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Migranti, i centri in Albania saranno pronti solo in autunno

I capi di governi di Albania e Italia, Edi Rama e Giorgia Meloni
I capi di governi di Albania e Italia, Edi Rama e Giorgia Meloni Diritti d'autore Roberto Monaldo/LaPresse
Diritti d'autore Roberto Monaldo/LaPresse
Di Andrea Barolini
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Le strutture per l’identificazione e i rimpatri di migranti, al centro dell’accordo tra Italia e Albania, avrebbero dovuto essere inaugurate oggi, 20 maggio

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Non si potrà andare oltre il 20 maggio.                                                                                   Era il 21 marzo scorso quando la prefettura di Roma spiegava quale fosse la data-limite per l’apertura dei centri per migranti in Albania, figli dell’accordo tra il governo italiano e quello di Tirana. “Ragioni di estrema urgenza”, spiegava due mesi fa l’avviso per l'affidamento dei servizi di accoglienza, che motivava così la perentorietà della tempistica. Che però, nonostante ciò, non è stata rispettat****a.

Un centro di identificazione in un porto e uno per i rimpatri nell’entroterra

In particolare, le strutture previste al porto di Shengjin (situato ad una settantina di chilometri a nord della capitale albanese) e a Gjader (a meno di mezz’ora di auto, verso l’interno), non sono ancora pronte. E il ritardo non è di qualche giorno, né di qualche settimana. Ci vorranno mesi affinché i centri vengano completati: si parla infatti di novembre come nuova data possibile per l’apertura.

All’allestimento sta lavorando il Genio militare italiano: si tratterà di una struttura preposta ai rimpatri (nell’entroterra, uno ) e un’altra per l’identificazione (allo scalo portuale). 

La situazione più complessa - riferisce l’agenzia Ansa - è quella di Gjader. Ciò in quanto i militari italiani si sono trovati di fronte ad un sito “fortemente degradato”.

Per il governo italiano l’Egitto è un Paese sicuro per i rimpatri

La stessa agenzia di stampa specifica che, nel frattempo, è stata scelta la cooperativa che si occuperà della gestione dell’accoglienza. Si tratta della Medihospes, che ha ottenuto l’appalto biennale con un’offerta di 133,8 milioni di euro. In assenza della struttura, però, anche per loro slitterà il tutto.

Il governo guidato da Giorgia Meloni, in ogni caso, tira dritto. Da una parte ampliando l’elenco dei Paesi considerati “sicuri” nei quali poter rimpatriare i migranti una volta terminate le procedure, con l’inclusione di Bangladesh ed Egitto (il che ha suscitato aspre polemiche, con il segretario di +Europa, Riccardo Magi, che parla di "schiaffo ai genitori di Giulio Regeni, a Patrick Zaki e a tutte quelle persone che in quei Paesi vengono arrestate, torturate, uccise per le loro idee politiche, per il fatto di essere omosessuali, per chiedere lo Stato di diritto”.

Meloni: “Accordo con Albania può diventare un modello per l’intera Ue”

Dall’altra, Meloni ha confermato la bontà dell’accordo con l’Albania. Parlando ad una trasmissione di Canale 5, la presidente del Consiglio ha parlato di “attacchi scomposti” da parte della “sinistra italiana ed europea”, ha ringraziato l’esecutivo di Tirana e ha spiegato come, a suo avviso, la soluzione ideata dall’esecutivo del nostro Paese possa “diventare un modello per l’intera Unione europea”.

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