Berlino, il grido dei Fridays for future per il clima

Manifestazione dei Fridays for future a Berlino
Manifestazione dei Fridays for future a Berlino Diritti d'autore Annette Riedl/(c) Copyright 2023, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
Di Ilaria Cicinelli
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Nuova manifestazione degli attivisti per il clima nella capitale tedesca. Le proteste avvengono a pochi giorni dalla decisione dei leader del G20 di non rinunciare ai combustibili fossili

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Il grido dei Fridays for futures per la giustizia climatica torna a farsi sentire in tutto il mondo. A Berlino, migliaia di attivisti per il clima hanno alzato la voce per chiedere un'azione immediata da parte dei governi per frenare il riscaldamento globale. 

La manifestazione si è svolta a pochi giorni dal summit dei leader del G20, che si è svolto  a Nuova Delhi, in India. Nella dichiarazione finale, i governi si sono limitati a ribadire un impegno di riduzione della produzione di energia elettrica dal carbone. Senza alcun avanzamento sul fronte della diminuzione dell'utilizzo di petrolio e gas. Un risultato, dunque, deludente, benché i leader abbiano concordato di triplicare lo sfruttamento delle energie rinnovabili entro il 2030.

La settimana scorsa le Nazioni Unite hanno affermato che siamo ben lontani dal limitare l'aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali: il più ambizioso degli obiettivi contenuti nell'Accordo di Parigi del 2015.
Non a caso quest'estate l'intero pianeta ha registrato i mesi estivi più caldi di sempre, secondo i dati forniti dall'osservatorio sul clima dell'Unione europea, Copernicus. 

La terra ha appena battuto il record dei tre mesi più caldi Ogni incremento di riscaldamento si traduce in una rapida escalation dei pericoli e dei danni

La temperatura globale è stata di 16,77 gradi centigradi, ben 0,66 gradi sopra alla media. 
Un numero che può sembrare piccolo, ma i cui effetti devastanti sono stati avvertiti in tutto l'emisfero settentrionale, colpito da numerose ondate di caldo che hanno giocato un ruolo importante nella propagazione degli incendi in Grecia e alle Canarie, dove le fiamme hanno bruciato il 6% del suolo nell'isola di Tenerife. In molti luoghi del continente agli incendi, sono seguite numerose inondazioni e piogge torrenziali. Anche se non è possibile attribuire un singolo evento meteorologico estremo ai cambiamenti climatici, la scienza da decenni spiega che il riscaldamento globale provocherà un aumento della frequenza e dell'intensità di siccità, incendi, uragani, tifoni e tempeste.

La situazione nel resto del mondo

Nel resto del globo la situazione non è migliore. La temperatura media registrata sulla superficie degli oceani, nel periodo compreso tra il 31 luglio e il 31 agosto, è risultata talmente alta da battere il precedente record stabilito nel settembre del 2022: all'epoca nell'Atlantico settentrionale erano stati raggiunti i 24,81 gradi centigradi mentre quest'anno sono stati toccati i 25,19 gradi.  

Drammatica anche la situazione nel Mar Mediterraneo, dove le temperature superficiali hanno toccato i 28,7 gradi Celsius. Un record che mette in pericolo l'intero ecosistema oltre a favorire l'invasione di specie aliene, come il noto granchio blu, che in poco tempo rimpiazzano la fauna locale. Questo perché le specie tropicali che arrivano, spinte dal clima più caldo, non incontrano i loro predatori naturali e proliferano senza controllo.
Anche le colture in Italia sono a rischio proprio a causa del riscaldamento globale.

Numerosi poi sono stati i tifoni e le inondazioni che hanno colpito Asia e Nord America. Con il riscaldamento degli oceani, infatti, le tempeste tropicali tendono a guadagnare potenza più velocemente.

In Antartide il ghiaccio sta fondendo a una velocità allarmante, al punto che il fenomeno potrebbe a breve diventare irreversibile, contribuendo all'innalzamento del livello dei mari. Solo quest'estate l'estensione della calotta glaciale si è ridotta di ben 2,7 milioni di chilometri quadrati in più rispetto alle previsioni: una superficie pari a dieci volte quella del Regno Unito.

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