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La riforma della politica migratoria Ue non contempla i salvataggi in mare

La delegazione parlamentare in visita a Lampedusa era composta da 11 membri della commissione Libertà civili dell'Eurocamera
La delegazione parlamentare in visita a Lampedusa era composta da 11 membri della commissione Libertà civili dell'Eurocamera Diritti d'autore  Piero Cruciatti/EP
Diritti d'autore  Piero Cruciatti/EP
Di Vincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Nessuna missione di "search and rescue" europea all'orizzonte, mentre le Ong operative nel Mediterraneo continuano a essere considerate un "pull factor" dal governo italiano

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L'ultimo tragico naufragio al largo delle coste greche, uno dei peggiori della storia europea, interroga ancora una volta l'Ue, accusata di non fare abbastanza per prevenire le morti in mare.

Nell'accordo appena trovato fra gli Stati membri per riformare la politica migratoria dell'Unione, ad esempio, non c'è traccia di modifiche nella strategia per i salvataggi delle imbarcazioni in pericolo.

Come funzionano ricerca e salavataggio nell'Ue

Attualmente nel Mar Mediterraneo, ogni Paese è responsabile della propria zona di ricerca e soccorso (zona Sar - Search and rescue): sia gli Stati membri dell'Ue che quelli esterni sono obbligatiad avviare e coordinare operazioni di salvataggio di imbarcazioni in difficoltà nella propria zona, se necessario coinvolgendo navi private.

Un salvataggio comporta di solito l'approdo delle persone salvate in un porto del Paese competente per zona Sar, visto che lo sbarco deve avvenire nel "più vicino luogo sicuro", in base alle regole del diritto internazionale.

Secondo il diritto europeo, inoltre, ciò significa anche che lo Stato dell'Ue che effettua il salvataggio sarà poi responsabile dell'accoglienza delle persone migranti recuperate e del trattamento di eventuali richieste di asilo.

Per questo, le autorità nazionali sono spesso accusate di temporeggiare nell'attesa che le imbarcazioni di migranti escano dalla propria area di responsabilità. Ad esempio nel caso del naufragio di Pylos, un'inchiesta della Bbc evidenzia l'attesa prolungata della guardia costiera greca, nonostante l'imbarcazione fosse già in situazione di difficoltà: probabilmente i greci speravano che potesse proseguire sulla sua rotta verso l'Italia.

L'Unione europea, invece, ha competenze limitate in questo tipo di operazioni: l'agenzia Frontex fornisce assistenza mediante sorveglianza aerea e potrebbe collaborare a un salvataggio se gli viene ordinato dall'autorità nazionale responsabile, ma non eseguirne uno in autonomia.

"Sicuramente l'Europa deve fare qualcosa"
Pietro Bartolo, eurodeputato del Partito democratico

Missione europea cercasi

Molti sostengono che una missione di salvataggio europea nel Mediterraneo aiuterebbe a migliorare la situazione, riducendo i naufragi e il numero di morti.

Lo chiede ad esempio la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e lo fa da tempo l'eurodeputato del Pd Pietro Bartolo, cheha preso parte a una delegazione di europarlamentari in visita Lampedusa.

Ma lariforma della politica migratoria europea non prevede nulla del genere. "All'inizio della legislatura, la prima cosa che ho chiesto è stata una risoluzione che prevedeva un servizio di ricerca e soccorso in mare europeo, ovviamente con un coordinamento con gli Stati membri di primo approdo", dice Bartolo a Euronews.

"Purtroppo, dopo sei mesi di lavoro l'abbiamo portata in sessione plenaria, dove con mio grande dispiacere, abbiamo perso per due soli voti. Sicuramente l'Europa deve fare qualcosa".

Accanto alle autorità nazionali, anche soggetti privati ​​svolgono operazioni di ricerca e soccorso nel Mar Mediterraneo, pur in misura minore. L'eurodeputato stima che le Ong contribuiscano al 10% delle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale.

Ma invece di collaborare, il governo italiano sembra voler ostacolare il loro lavoro, costringendo le loro navi ad attraccare dopo un solo salvataggio, evitando i cosiddetti "soccorsi multipli", e assegnando porti di sbarco molto lontani dai luoghi dove avvengono i soccorsi.

"Le Ong vengono tanto criminalizzate, quando invece potrebbero collaborare per cercare di salvare quante più persone possibile", dice Bartolo. "C'è una ostilità incomprensibile nei loro confronti".

Il governo italiano considera in effetti la presenza delle navi delle Ong un "fattore di attrazione", che incoraggia i trafficanti a organizzare i viaggi e i migranti a salpare, mentre la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson ha affermato di apprezzare il loro impegno per salvare vite umane, in una recente intervista a Euronews.

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