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Chi vince e chi perde nel bilancio dei 100 giorni di guerra in Ucraina

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Di Giulia Avataneo
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Guerra in Ucraina
Guerra in Ucraina   -   Diritti d'autore  Natacha Pisarenko/Copyright 2022 The Associated Press. All rights reserved

È il 24 febbraio quando le sirene suonano per la prima volta a Kiev e l'impensabile diventa una tragica realtà.

La città è sotto tiro dei missili russi: i carri armati che da settimane si assembrano al confine varcano la frontiera. È l'inizio di un conflitto che dopo 100 giorni non accenna a finire. Ma che si è trasformato nell'arco di tre mesi, dopo il tentativo fallito di un blitz che nei piani del Cremlino avrebbe preso la capitale in poche settimane. Per la popolazione, si prospetta una scelta drammatica: una lunga resistenza o la fuga. I profughi di questa guerra sono più di cinque milioni.

Marzo: la resistenza ucraina

A inizio marzo si inizia a capire che la difesa ucraina, assistita dalle armi dell'Occidente, può essere efficace contro l'aggressione. Mosca deve rivedere i piani. Dopo lo shock iniziale, gli ucraini si ispirano al Presidente Volodymyr Zelensky, che in tenuta militare sfida pubblicamente il Cremlino.

Un'immagine stridente con quella di Vladimir Putin, apparso spesso isolato e distaccato, forse neppure davvero consapevole delle sconfitte del suo esercito. Ma al ritiro delle forze russe, emergono i massacri di civili di cui mosca dovrà rispondere davanti alle istituzioni internazionali. Come quello di Bucha, dove vengono rinvenuti centinaia di cadaveri gettati nelle fosse comuni e decine abbandonati in strada, dopo sommarie esecuzioni.

Un orrore a cui l'Occidente reagisce con le sanzioni alla Russia e il sostegno militare a Kiev, nonostante le titubanze iniziali di alcuni Paesi della Nato.

Maggio: la fase due

A maggio inizia la fase due dell'offensiva. Ritirata da nord e ovest, la Russia concentra gli sforzi a est, per consolidare il dominio sul Donbass e aprire un corridoio di terra verso la Crimea occupata. Dopo mesi di lotta, cade la città di Mariupol, uno dei centri nevralgici di quest'area.

Al giorno 100 del conflitto, la città di Severodonetsk è il nuovo campo di battaglia. L'esercito russo e i suoi alleati avanzano lentamente, scontrandosi con sacche di resistenza sempre più esigue. Gli ucraini aspettano i rinforzi occidentali con cui sperano di ribaltare la situazione di un conflitto che prende sempre più i contorni di una guerra di logoramento.

I risultati di Mosca

In tre mesi i successi di Mosca sono esigui. Vladimir Putin non è riuscito a rovesciare il governo democratico di Kiev guidato dal presidente Volodymyr Zelensky e ha rafforzato sia la Nato sia l'Unione europea. Finlandia e Svezia stanno per entrare nel Patto atlantico abbandonando le loro posizioni pluridecennali di neutralità. La Nato e i danesi hanno votato questa settimana per aderire alla politica di difesa dell'Ue.

Mosca ha incontrato una forza difensiva molto più forte e determinata del previsto, che ha spinto i russi a ritirarsi dalla regione di Kiev e riorganizzarsi nell'est dell'Ucraina. Secondo le stime occidentali, la capacità di combattimento dell'esercito russo si è ridotta di circa il 20%.

Nel frattempo, le sanzioni senza precedenti dell'Europa, sostenute dal G7, stanno intaccando la base industriale della Russia.

Ue: compatta a fatica

Anche se ogni passo avanti è stato frutto di estenuanti trattative e rimangono i distinguo - per esempio dell'Ungheria sul petrolio e sulle sanzioni al patriarca ortodosso Kirill - l'Unione europea si è mostrata unita e determinata nel sostegno all'Ucraina, a costo di subirne le conseguenze economiche. L'Ue non si è mostrata disposta a negoziare sui propri valori.

Al contrario, nonostante i prezzi dell'energia e l'inflazione da record, i Paesi europei hanno approvato sei pacchetti di sanzioni da febbraio a oggi. L'ultimo, approvato a inizio settimana, comprende la decisione storica di vietare la maggior parte delle importazioni di petrolio russo. È stato il Paese meno democratico dell'Unione - l'Ungheria - a opporsi con maggior forza a queste sanzioni.

Come andrà a finire

Putin potrebbe aver fatto male i suoi calcoli, ma il suo esercito avanza nell'Ucraina orientale, dove si teme una sanguinosa guerra di logoramento. Gli Stati Uniti hanno ceduto alla richiesta ucraina e invieranno per la prima volta sistemi missilistici avanzati a Kiev per contrastare l'assalto russo. Germania e alleati come la Slovacchia hanno annunciato nuove spedizioni. Ma potrebbero essere necessarie settimane prima che giungano a destinazione. 

L'Ue si prepara ad affrontare un conflitto senza una chiara fine. Anche se gli appelli per un cessate il fuoco si moltiplicano, non sembrano esserci passi concreti per l'apertura di una trattativa credibile fra mosca e Kiev.

L'ombra della catastrofe alimentare

L'Ucraina non è disposta a fare concessioni territoriali mentre la Russia non ha alcuna intenzione di arretrare. Un passo indietro sarebbe molto costoso per Vladimir Putin in termini di consenso, dopo che il capo del Cremlino ha presentato l'"operazione speciale" in Ucraina come una campagna contro un nemico "nazista" che minaccia la popolazione russa dentro e fuori dai suoi confini.  

Preoccupa anche la crisi alimentare alle porte. Come già paventato dalla Fao e dagli stati africani, se le navi cariche di grano non potranno salpare immediatamente dai porti ucraini, migliaia di persone rischiano di morire di fame nel continente, che dipende in gran parte dalle importazioni russe e ucraine. Con conseguenze per il mondo intero, perché un'ennesima carestia imporrebbe a milioni di persone di mettersi in viaggio per sfuggire alla povertà e alla fame.