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Bomba ecologica: ville di lusso illegali rimpiazzano la foresta in un parco nazionale UNESCO

Veduta aerea dei cantieri vicino al Tacugama Chimpanzee Sanctuary, nel Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, venerdì 4 luglio 2025.
Veduta aerea delle costruzioni vicino al Tacugama Chimpanzee Sanctuary, nel Western Area Peninsula National Park, in Sierra Leone, venerdì 4 luglio 2025. Diritti d'autore  AP Photo/Misper Apawu
Diritti d'autore AP Photo/Misper Apawu
Di Ed Davey Agenzie: AP
Pubblicato il
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Un'inchiesta rivela che funzionari della Sierra Leone hanno agevolato la costruzione illegale di ville di lusso all'interno di un importante parco nazionale.

Decine di ville di lusso abusive sono state costruite in un parco nazionale della Sierra Leone inserito nella lista dell’UNESCO e il governo ha fatto ben poco, se non nulla, per fermarle, secondo una nuova inchiesta.

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Almeno 50 di queste abitazioni sono state costruite, o sono in corso di costruzione, su terreni che fino al 2019 erano foresta pluviale.

Questa deforestazione è «una bomba ecologica a orologeria che va disinnescata sul nascere», avverte il rapporto.

Le ville si trovano nel quartiere di Bio Barray, parte del quale è stato costruito illegalmente all’interno del montuoso Western Area Peninsula National Park, che il governo della Sierra Leone ha proposto come sito del Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Il parco costituisce un importante cuscinetto ecologico per Freetown, la capitale del Paese.

Un cartello che invita a proteggere il Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, sabato 5 luglio 2025.
Un cartello che invita a proteggere il Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, sabato 5 luglio 2025. AP Photo/Misper Apawu

"Alle persone potenti è stato permesso di ignorare la legge"

Associated Press e The Gecko Project hanno ottenuto in esclusiva i risultati di un’indagine governativa sulle costruzioni abusive che non è mai stata resa pubblica. Ciò è avvenuto quasi quattro anni dopo che il presidente Julius Maada Bio l’aveva commissionata.

Dall’inchiesta è emerso che alti funzionari statali hanno distribuito documenti di proprietà fondiaria.

Durante un sopralluogo, AP ha constatato che i lavori continuano.

Nel 2022 Bio ha avviato l’indagine per capire come fosse stato possibile l’insediamento illegale e quali fossero gli effetti della deforestazione a cui contribuisce.

Il governo è «pienamente consapevole di ciò che sta accadendo», afferma Yvonne Aki-Sawyerr, sindaca di Freetown e ambientalista che intende sfidare Bio alle prossime presidenziali.

A suo dire, nell’insediamento di Bio Barray vivono persone potenti a cui è stato consentito di ignorare la legge. «A loro viene data l’autorizzazione, semplicemente», aggiunge.

Le costruzioni abusive potrebbero innescare una "crisi idrica"

La capitale della Sierra Leone si trova su una stretta striscia di terra tra il parco nazionale e l’Atlantico. Negli ultimi dieci anni molte delle colline boscate che la sovrastano sono state disboscate per far posto a costruzioni, miniere, coltivazioni di cannabis e produzione di carbone di legna.

Le costruzioni di Bio Barray all’interno del parco sono ben visibili a chiunque percorra verso sud, dalla capitale, una delle principali autostrade del Paese.

Sopra le ville di Bio Barray si trova un bacino che fornisce il 90% dell’acqua agli abitanti di Freetown. L’indagine governativa ha rilevato che la deforestazione e altre attività umane nel parco nazionale potrebbero sfociare in una «grave crisi idrica».

Bio ha avviato l’inchiesta dopo un devastante incendio vicino al bacino, nel 2022.

Anche le frane rappresentano una minaccia. Nel 2017 una frana sul margine del parco nazionale ha causato oltre mille morti.

Veduta aerea della diga di Guma, a circa un miglio da Bio Barray, nel Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, mercoledì 2 luglio 2025.
Veduta aerea della diga di Guma, a circa un miglio da Bio Barray, nel Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, mercoledì 2 luglio 2025. AP Photo/Misper Apawu

L’indagine rivela "disboscamento indiscriminato" delle aree boschive

I 13 membri della commissione d’inchiesta – tra cui agenti di polizia, avvocati, operatori di organizzazioni non profit e un membro della Commissione anticorruzione della Sierra Leone – hanno analizzato immagini satellitari ed esaminato documenti per capire come fossero stati ottenuti i permessi di costruzione per le abitazioni all’interno del parco.

La commissione ha riscontrato un «disboscamento diffuso e indiscriminato delle aree boschive», nonostante il divieto di costruire nella zona.

La maggiore occupazione abusiva si è verificata in Bio Barray e nei suoi dintorni, dove la deforestazione era «aumentata in modo esponenziale» nei mesi precedenti l’indagine. Maada Kpenge, direttore generale della società idrica di Freetown fino alla fine dello scorso anno, ha dichiarato ad AP che ciò mette a rischio l’integrità del bacino aumentando la probabilità di frane.

Secondo l’inchiesta, i funzionari del Ministero delle Terre, dell’Edilizia e della Pianificazione territoriale erano a conoscenza del fatto che «ampie porzioni» di terreno statale venivano occupate illegalmente, ma erano «riluttanti a intervenire con decisione per ragioni ignote».

Alcuni funzionari, si legge ancora, avrebbero incoraggiato le occupazioni e persino favorito il processo per tornaconto personale.

Maada Kpenge, direttore generale della società idrica Guma Valley, posa vicino all’area di trattamento delle acque nel Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, 2 luglio 2025.
Maada Kpenge, direttore generale della società idrica Guma Valley, posa vicino all’area di trattamento delle acque nel Western Area Peninsula National Park, Sierra Leone, 2 luglio 2025. AP Photo/Misper Apawu

Come sono finiti in mani private i terreni dello Stato?

In base alla State Land Act, il ministero può trasferire terreni statali a privati, un processo che può essere avviato con l’emissione di una semplice lettera. Ma, ha sottolineato l’inchiesta, il disboscamento e le costruzioni all’interno di un parco nazionale sono vietati dalla legge forestale.

All’epoca il ministro era Denis Sandy che, secondo l’indagine, ha firmato almeno 175 documenti di concessione di terreni a privati, in quella che viene definita una «palese violazione». Non è specificato quanti di questi riguardassero l’area di Bio Barray.

La commissione ha raccomandato misure punitive nei confronti di Sandy e di altri 16 funzionari citati per nome. Sandy non ha risposto alle ripetute richieste di commento.

Secondo quanto riferito, le conclusioni dell’indagine sono state consegnate, nel settembre 2022, all’allora capo di gabinetto del governo della Sierra Leone, che funge da collegamento tra il presidente e le varie istituzioni.

Un anno dopo, l’ufficio della presidenza ha diffuso una foto di Bio che riceveva ufficialmente il rapporto dalle mani di uno dei copresidenti della commissione. Nel comunicato che l’accompagnava si affermava che «persone ai vertici» erano coinvolte nella deforestazione, senza però fornire dettagli.

«Interverremo molto presto e faremo tutto ciò che è necessario», ha dichiarato Bio.

Le costruzioni abusive continuano dopo l’indagine

Tuttavia, un’analisi delle immagini satellitari di Bio Barray condotta da AP mostra che le ville abusive sono ancora in piedi e che i cantieri sono attivi. Nei mesi successivi alla presunta ricezione del rapporto da parte del capo di gabinetto sono comparse diverse nuove costruzioni.

Durante un sopralluogo effettuato da AP lo scorso anno, i cronisti hanno trovato gli operai impegnati a completare le abitazioni.

A novembre l’attuale capo di gabinetto, David Sengeh, ha dichiarato ad AP che diversi organismi governativi avevano dato seguito alle conclusioni dell’indagine. Non ha voluto dire se il Consiglio dei ministri avesse approvato sanzioni, spiegando che le sue discussioni non sono pubbliche.

Sandy oggi è ministro dei Lavori pubblici e dei beni pubblici. Alla domanda sulle accuse che lo riguardano, Sengeh ha risposto: «Non credo che il governo prenda decisioni basandosi solo su accuse».

Veduta aerea delle ville in costruzione a Bio Barray, alla periferia di Freetown, Sierra Leone, mercoledì 2 luglio 2025.
Veduta aerea delle ville in costruzione a Bio Barray, alla periferia di Freetown, Sierra Leone, mercoledì 2 luglio 2025. AP Photo/Misper Apawu

Sengeh ha affermato che l’organismo competente a indagare sulle accuse è la Commissione anticorruzione. Ma in un’intervista il suo presidente, Ben Kaifala, ha dichiarato che non è stata avviata alcuna indagine e ha negato di aver visto le conclusioni della prima inchiesta.

Ha aggiunto che la Commissione esaminerà il rapporto e agirà di conseguenza, sottolineando però che spetta ad altre agenzie governative proteggere i parchi nazionali.

«Le altre istituzioni devono fare il loro lavoro», ha detto Kaifala. «Non posso farlo al loro posto».

Un altro alto funzionario che ha dichiarato di non essere a conoscenza del rapporto è Thomas Kamara, direttore esecutivo della National Protected Area Authority, l’ente che gestisce i parchi nazionali. Nelle conclusioni dell’indagine si riferisce che erano state presentate denunce secondo cui dipendenti del suo predecessore erano coinvolti nella vendita di terreni all’interno del parco nazionale.

Kamara, nominato due mesi dopo la consegna pubblica del rapporto al presidente, ha sostenuto che tutte le occupazioni abusive del parco erano state fermate. Ha aggiunto di non avere prove del coinvolgimento di suoi dipendenti nelle compravendite di terreni. Kamara è stato rimosso dall’incarico alla fine dello scorso anno, accusato dal ministro dell’Ambiente di non aver affrontato il problema delle occupazioni.

Funzionari pubblici avrebbero ville all’interno del parco nazionale

A metà del 2025 Bio ha dichiarato che nessuno è al di sopra della legge quando si tratta di vendere illegalmente terreni statali. In precedenza, a proposito delle case abusive nel parco nazionale, aveva detto: «Anche se una casa appartenesse a me o alla mia famiglia, verrebbe demolita».

Le conclusioni dell’indagine non indicano i nomi dei proprietari di case a Bio Barray. Nel complesso sono stati individuati 876 proprietari di terreni all’interno del parco nazionale, ma solo 301 hanno risposto alla richiesta di esibire documenti a sostegno delle loro rivendicazioni.

AP ha identificato 46 ville all’interno dei confini del parco. Un’indagine porta a porta condotta alla fine dello scorso anno ha rilevato che 14 dei proprietari lavorano nella pubblica amministrazione, secondo quanto riferito da residenti, custodi e guardie di sicurezza.

Tra loro figurano, secondo queste testimonianze, funzionari che lavorano presso l’ufficio del presidente, il ministero delle Terre e l’Agenzia per la protezione dell’ambiente.

Il presidente della Sierra Leone inizialmente aveva accettato di rilasciare un’intervista, ma in seguito non ha più risposto alle richieste di commento.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con The Gecko Project, una redazione non profit che si occupa di questioni ambientali. Il lavoro giornalistico è stato sostenuto dal Pulitzer Center. AP è l’unica responsabile dei contenuti.

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