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Migranti, la commissaria Johansson smentisce il governo italiano: "Le Ong salvano vite"

Ylva Johansson è commissaria europea agli Affari interni dal 2019
Ylva Johansson è commissaria europea agli Affari interni dal 2019 Diritti d'autore AP Photo/Virginia Mayo
Diritti d'autore AP Photo/Virginia Mayo
Di Vincenzo Genovese
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Oltre a difendere l'operato delle navi umanitarie, la titolare degli Affari interni auspica un rapido cambio nella politica migratoria e apprezza l'accordo trovato in Consiglio sui ricollocamenti dai Paesi di primo approdo

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L'ultimo naufragio nel Mar mediterraneo mostra che la politica migratoria europea non funziona, dice la commissaria agli Affari interni Ylva Joahnsson, che difende l'operato delle Ong, in una visione opposta a quella del governo italiano.

"Le Ong fanno un ottimo lavoro e stanno salvando vite. Questa è la cosa più importante. Naturalmente, le Ong sono diverse tra loro e agiscono in modo differente. Ma in generale, la mia opinione è che stiano facendo molto per supportare i migranti e salvare vite nel Mediterraneo. Lo apprezzo".

Cambiare presto la politica migratoria

"Penso che questo naufragio sia un segno del fatto che la nostra politica migratoria non funziona bene adesso", dice la commissaria. 

"La cambieremo con il nuovo Pact on Migration. Una delle cose più importanti è che abbiamo dimostrato con il grande risultato della scorsa settimana di poter lavorare insieme sulla migrazione. La situazione di stallo lunga sette anni è finita".

Johansson apprezza l'accordo raggiunto tra gli Stati membri su due regolamenti cruciali del Pact on Migration all'ultima riunione dei ministri degli Affari interni dell'Ue. L'intesa comprende un importante novità: i ricollocamenti di persone migranti, 30mila in tutto all'anno, dai Paesi di primo approdo al resto dell'Unione.

"Questa è la prima volta in assoluto che un'ampia maggioranza di Paesi concorda su una quota minima di ricollocamenti, fissata a priori"
Ylva Johansson
Commissaria europea agli Affari interni

"Questa è la prima volta in assoluto che un'ampia maggioranza di Paesi concorda su una quota minima di ricollocamenti, fissata a priori".

Il numero potrebbe  aumentare se aumenteranno i bisogni, spiega Johansson, ma inserire nel testo legislativo un numero minimo è a suo giudizio "una decisione storica". 

I ricollocamenti potranno essere sostituiti dal versamento di una somma in denaro di 20mila euro per ogni persona migrante, destinati a un fondo comune gestito dalla Commissione per interventi nei Paesi terzi di origine e transito dei flussi migratori.

Ma nessun Paese potrà sottrarsi alla "solidarietà obbligatoria" prevista dal regolamento: nemmeno Polonia e Ungheria, che hanno votato contro la posizione adottata dal Consiglio.

I dubbi sulla Tunisia

Intanto l'Unione cerca la sponda dei Paesi nordafricani per governare i flussi nel Mediterraneo: nel suo viaggio a Tunisi dell'11 giugno insieme alla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen ha promesso un miliardo di assistenza finanziaria alla Tunisia, di cui 100 milioni per la gestione delle migrazioni. 

Ma non mancano preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani nel Paese, tra immagini di migranti picchiati dalla Garde nationale tunisina e le parole di accusa del presidente Kaïs Saïed , secondo cui gli africani subsahariani minacciano l'identità del Paese.

"Ci sono aspetti che abbiamo criticato e probabilmente continueremo a criticare, non solo in Tunisia ma anche in altri paesi partner", dice Ylva Johansson.

"Ma allo stesso tempo, dobbiamo lavorare con loro. Questa non è una situazione da tutto o niente. Dobbiamo fare del nostro meglio per gestirla e questo, ovviamente, significa in alcuni casi anche criticare i Paesi terzi".

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