In che modo l'Europa stra provando a contrastare la cultura dell'usa e getta?

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Di Cyril Fourneris
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In questo episodio di The Road to Green il nostro inviato Cyril Fourneris è stato ad Amsterdam e in Lussemburgo per parlare con gli imprenditori e i ricercatori in prima linea nella lotta contro i rifiuti elettronici

Gli europei sono dei grandi consumatori. Acquistano molti prodotti elettronici. E quando si rompono, li sostituiscono. Come possiamo produrre e consumare in modo diverso, affinché prodotti sostenibili, riparabili e riciclabili diventino la norma? Per scoprirlo siamo andati ad Amsterdam, che è un po' il paradiso dell'usato. Qui è stato creato il concetto di Repair café: luoghi d'incontro gratuiti, gestiti dalla comunità, in cui i cittadini possono portare oggetti rotti, che saranno riparati da volontari. Oggi ce ne sono migliaia in tutto il mondo.

Martine Postma, fondatrice di Repair Café International
Martine Postma, fondatrice di Repair Café InternationalEuronews

L'ex giornalista Martine Postma ha creato questo concept ad Amsterdam nel 2009. "Per me era una prova - dice Postma -. Volevo verificare se una cosa del genere poteva funzionare. Ed è stato così". In Europa stanno per entrare in vigore nuove norme, concepite per rendere più facile e meno costosa la riparazione, anche dopo la scadenza della garanzia, e per contrastare la cultura dell'usa e getta.

"Ci siamo abituati al fatto che le cose costano poco e che acquistarne una nuova è in molti casi più conveniente che rivolgersi a un riparatore professionista - dice Postma -. Dobbiamo invertire la tendenza, perché non ci sono abbastanza risorse al mondo per continuare a mantenere questo comportamento".

Per muoversi in questa direzione l'Unione europea ha un altro grande progetto: il regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (Espr). Un'armonizzazione dei requisiti per rendere i prodotti venduti nell'Unione europea più facili da riparare, riciclare o riutilizzare. Tutto ruota intorno alla progettazione.

Bas Flipsen, professore dell'Università tecnica di Delft, conduce delle ricerche sugli elettrodomestici di uso quotidiano. Il suo laboratorio valuta facilità di smontaggio,  riciclabilità e obsolescenza dei prodotti, oltre all'atteggiamento dei consumatori.

"Prendiamo uno spazzolino elettrico: di solito a rompersi è la batteria - dice Flipsen -. Quindi bisogna scollarla e smontarla. Poi si sporca, plastica e gomma si degradano. Le parti in plastica sbiadiscono, diventano gialle. Quindi la gente lo butta nel cestino, e questo è comprensibile. Ma si può anche cambiare la situazione, per esempio rendendo la batteria più accessibile, o mantenendo lo spazzolino esteticamente gradevole per più a lungo".

Questo significa potenziali costi aggiuntivi per i produttori, ma anche risparmio per i consumatori. È qui che le regole dovrebbero fare la differenza. "Dobbiamo cambiare il nostro modo di progettare le cose, ma anche il nostro modo di venderle - dice Flipsen -. Il diritto alla riparazione, ma anche le norme e i regolamenti che verranno emanati nel 2024, sono un passo enorme verso un futuro più sostenibile".

Bas Flipsen, professore dell'Università tecnica di Delft
Bas Flipsen, professore dell'Università tecnica di DelftEuronews

Ma un dispositivo elettronico può davvero essere più sostenibile? Ad Amsterdam abbiamo visitato Fairphone, una start-up che sta raccogliendo la sfida: produce smartphone che possone essere smontati con un semplice cacciavite. Hanno un design piatto, che permette di sostituire facilmente le parti invece di buttare via il telefono.

"Il principio della durata è il più antico principio ingegneristico - dice Miquel Ballester, responsabile della gestione prodotti di Fairphone -. Le cose si costruiscono per durare. Tutto ciò che ha un circuito stampato costa molta energia per essere realizzato. Quindi, una volta realizzato, bisogna assicurarsi che venga utilizzato il più a lungo possibile. Ma è difficile con partner in tutto il mondo che pensano ancora in modo un po' troppo lineare. Ma questo è il nostro mestiere, siamo impegnati a cambiare il settore".

Dare potere ai consumatori: è l'obiettivo di un'altra nuova direttiva europea che mira a fornire maggiori informazioni sulla sostenibilità dei prodotti e a combattere il greenwashing. Come possiamo essere più informati su ciò che acquistiamo? Per scoprirlo andiamo in Lussemburgo: il Paese ha lanciato il Product Circularity Data Sheet (Pcds), una sorta di passaporto dei prodotti.

"Il Lussemburgo sta cercando di mettere in atto una metodologia per facilitare la trasmissione delle informazioni sulle proprietà circolari dei prodotti lungo tutta la catena del valore, in modo che siano disponibili insieme ai prodotti quando vengono immessi sul mercato", dice Jérôme Petry, project manager del ministero dell'Economia del Lussemburgo. Si tratta di una sorta di modulo che traccia i materiali. Il problema è che possono arrivare da lontano: un nuovo standard Iso deve garantire la trasparenza lungo tutta la catena, fino ai negozi.

Il progetto fa eco a una delle principali ambizioni del regolamento europeo Espr: il passaporto digitale dei prodotti, destinato a diventare lo standard in Europa. I dati dell'iniziativa lussemburghese potrebbero confluire direttamente in questo passaporto, pietra miliare del futuro mercato comune.

"Se abbiamo 27 regolamenti diversi, se abbiamo 27 applicazioni diverse, è molto difficile avere una circolarità nel mercato interno - dice Lex Delles, ministro dell'Economia, delle Pmi e dell'Energia del Lussemburgo -. Ecco perché l'Espr è così importante: per facilitare gli scambi tra le diverse aziende che lavorano sui temi della circolarità in tutta Europa".

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