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Biden: Israele propone piano in tre fasi per finire la guerra a Gaza, Hamas lo accetti

Palestinesi camminano tra le macerie dopo l'offensiva aerea e terrestre israeliana a Jabaliya che ha distrutto un'area dove vivevano circa 100 mila persone (30 maggio 2024)
Palestinesi camminano tra le macerie dopo l'offensiva aerea e terrestre israeliana a Jabaliya che ha distrutto un'area dove vivevano circa 100 mila persone (30 maggio 2024) Diritti d'autore Enas Rami/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
Diritti d'autore Enas Rami/Copyright 2024 The AP. All rights reserved.
Di Gabriele Barbati
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Il presidente Usa Joe Biden ha detto che Tel Aviv ha un piano per terminare la guerra a Gaza e ha esortato Hamas ad accettarlo. La proposta prevede tre fasi: un cessate il fuoco completo con scambio di ostaggi e ritiro dell'Idf dalla Striscia, la fine totale delle ostilità e la ricostruzione di Gaza

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"Israele ha proposto ad Hamas il ritiro di tutte le sue truppe da Gaza per sei settimane". Lo ha detto Joe Biden. "Questo è il momento che Hamas venga al tavolo dei negoziati e accetti l'accordo", ha proseguito il presidente statunitense riferendosi alla proposta di Tel Aviv che prevede il ritiro delle forze da Gaza, il cessate il fuoco completo, e in prospettiva il rilascio degli ostaggi. "È il momento che questa guerra finisca", ha aggiunto Biden.

La proposta israeliana prevede tre fasi. La prima, di sei settimane, prevede "un cessate il fuoco pieno e completo, il ritiro delle forze israeliane da tutte le aree popolate di Gaza e il rilascio di un certo numero di ostaggi tra cui donne, anziani, feriti in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi". I civili palestinesi potranno tornare alle loro case e ai loro quartieri in tutte le aree di Gaza, compreso il nord, ha aggiunto Biden, precisando che aumenteranno gli aiuti umanitari.

La fase due prevede la fine definitiva e la cessazione delle ostilità "in base alle negoziazioni che avverranno nella fase uno".

Infine, nella fase tre "inizierà un importante piano di ricostruzione di Gaza".

L'Idf conferma le operazioni nel centro di Rafah

Venerdì l'esercito di Israele ha confermato per la prima volta di operare nel centro di Rafah al fine di condurre un'offensiva contro Hamas "basata su dati di intelligence", dopo le testimonianze nei giorni scorsi di pesanti combattimenti e di carri armati ormai dentro la città, la più meridionale della Striscia di Gaza.

Secondo i militari israeliani (o Forze di difesa israeliane, Tsahal nell'acronimo ebraico, Idf in quello inglese) finora a Rafah sono stati uccisi 300 miliziani e localizzati accessi di gallerie sotterranee, depositi di armi e lanciarazzi lungo il confine tra la Striscia e l'Egitto, che è ormai interamente controllato da Israele.

Una delle società palestinesi per le telecomunicazioni ha fatto sapere ai media egiziani che "i servizi sono stati interrotti a Rafah a causa dei bombardamenti".

Droni e artiglieria hanno preso di mira anche il centro di Gaza: sono undici le persone morte nelle prime ore di venerdì ad Al-Burej, tra cui due bambini e tre donne, e tre a Nuseirat, secondo l'agenzia di stampa Wafa.

Le autorità sanitarie palestinesi hanno registrato 53 morti e 357 feriti nelle ultime 24 ore. Due soldati israeliani sono stati uccisi invece giovedì, uno nel nord di Gaza e l'altro nel sud, per un bilancio ufficiale delle perdite militari che arriva a 294 soldati dall'inizio delle operazioni militari (644 includendo gli attacchi lanciati da Hamas su Israele il 7 ottobre).

Profughi palestinesi tornano a Jabalia dopo la fine delle operazioni dell'Idf

Giovedì l'esercito israeliano si è ritirato dalla gran parte del nord della Striscia e ha dichiarato di aver terminato le operazioni nella parte orientale di Jabalia, dopo aver distrutto 10 chilometri di tunnel e diversi siti di produzione di armi. L'Idf afferma di aver anche recuperato i corpi di sette ostaggi israeliani.

L'offensiva nella zona è durata venti giorni, e i combattimenti in strada sono stati accompagnati da più di duecento attacchi aerei. Le migliaia di palestinesi che stanno tornando nell'area dopo il ritiro delle truppe israeliane parlano di interi quartieri ridotti in macerie. Il portavoce della Difesa civile palestinese Mahmoud Basal ha dichiarato ad Al Jazeera che il 70 per cento della città è distrutto, comprese le infrastrutture pubbliche e più di mille case.

I paramedici e gli equipaggi della protezione civile stanno cercando di raccogliere i corpi nelle aree che non erano state raggiunte in precedenza. I corpi vengono trasferiti all'ospedale Kamal Adwan e ad altre strutture, che sono completamente fuori servizio.

Valico di Rafah chiuso, aiuti umanitari entrano a Gaza da Israele

Duecentocinquantuno camion carichi di aiuti umanitari sono stati ispezionati e autorizzati ad entrare nella Striscia di Gaza giovedì attraverso i valichi di Kerem Shalom ed Erez, hanno riferito le Idf.

Trentasei trasportavano farina fornita dal Programma alimentare mondiale (Pam) e 145 provenivano dall'Egitto.

È stato anche revocato il divieto di vendita di cibo a Gaza da commercianti in Israele o in Cisgiordania, secondo l'agenzia Reuters, consentendo dunque dopo quasi otto mesi ai commercianti di Gaza di riprendere a importare prodotti come frutta fresca, verdura, latte, formaggi e uova.

Nella parte settentrionale della Striscia, tuttavia, si fa ancora affidamento alle consegne di aiuti dagli aerei.

“L'intensificarsi delle ostilità e le gravi limitazioni di accesso continuano a ostacolare le operazioni umanitarie a Gaza in un momento in cui centinaia di migliaia di persone hanno bisogno di aiuti salvavita”, ha dichiarato il portavoce dell'Onu, Stéphane Dujarric.

Vale anche per il milione circa di sfollati, che dopo avere trovato rifugio a Rafah per mesi, si sono visti costretti ad abbandonare la città.

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“È la quarta o quinta volta che ci spostiamo. Sono venuto da Tuffah, poi siamo fuggiti a Serat, poi a Deir al-Balah e poi a Rafah. E ora dobbiamo tornare a Deir al-Balah”, ha testimoniato uno dei profughi in partenza.

Banca di Israele, la guerra costerà oltre 63 miliardi di euro

La stima include le spese per la difesa, per i bisogni civili e per le perdite di gettito fiscale negli anni dal 2023 al 2025. Un costo "significativo" per il governatore della Banca Centrale Israeliana, Amir Yaron.

L'esasperazione per la guerra ha spinto uno dei ministri del Gabinetto di emergenza, l'ex capo di stato maggiore dell'Idf Benny Gantz, a chiedere formalmente elezioni anticipate. Gantz visto come alternativa moderata al Benjamin Netanyahu, aveva dato un ultimatum al premier per chiudere il conflitto entro la prima settimana di giugno.

Netanyahu è stato l'obiettivo di moltissime proteste, che ne hanno chiesto le dimissioni per non avere dato priorità alla liberazione degli ostaggi rispetto all'eliminazione militare di Hamas.

Un sondaggo della televisione israeliana, Canale 12, dà un'inversione di tendenza però rispetto agli indici di popolarità di Netanyahu: su un campione di 500 risposte, Bibi prenderebbe il 36 per cento dei consensi rispetto al 30 di Gantz.

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