casa dopo aver perso il posto di lavoro a causa dell'epidemia nei Paesi dove si erano trasferiti.

“L’evidenza è una sola: Germania, Regno Unito e Francia si attrezzano per drenare quanti più lavoratori agricoli dalla Romania. Si è innescata una lotta per accaparrarsi questi lavoratori – dice a Euronews, Jean-René Bilongo, Dipartimento Politiche Migratorie e Inclusione FLAI-CGIL - Certo ci sono delle affinità come quella linguistica che da sempre fa dell’Italia la prima destinazione lavorativa dei rumeni, ma a quanto pare altri fattori più incisivi entrano ora in gioco, come l’attrattività retributiva quindi salari più alti e persino agevolazioni come le trasferte organizzate”.

Quella rumena, dicono i dati della FLAI- CGIL, è in assoluto la prima comunità lavorativa nel settore agricolo italiano, con oltre 120mila lavoratrici e lavoratori presenti. Una presenza lievitata esponenzialmente con un incremento endogeno del 30% nel corso degli ultimi 12 anni.

“Parliamo di lavoratori con spiccate capacità che hanno anche maturato grandi professionalità che reggono l’agricoltura quindi contribuiscono alla qualità del Made in Italy agroalimentare”, spiega Jean-René Bilongo.

L’Osservatorio Placido Rizzotto/FLAI- CGIL stima che siano 160-180Mila i migranti insediati negli accampamenti rurali informali e nei ghetti, soprattutto nei distretti a forte vocazione agricola. Sono vittime di sfruttamento e di caporalato: “La sedimentazione dello sfruttamento e del caporalato così presenti nell’agricoltura italiana certamente non aiutano a renderla attrattiva – conclude il sindacalista - Per l’Italia, la regolarizzazione dei migranti extraUe già presenti nel paese è certamente la via maestra per sopperire alla carenza di manodopera determinata al possibile non ritorno delle lavoratrici e dei lavoratori est europei che si erano allontanati in ragione dell’emergenza coronavirus.

IL REGNO UNITO FA ARRIVARE LAVORATORI PER LA STAGIONE DEL RACCOLTO

Dalla metà di aprile sono stati organizzati voli speciali per portare nel Regno Unito 150 lavoratori dalla Romania chiamati ad aiutare gli agricoltori locali nella raccolta di frutta e verdura. Come sottolinea la Bbc, nonostante il governo abbia lanciato una 'campagna di reclutamento', non sono stati trovati abbastanza lavoratori britannici e si e' dovuto fare ricorso a stranieri.

I voli speciali sono stati organizzati da adesso fino a giugno dai produttori; il sindacato degli agricoltori ha stimato che mancano all'appello 70 mila lavoratori stagionali, con la situazione complicata dal blocco per l'emergenza Covid-19. Per venire incontro alle misure restrittive in

vigore a causa del Covid-19, ai lavoratori provenienti dall'Est Europa sarà controllata la temperatura prima dell'imbarco, verrà chiesto di compilare un questionario sulla salute e saranno date mascherine e gel igienizzante per le mani.

IN ROMANIA DAL 16 MAGGIO ALLENTAMENTO RESTRIZIONI

La Romania, a partire dal 16 maggio, comincerà a compiere i primi passi per un graduale ritorno verso la normalità. "Rinunceremo alle restrizioni che riguardano le persone - ha detto il presidente citato dai media – non prolungheremo quelle riguardanti gli spostamenti individuali, ma le persone saranno obbligate ad indossare le mascherine protettive negli spazi pubblici chiusi e nei mezzi di trasporto in comune".

LA ROMANIA RESTA IL PAESE PIÙ COLPITO NEI BALCANI

La Romania resta nei Balcani il Paese con il bilancio più pesante per l'epidemia di Covid-19. Il numero dei contagi è salito a 10.635, con 218 nuovi casi nelle ultime 24 ore, mentre le vittime sono in tutto 604. Segue la Serbia con 7.779 contagi e 151 decessi, mentre in Croazia si contano 2.016 casi e 54 morti. Nei Paesi della regione comunque l'epidemia sembra aver rallentato, e i contagi avanzano senza grossi balzi.