Il paradosso dell'accordo fra Unione europea ed Egitto

Ursula von der Leyen si è recata in Egitto per firmare un partenariato da 7,4 miliardi di euro con il presidente Abdel Fattah el-Sisi.
Ursula von der Leyen si è recata in Egitto per firmare un partenariato da 7,4 miliardi di euro con il presidente Abdel Fattah el-Sisi. Diritti d'autore Dati Bendo/ EU/Dati Bendo
Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

L'Unione europea ha firmato un partenariato "strategico e globale" con l'Egitto da 7,4 miliardi di euro. 200 milioni servono al controllo dei flussi migratori, ma dal Paese nordafricano non salpano le barche dei migranti

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L'Unione europea ha sottoscritto un "partenariato globale" da 7,4 miliardi di euro con l'Egitto, una cifra di molto superiore agli accordi da 700 milioni di euro e 210 milioni di euro stipulati rispettivamente con Tunisia e Mauritania.

“La nostra collaborazione con l’Egitto è necessaria in molti aspetti. Non possiamo far finta che questo Paese non esista, né ignorarlo”
Eric Mamer
Portavoce della Commissione europea

Sette miliardi e mezzo per l'Egitto

"Dato il vostro peso politico ed economico, nonché la vostra posizione strategica in un vicinato molto tormentato, l'importanza delle nostre relazioni non potrà che aumentare nel tempo", ha detto la Presidente della Commissione europea Ursuval von der Leyen al Cairo, dove si è recata domenica 17 marzo insieme ai capi di Stato e di governo di cinque Paesi dell'Ue per firmare l'accordo con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi.

Il partenariato strategico prevede cinque miliardi di euro in prestiti a tassi agevolati per sostenere le riforme macroeconomiche, 600 milioni in finanziamenti a fondo perduto, e 1,8 miliardi di investimenti addizionali che saranno mobilitati dalle istituzioni finanziari europee.

Denaro particolarmente importante per un Paese colpito da un'elevata inflazione e alle prese con un alto debito, un deficit commerciale persistente, tassi di interesse in aumento e carenza di valuta estera: tutte condizioni già presenti, ma aggravate dalle conseguenze della guerra in Ucraina, che ha fatto impennare i prezzi dei prodotti alimentari, e dagli attacchi degli Houthi alle navi in transito nel Canale di Suez, che hanno ridotto i dazi doganali imposti dal governo del Cairo. 

L'Egitto ha chiesto al Fondo monetario internazionale il suo quarto prestito dal 2016, per un valore di 8 miliardi di dollari. In cambio, il Paese ha accettato di svalutare la propria moneta nazionale, introdurre un tasso di cambio fluttuante, rallentare la spesa per le infrastrutture e preservare la sostenibilità del debito.

Un accordo preventivo?

La questione migratoria è uno dei punti più controversi dell'accordo, che stanzia 200 dei 600 milioni di euro a fondo perduto proprio per la gestione dei flussi, e la repressione del traffico e della tratta di esseri umani.

La logica alla base di questo stanziamento sembra la stessa degli accordi con Tunisia e Mauritania: soldi in cambio di un efficace controllo dei confini.

Ma dall'Egitto, al momento, non salpano verso l'Europa imbarcazioni di migranti irregolari, poiché i confini marittimi sono attentamente sorvegliati, come si legge anche in un rapporto del 2022 dell'Agenzia europea per l'asilo (Euaa).

Secondo Sara Prestianni del network di associazioni EuroMed Rights, dunque, si tratta di un accordo preventivo, al contrario di quello siglato con la Tunisia a luglio 2023 che puntava soprattutto a diminuire le partenze dalle coste africane.

“Certamente ci sono cittadini egiziani che approdano sulle coste italiane, ma partono prevalentemente dalla Libia, non dalle coste egiziane. Quindi si vuole rafforzare i controlli alle frontiere magari in maniera preventiva“. 

In effetti, negli ultimi anni, l'UE ha registrato un forte aumento delle richieste di asilo da parte di cittadini egiziani: da 6.616 nel 2021 a 26.512 nel 2023, secondo l'Agenzia per l'asilo. La maggior parte di queste richieste è stata registrata in Italia (69%),e proprio in Italia nel 2024 gli egiziani sono la quarta nazionalità per numero di approdi, dopo bangladesi, siriani e tunisini.

"Gli egiziani che migrano all'estero sono influenzati principalmente da fattori economici e dalla ricerca di un impiego", affermato lo studio dell'Euaa. Migranti economici, dunque, le cui richieste di asilo sono quasi sempre respinte: tra il 6 e il 7% il tasso di approvazione, secondo le stime dell'Euaa.

La maggior parte di loro si reca in Libia, per poi tentare di attraversare il Mediterraneo. Una minoranza sceglie di volare in Turchia e cercare di entrare nei Paesi dell'Ue attraverso la Bulgaria o la Grecia. Inoltre, l'agenzia sottolinea la posizione dell'Egitto come Paese di transito per i migranti provenienti dal Corno d'Africa, che spesso si affidano agli stessi contrabbandieri degli egiziani.

Nel complesso, comunque, l'Europa non è la destinazione principale degli emigranti egiziani:soltanto l'8% degli oltre tre milioni e mezzo risiede in un Paese europeo.

Le richieste di asilo dei cittadini egiziani nell'Ue

Migranti obbligati

L'immigrazione, secondo Prestianni, costituisce un aspetto secondario dell'intesa, che si concentra soprattutto sull'assistenza macrofinanziaria al Paese e sulla questione energetica. D'altra parte, è pur vero che gli investimenti in un determinato Paese possono sostenere l'economia interna e quindi ridurre il numero delle persone costrette a partire. 

Al tempo stesso esistono altri due grosse ragioni che spingono gli egiziani a partire: la repressione governativa e la sicurezza, con riferimento a una campagna antiterrorismo intrapresa nella penisola del Sinai.

Dal colpo di Stato del 2013, l'ex generale Abdel Fattah al-Sisi ha rafforzato il suo potere ampliato le prerogative presidenziali e incrementato il ruolo dei militari nella vita civile egiziana, suscitando accuse di clientelismo, nepotismo e corruzione.

Organizzazioni come Freedom House, Human Rights Watch e Amnesty International descrivono l'Egitto come un Paese autoritario in cui la libertà di espressione e di riunione è legalmente riconosciuta in teoria, ma severamente limitata nella pratica. Mezzi di comunicazione, tribunali e settore privato sono asserviti allo Stato ed è molto diffusa la discriminazione delle minoranze, come le persone Lgbtq, i cristiani copti, gli sciiti e i neri. 

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Il ricorso alla tortura e le sparizioni dei dissidenti politici hanno suscitato allarmi a livello internazionale, oltre che scatenato un caso diplomatico con l'Italia dopo la morte del ricercatore Giulio Regeni nel 2016.

From right to left: Karl Nehammer, Kyriákos Mitsotákis, Ursula von der Leyen, Abdel Fattah al-Sissi, Níkos Christodoulídis, Alexander De Croo an Giorgia Meloni.
From right to left: Karl Nehammer, Kyriákos Mitsotákis, Ursula von der Leyen, Abdel Fattah al-Sissi, Níkos Christodoulídis, Alexander De Croo an Giorgia Meloni.European Union, 2024.

Il dramma dei rifugiati in Egitto

Anche per questo, Sara Prestianni invita l'Ue ad adottare “chiare condizionalità“, sia nella definizione dell'agenda politica che nei pagamenti promessi all'Egitto. Altrimenti, sostiene, questo accordo “rischia di essere solo una legittimazione della deriva autoritaria che caratterizza oggi il regime di al-Sisi“. Quindi, tutte queste riforme e collaborazioni devono essere strettamente legate alle condizionalità del rispetto dei diritti fondamentali e dello Stato di diritto.

Pure secondo Claudio Francavilla, direttore associato di Human Rights Watch, la scommessa europea è sbagliata perché eccessivamente incentrata sulla lotta al traffico di esseri umani e non affronta il declino dello Stato di diritto che contribuisce alle turbolenze economiche e allontana gli investitori dal Paese. 

"La crisi economica in Egitto è profondamente intrecciata con la crisi dei diritti umani", dice Francavilla a Euronews: sia l'Ue che il Fondo ;onetqrio internazionale sottolineano la necessità di ripristinare la "fiducia" per riportare gli investimenti stranieri nel Paese.

Anche se l'economia egiziana dovesse stabilizzarsi, e i cittadini egiziani avessero meno motivi per lasciare il proprio Paese, rimarrebbe comunque la questione irrisolta dei rifugiati che vivono o transitano in territorio egiziano: quasi 500mila, in gran parte sudanesi e siriani.

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Le pressioni europee per diminuire le partenze irregolari potrebbero incoraggiare le autorità egiziane a raddoppiare i loro "strumenti repressivi", avverte Andrew Geddes, direttore del Centro per le politiche migratorie dell'Istituto universitario europeo.

"I richiedenti asilo in Egitto dipendono fortemente dall'assistenza umanitaria, vivono in pessime condizioni e hanno alti livelli di disoccupazione. È improbabile che le risorse fornite dall'Ue vengano utilizzate per migliorare la loro situazione" dice Geddes, definendo il partenariato un "accordo transazionale".

"La situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Egitto potrebbe peggiorare e i viaggi divenire ancora più pericolosi e mortali".

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