Sin dal 1979 la Svizzera ha svolto un ruolo diplomatico centrale, fungendo da ponte tra Washington e Teheran. La storia di queste mediazioni e il ruolo storico di neutralità di Ginevra
Il secondo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran martedì a Ginevra ha prodotto delle linee guida per un accordo sul programma nucleare di Teheran, ha fatto sapere il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Aragchi.
Un accordo non è imminente, ha detto il ministro, ma la Svizzera rimane al centro dei negoziati, per quanto mediati dall'Oman che aveva ospitato la prima tornata di negoziati.
Come mai la diplomazia elvetica ha raggiunto questo status nel dossier iraniano?
La Svizzera ha una lunga tradizione di neutralità tanto che durante la Seconda guerra mondiale ha rappresentato gli interessi di oltre 200 Paesi. Ma anche oggi l'ambasciata del Paese in Iran rappresenta anche gli interessi degli Stati Unit dal 1980.
Il ruolo della Svizzera cominciò con la crisi degli ostaggi
Nove mesi dopo la rivoluzione di Ruhollah Khomeini contro il governo dello scià Mohammad Reza Pahlavi, gli studenti iraniani assaltarono l'ambasciata statunitense a Teheran trattenendo 66 ostaggi e chiedendo a Washington l'estradizione dello scià, fuggito negli Stati Uniti e protetto dal presidente Jimmy Carter.
Gli Stati Uniti risposero interrompendo le relazioni diplomatiche con l'Iran e imponendo sanzioni su petrolio iraniano e beni iraniani.
In quel periodo, la Svizzera assunse il compito di proteggere gli interessi statunitensi in Iran dopo che, nel novembre dello stesso anno, Washington chiese assistenza per le questioni consolari e diplomatiche in Iran.
Durante 444 giorni di crisi degli ostaggi, l'ambasciatore svizzero Eric Lang e i diplomatici Flavio Meroni, Pascal Decosterd e Franz Muheim negoziarono con successo un accordo con l'aiuto dell'Algeria che portò al rilascio dei prigionieri.
La Svizzera ha rappresentato anche l'Iran
Alle sanzioni degli Stati Uniti e poi delle Nazioni Unite contro l'Iran, si sono aggiunsero quelle dell'Unione europea nel 2006. In questa situazione, la Svizzera sviluppò il ruolo di "postino" tra Washington e Teheran e le sanzioni sono diventate l'evento "dominante tra i due Paesi", ha sottolineato l'ex ambasciatore svizzero in Iran Philippe Felti, che dura tuttora.
L'intermediazione svizzera è andata anche in senso contrario. Nello stesso anno della crisi degli ostaggi, l'Iran conferì alla Svizzera il mandato di curare i suoi interessi in Egitto, dove il presidente Anwar Sadat aveva appena firmato l'accordo di Camp David con Israele.
La decisione rivelava le difficoltà di Teheran non solo nei confronti di Washington, ma anche di altre capitali mondiali con le quali aveva rapporti spinosi. Oggi Ginevra è la sede europea del segretariato delle Nazioni Unite, nonché dei quartieri generale di alcune delle principali agenzie Onu.
Da allora, i rapporti tra Berna e Teheran si sono basati su due assi paralleli: interessi commerciali da un lato e missioni diplomatiche speciali dall'altro. Se i vantaggi economici erano un obiettivo chiave per la Svizzera, è stata la combinazione di diplomazia e affari a farle guadagnare la fiducia della Repubblica islamica e a trasformarla in un canale affidabile nei momenti di emergenza.
Mediazione nei negoziati sul nucleare iraniano del 2015
Tra il 2013 e il 2015, la Svizzera ha svolto un ruolo diplomatico centrale, fungendo da sede di scambio delle bozze dell'accordo tra Washington e Teheran e vari Paesi europei.
In quel caso fu Losanna a ospitare i negoziati preliminari tra diplomatici statunitensi, iraniani ed europei che trovarono l'intesa su quello che sarebbe diventato il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) firmato nel luglio 2015 a Vienna.
L'accordo, da cui gli Usa si sono ritirati nel 2018 rendendolo di fatto lettera morta, prevedeva la limitazione dell'arricchimento dell'uranio iraniano, il monitoraggio degli impianti nucleari da parte dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e la graduale abolizione delle sanzioni economiche all'Iran.
De-escalation dopo l'assassinio di Soleimani
Dopo l'insediamento di Donald Trump, anche in questo suo secondo mandato presidenziale, la Svizzera ha ospitato incontri ufficiali o informali per mantenere un canale di comunicazione con Teheran nonostante le nuove sanzioni statunitensi.
La mediazione è servita anche dopo l'omicidio mirato nel 2020 da parte di forze Usa del comandante della Forza Quds Qassem Soleimani in Iraq e sulla questione dello Stretto di Hormuz.