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Elezioni europee 2024, Portogallo: al voto con un tasso di astensione tra i più alti d'Europa

Alle elezioni europee del 2019, l'astensione si è attestata al 68,6%.
Alle elezioni europee del 2019, l'astensione si è attestata al 68,6%. Diritti d'autore Joao Henriques/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
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Di Joana Mourão CarvalhoGabriele Barbati
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in portoghese

Le elezioni europee sono quelle che mobilitano di meno i cittadini portoghesi. Il 9 giugno che accadrà: continuerà la tendenza delle ultime tornate elettorali?

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Alle ultime elezioni europee nel 2019 il Portogallo ha registrato il peggior tasso di astensione (68,6 per cento) da quando è entrato a far parte dell'Unione Europea.

Si tratta di un dato che supera di molto la media dell'Unione Europea dove l'affluenza alle urne si attesta intorno alla metà circa degli aventi diritto al voto.

In tre decenni, i dati relativi all'astensione e all'affluenza alle europee si sono invertiti

Il Portogallo è passato da meno del 30 per cento di astensioni nel 1987 a un esiguo 30 per cento di elettori che è andato a votare nel 2019.  Solo Croazia, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia hano fatto peggio quell'anno. 

L'insoddisfazione politica è la ragione principale del tasso di astensione record per i portoghesi registrato dal Parlamento Europeo nel maggio 2019. 

Affluenza al voto dei portoghesi alle elezioni europee tra il 1987 e il 2019
Affluenza al voto dei portoghesi alle elezioni europee tra il 1987 e il 2019Euronews

A marzo l'affluenza alla legislative in Portogallo ha sfiorato il 60%

La tendenza delll'astensionismo si è abbassata tuttavia alle ultime elezioni legislative del 10 marzo, quando l'affluenza ha raggiunto il 59,84 per cento.

"I portoghesi si sentono europei e conoscono i vantaggi che l'Unione Europea porta loro, ma poi c'è la questione del collegamento con le istituzioni europee e della comprensione del loro funzionamento" spiega Francisco Cordeiro de Araújo della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Lisbona (Fdul). 

"Stiamo parlando di istituzioni lontane dal territorio portoghese, che tuttavia negli ultimi anni" aggiunge Cordeiro de Araújo "hanno investito in diverse forme di comunicazione, anche attraverso i social network".

La mancanza di conoscenza dell'Unione europea e delle sue istituzioni è infatti un'altra delle ragioni addotte per la decisione di non votare. Secondo il Barometro delle politiche europee della Fondazione Francisco Manuel dos Santos, meno della metà dei portoghesi è in grado di nominare un europarlamentare portoghese o il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Meno della metà dei portoghesi conosce il nome di almeno un europarlamentare nazionale, secondo la Fondazione Francisco Manuel dos Santos
Meno della metà dei portoghesi conosce il nome di almeno un europarlamentare nazionale, secondo la Fondazione Francisco Manuel dos SantosEuronews

"Si tratta di capire come gli eurodeputati possano comunicare meglio il loro lavoro, ma anche di capire che le decisioni prese nelle diverse istituzioni hanno un'influenza sulla nostra vita quotidiana. Penso che sia una questione di alfabetizzazione politica europea, che deve iniziare nelle scuole", sostiene il docente che  ha anche creato Os230 un progetto per la partecipazione civica e per la lotta all'astensionismo attraverso il voto informato.

Questo vale soprattutto per i giovani, che si distinguono per la volontà di votare per l'Europa. Secondo l'Eurobarometro sui giovani e la democrazia, pubblicato dalla Commissione europea, il 77 per cento dei portoghesi tra i 18 e i 30 anni intende andare alle urne per eleggere i 21 eurodeputati che rappresenteranno il Portogallo al Parlamento Europeo.

"I giovani sono sempre più attenti all'Europa" perché "sono cresciuti con il Portogallo già membro dell'Unione e godono di benefici comunitari come il programma Erasmus" conclude Cordeiro de Araújo.

Portogallo, chi beneficerà e chi no dall'astensione alle Europee?

Le elezioni europee dovrebbero rispecchiare quelle nazionali anche per quanto riguarda la crescita della destra. Se Chega! è stato il partito che è cresciuto di più nel voto del 10 marzo, lo stesso potrebbe accadere ora.

I sondaggi condotti finora indicano che le prossime elezioni potrebbero portare a un cambiamento nella composizione del Parlamento europeo. Si prevede che i partiti radicali e populisti di destra e sinistra guadagneranno voti e seggi, a differenza dei partiti più moderati del centro. 

L'ultimo sondaggio dell'Università Cattolica per i media Rtp, Antena 1 e Público danno un pareggio tra Alleanza Democratica (31 per cento) e Partito Socialista (30 per cento), con la coalizione di destra in leggero vantaggio. 

Chega! sarebbe la terza forza politica con il 15 per cento delle intenzioni di voto, mentre gli altri partiti risultano sotto la doppia cifra. 

L'Iniziativa Liberale con il 6 per cento, il Bloc, il Livre e la Cdu a pari merito con il 5 - la soglia per essere eletti - e il Pan con appena l'1 per cento, che lascerebbe il partito animalista e ambientalista fuori dal Parlamento europeo.

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