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Cuore "bruciato" al Monaldi: esperti decidono sul secondo trapianto per il bimbo a Napoli

Chirurghi al lavoro su un trapianto di rene negli Stati Uniti nel 2023
Chirurghi al lavoro su un trapianto di rene negli Stati Uniti nel 2023 Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di Gabriele Barbati
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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È disponibile un nuovo cuore compatibile con il bambino ricoverato al Monaldi di Napoli. Dopo il fallimento del primo intervento a causa di un organo danneggiato dal trasporto, una squadra di esperti internazionali ha valutato se procedere con un ulteriore trapianto o destinare il cuore ad altri

Buona parte dell'Italia guarda con apprensione alla riunione della squadra di esperti che mercoledì decide la sorte del bambino di due anni ricoverato presso l'ospedale Monaldi di Napoli.

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Il cosiddetto Heart Team deve stabilire se si può tentare nuovamente ad impiantare un cuore sano nel torace del piccolo paziente, dopo il fallito trapianto dello scorso 23 dicembre a causa di un organo rivelatosi non funzionante.

Gli esperti provengono dall'ospedale Bambino Gesù di Roma, che su richiesta della famiglia si era già espresso contro un nuovo trapianto, dall'Azienda Ospedale Università di Padova, dall'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dal Regina Margherita di Torino, vale a dire le maggiori strutture italiane in termini di trapianti pediatrici.

Secondo i cardiologi, c'è un dieci per cento di possibilità di riuscita dell'operazione, dopo oltre 50 giorni di coma del bambino e di trattamento con la macchina Ecmo, che consente la circolazione sanguigna extracorporea. Il bimbo è in una lista d'attesa per il trapianto con altri tre bambini "ma lui nel suo gruppo sanguigno è il primo nella lista", ha detto l'avvocato della madre del bimbo, Fancesco Petruzzi.

"L'unico disposto ad operare di nuovo il bambino è il dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che aveva già operato il piccolo. La mamma su questa scelta è d'accordo. Ci dicono che c'è un dieci per cento di possibilità di riuscita dell'operazione. Nessuno degli altri chirurghi, mi hanno detto, presenti oggi, sarebbe disponibile a partecipare all'operazione", ha aggiunto il legale.

Il caso cuore "bruciato" trapiantato al bambino di Napoli

Lo scorso dicembre al bambino campano, originario di Nola, che è in condizioni stabili ma critiche, era stato trapiantato un cuore con tessuti necrotizzati dal trasporto difettoso da Bolzano.

È emerso che i tecnici fossero partiti da Napoli con un semplice contenitore e del ghiaccio secco, invece della speciale box in dotazione in grado di mantenere la temperatura adatta al trasferimento di un organo.

La famiglia, convocata martedì sera dopo la notizia di un organo disponibile, ha cercato finora di fare il possibile per salvare il piccolo di 2 anni, coinvolgendo altre strutture ospedaliere.

Dalla decisione dell'equipe medica dipende il destino anche di altri minori che sono in attesa in Italia di un trapianto di cuore. "Al momento risulta che ci sono altri tre centri, altri tre bambini, che hanno la precedenza nella lista di trapianto", ha detto l'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi.

Al Monaldi sono giunti in giornata anche gli ispettori inviati dal ministero della Salute, per acquisire i documenti relativi al primo trapianto e ricostruire la vicenda per chiarirne le responsabilità nel quadro dell'inchiesta aperta dalla Procura di Napoli.

In questo senso si sono espressi, oltre a inviare la propria solidarietà, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che hanno telefonato martedì alla madre del bimbo.

''Mi hanno detto che faranno giustizia, però, l'ho ripetuto anche a loro che adesso la mia priorità è aiutarmi a trovare una soluzione per mio figlio", ha detto Patrizia Mercolino in un'intervista alla Repubblica.

L'equipe di esperti è composta da: Rachele Adorisio e Lorenzo Galletti dell'Ospedale Bambino Gesù di Roma, Carlo Pace Napoleone dell'Ospedale Regina Margherita di Torino, Giuseppe Toscano dell'Azienda ospedaliera dell'Università di Padova, Amedeo Terzi dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Guido Oppido del Monaldi, il cardiochirurgo che ha già operato il bambino e che si è detto favorevole a ritentare.

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