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Sicurezza, decreto in aula mercoledì dopo scontri di Torino: Meloni fa appello alle opposizioni

Agenti della polizia intervengono contro manifestanti a supporto di Gaza e della Freedom Flotilla a Milano lo scorso ottobre
Agenti della polizia intervengono contro manifestanti a supporto di Gaza e della Freedom Flotilla a Milano lo scorso ottobre Diritti d'autore  AP Photo/Luca Bruno
Diritti d'autore AP Photo/Luca Bruno
Di Euronews
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Dopo i gravi scontri di sabato a Torino per la chiusura del centro sociale Askatasuna, con il pestaggio di agenti, il governo italiano accelera sul Decreto Sicurezza. Decisi i primi provvedimenti in un vertice di maggioranza a Roma: linea dura ma la premier vuole coinvolgere le opposizioni

Un appello all’unità istituzionale sul tema della sicurezza e una accelerazione sul decreto legge in preparazione da settimane. È la doppia linea scelta dal governo dopo i gravi scontri di Torino, che hanno causato il ferimento di circa 100 agenti delle forze dell’ordine durante una manifestazione legata al centro sociale Askatasuna.

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La premier Giorgia Meloni, al termine di un vertice di governo a Palazzo Chigi, ha annunciato l’intenzione di coinvolgere anche le opposizioni nella risposta politica agli episodi di violenza.

Tra le misure discusse pronte a entrare nel prossimo decreto Sicurezza, che potrebbe essere varato mercoledì dal Consiglio dei ministri, ci sono lo stop alla vendita dei coltelli ai minori e scudo penale agli agenti.

I capigruppo di maggioranza hanno ricevuto mandato di proporre alle forze di opposizione la presentazione di una risoluzione unitaria sulla sicurezza. Secondo la nota diffusa da Palazzo Chigi, l’obiettivo è rafforzare la collaborazione istituzionale “in questa delicata fase”.

Meloni: “Faremo quello che serve”

La linea del governo è stata ribadita direttamente dalla presidente del Consiglio dopo la visita agli agenti feriti negli scontri. “Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa nazione”, ha dichiarato Meloni, definendo quanto accaduto a Torino non una protesta, ma un’azione di estrema violenza.

“Quando si colpisce qualcuno a martellate lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri: si chiama tentato omicidio”, ha aggiunto la premier, chiedendo alla magistratura di valutare con attenzione le immagini dell’aggressione al poliziotto Alessandro Calista, colpito da un gruppo di manifestanti.

Cosa è successo a Torino alla manifestazione per Askatasuna

Gli scontri sono esplosi sabato sera durante una manifestazione per Askatasuna, un centro sociale autogestito di Torino che per quasi trent’anni è stato un punto di riferimento per gruppi dell’area antagonista e per iniziative culturali, politiche e sociali nella città.

Askatasuna - il cui nome deriva dalla parola basca per “libertà” - operava dal 1996 in un edificio occupato in corso Regina Margherita ed è stato sgomberato alla fine del 2025 su ordine delle autorità, provocando forti tensioni e proteste politiche e sociali. Il centro aveva ospitato concerti, dibattiti, laboratori e attività di mutualismo, ma nel tempo era anche diventato associato, secondo le cronache, alle mobilitazioni più conflittuali contro istituzioni e grandi opere, finendo spesso al centro di polemiche e procedimenti giudiziari.

La manifestazione di sabato, partita come protesta contro lo sgombero, ha riunito migliaia di persone e in alcune fasi decine di migliaia secondo gli organizzatori, ma è degenerata in una vera e propria guerriglia urbana con lancio di oggetti contundenti, fumogeni, cassonetti incendiati e attacchi alle forze dell’ordine.

Un 22enne è stato arrestato con l’accusa di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale, grazie alla flagranza differita e all’analisi dei filmati della Digos, e secondo gli inquirenti avrebbe partecipato all’aggressione al poliziotto Calista insieme ad altri cinque o sei individui.

Altri due manifestanti, di 31 e 35 anni, sono stati arrestati nell’immediatezza. In totale 24 persone sono state denunciate per reati che vanno dalla resistenza al porto di armi improprie, dal travisamento all’inosservanza dei provvedimenti dell’autorità. Nel corso degli scontri sono stati sequestrati sassi, chiavi inglesi, coltelli, frombole e altro materiale utilizzato durante la violenza.

Il vertice a Palazzo Chigi e il decreto sicurezza, le reazioni

Per una risposta immediata alle violenze di Torino, Meloni ha aperto la settimana con un vertice di governo sulla sicurezza, al quale hanno partecipato i vicepremier Antonio Tajani (in collegamento) e Matteo Salvini, i ministri Matteo Piantedosi (Interno), Guido Crosetto (Difesa) e Carlo Nordio (Giustizia), oltre ai sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e ai vertici delle forze dell’ordine.

"Il governo sta mettendo a punto dei provvedimenti" sulla sicurezza che saranno "esaminati dal Consiglio dei ministri previsto questa settimana", ha detto il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, lasciando Palazzo Chigi.

Dalla riunione dovrebbe uscire il pacchetto di misure destinato a confluire in un decreto legge, atteso in Consiglio dei ministri mercoledì pomeriggio. L’architettura dei provvedimenti - tra decreto e disegno di legge - è ancora in fase di definizione, anche in relazione alle interlocuzioni in corso con il Quirinale.

A spingere per una stretta è soprattutto il vicepremier Matteo Salvini, che ha parlato apertamente di “azioni terroristiche” ai microfoni di Rtl 102.5. “Quando ci sono attacchi coordinati da più lati, con sassi, martelli e bombe carta, non è nulla di improvvisato. Sono professionisti”, ha detto.

Salvini ha collegato l’urgenza delle misure anche alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, sottolineando che “l’Italia sarà sotto gli occhi del mondo” e che occorre prevenire ogni episodio di violenza.

Sulla stessa linea il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha parlato di “bande armate che colpiscono lo Stato” e evocato una risposta simile a quella adottata negli anni del terrorismo. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha dichiarato di non credere che molti partecipanti alla manifestazione ignorassero il rischio di una degenerazione violenta.

Tra le misure che la Lega chiede di inserire con corsia accelerata nel decreto: perquisizioni sul posto, fermo preventivo fino a 12 ore, con la possibilità di estenderlo a 24 o 48 ore, una cauzione a carico degli organizzatori dei cortei per coprire eventuali danni e norme rafforzate a tutela delle forze dell’ordine, incluse quelle sull’iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di legittima difesa.

La proposta della cauzione per i cortei ha però sollevato forti critiche. La Cgil l’ha definita “impropria e incostituzionale”, sostenendo che rischierebbe di limitare il diritto di manifestare. Sulla stessa linea anche un altro sindacato, la Cisl, che ha invitato a non confondere chi organizza manifestazioni democratiche con chi semina violenza.

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