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Mattarella al Csm chiede rispetto dopo parole di Meloni in vista di referendum sulla giustizia

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presiede l'assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma (18 febbraio 2026)
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presiede l'assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura a Roma (18 febbraio 2026) Diritti d'autore  Presidenza della Repubblica italiana
Diritti d'autore Presidenza della Repubblica italiana
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il
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Il presidente della Repubblica si è presentato a sorpresa a presiedere la riunione del Consiglio superiore della magistratura. L'invito ad abbassare i toni nel pieno dello scontro politico in merito al referendum del 22-23 marzo sulla Riforma Nordio

Sergio Mattarella ha presieduto mercoledì mattina la riunione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), la prima volta in undici anni al Quirinale per il presidente della Repubblica. "Avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole" delle istituzioni, "in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza", ha esortato Mattarella.

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Seppure per l'art. 108 della Costituzione italiana presieda formalmente l'organo di autogoverno della magistratura, il presidente ha riconosciuto che la sua presenza "non è consueta" per i lavori ordinari del Csm ma che avvertiva la "necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il (suo) valore costituzionale".

L'intervento del presidente è stato deciso poco prima della riunione del Csm e segue la nuova presa di posizione di Giorgia Meloni contro le toghe.

"Una parte politicizzata della magistratura" continua "a ostacolare ogni azione volta a contrastare l'immigrazione illegale di massa", ha detto in un video pubblicato martedì sui social la premier, il cui scontro con la magistratura si è infiammato soprattutto intorno all'invio di migranti presso i centri di rimpatrio costruiti in Albania.

Lo scontro sul referendum per la giustizia tra governo Meloni e opposizione

La polemica sembra farsi istituzionale, mentre la politica è in piena campagna referendaria in vista del voto popolare sulla riforma della giustizia fortemente voluta dalla maggioranza di centro destra e approvato lo scorso ottobre.

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha confermato che si sta lavorando a bozze preparatorie dei decreti esecutivi nel caso di vittoria del Sì il prossimo 22-23 marzo.

La polarizzazione sull'argomento, che si trascina dai tempi degli strali di Silvio Berlusconi contro i giudici impegnati nei processi a suoi carico, divide il Paese quanto il Parlamento dove le opposizioni sono state ulteriormente irritate dalla richiesta del ministro all'associazione di categoria dei magistrati di rivelare le fonti di finanziamento del comitato per il No.

In questo senso, dopo l'iniziativa di Mattarella, sono arrivate dichiarazioni concilianti da entrambi gli schieramenti con inviti a confrontarsi sul merito.

"Condividiamo le parole del Presidente della Repubblica", ha commentato Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati di uno dei partiti della maggioranza, "non è possibile che ogni tentativo di riformare e modernizzare le istituzioni debba essere accompagnato da toni apocalittici e da un clima incandescente".

"Il Csm deve restare estraneo alle contese politiche. Difendere il rispetto tra le istituzioni significa difendere la Repubblica e la sua costituzione", ha dichiarato da parte sua Angelo Bonelli parlamentare di Alleanza Verdi Sinistra e co- portavoce di Europa Verde.

Su cosa si vota in Italia nel referendum del 22-23 marzo

Si tratta di un referendum costituzionale confermativo, dunque senza necessità di quorum, che chiede ai cittadini di confermare o respingere la cosiddetta "Riforma Nordio approvata dal Parlamento, una legge costituzionale che modifica l'ordinamento della magistratura.

La riforma introduce alcune novità negli artt. 87, 102, 104-7 e 110 della Costituzione.

Separazione delle carriere: Giudici (chi giudica) e Pubblici Ministeri (chi accusa) avranno carriere distinte, una giudicante e una requirente. Non sarà più possibile passare da un ruolo all'altro.

Sdoppiamento del Csm: nascono due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i Pm, per garantirne l'autonomia reciproca.

Sorteggio per il Csm: i membri togati dei due consigli non saranno più eletti (sistema accusato di favorire le "correnti" politiche tra i magistrati), ma estratti a sorte tra i magistrati aventi diritto e tra professori e avvocati per la componente cosiddetta "laica".

Alta Corte Disciplinare: viene istituito un tribunale speciale per giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati, esterno ai due Csm, composta da 15 membri: tre nominati dal Presidente della Repubblica, altrettanti laici e magistrati requirenti estratti a sorte e sei magistrati giudicanti sempre sorteggiati.

I critici sostengono che il sistema attuale garantisca l'indipendenza del potere giudiziario e che le modifiche servano ad aumentare il controllo dell'esecutivo sui magistrati.

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