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Attacchi jihadisti in Mali: morti dieci civili e neutralizzati 28 terroristi

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Di Michela Morsa
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L'ondata di sangue è stata descritta dal governo maliano come una "recrudescenza di perfidi incidenti terroristici". Ad aggravre il bilancio la caduta di un elicottero in un quartiere residenziale di Bamako: morti tre soldati e feriti sei civili

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Sabato diversi attacchi in Mali hanno causato la morte di dieci civili e tre soldati. Un'ondata di violenza che il governo ha scritto come una "recrudescenza di perfidi incidenti terroristici", annunciando di aver "neutralizzato" 28 jihadisti.  

Nella prima mattinata di sabato, sospetti jihadisti hanno attaccato la zona dell'aeroporto di Sévaré, nella regione centrale di Mopti, facendo esplodere un'autobomba vicino a un campo militare maliano, che due funzionari locali e una fonte diplomatica hanno identificato come base di alcune truppe russe

Le esplosioni - i testimoni parlano di tre o quattro deflagrazioni seguite da spari automatici - hanno causato anche il crollo di alcune case, che hanno causato "10 morti e 61 feriti, tutti civili", riporta il comunicato del governo. 

Dopo poche ore, l'esercito maliano ha ripreso il controllo dell'area. Secondo un politico locale, i primi a intervenire sono stati i soldati senegalesi della Minusma, la missione Onu in Mali, anche loro di base nei pressi dell'aeroporto. 

In una nota, la missione ha affermato che tra i civili coinvolti vi erano anche sfollati interni che vivevano nelle vicinanze e che le strutture delle Nazioni unite sono state prese di mira durante l'attacco.

Nelle stessa giornata, un elicottero delle Forze armate maliane è precipitato in un quartiere residenziale di Bamako, uccidendo tre membri dell'equipaggio e ferendo sei civili.

Il Mali è afflitto dal jihadismo dilagante e da manifestazioni di violenza di ogni genere da quando sono scoppiate le ribellioni nel nord del Paese nel 2012.

Dall'agosto 2020 è governato da una giunta militare che ha rotto un'alleanza di lunga data con la Francia e altri partner occidentali associati alla lotta contro il jihadismo e si è rivolta militarmente e politicamente alla Russia.

Nel 2022, la giunta maliana ha iniziato a lavorare con quelli che chiama "istruttori" russi. Ma gli oppositori - e gli osservatori internazionali - dicono che si tratta di mercenari del gruppo paramilitare russo Wagner.

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