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A fine Covid avremo sempre più bisogno di lavoratori immigrati: come reagirà la politica?

Di Lillo Montalto Monella
Michael Spindelegger, ex ministro degli esteri e delle finanze austriaco, direttore generale dell'ICMPD
Michael Spindelegger, ex ministro degli esteri e delle finanze austriaco, direttore generale dell'ICMPD   -   Diritti d'autore  Janerik Henriksson /AP
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Nel 2021, gli Stati UE e l'Unione Europea saranno ancor più sotto pressione da parte dei loro elettorati per una stretta sulle politiche migratorie. I politici europei "potrebbero dover affrontare la difficoltà di spiegare ai loro elettori perché la ripresa economica non si traduce immediatamente in calo della disoccupazione per la popolazione residente, e come mai i nuovi posti di lavoro emergenti saranno occupati da immigrati".

Lo scrive l'International Centre for Migration Policy Development (Icmpd) di Vienna in un documento in cui si delineano le prospettive sull'immigrazione per il nostro continente post-pandemia.

Nel Migration Outlook 2021 si legge che i nuovi posti di lavoro che si verranno a creare dopo la fine dell'emergenza sanitaria potranno essere occupati non da lavoratori europei, bensì da migranti, dotati di competenze altamente specifiche, non reperibili da noi. Soprattutto alla luce di una veloce transizione verso un mercato del lavoro più dipendente da strumenti digitali, automazione e intelligenza artificiale.

Ma la forza di lavoro immigrata, sottolinea Icmpd, tornerà utile anche per quei datori di lavoro in crisi, senza più liquidità, bisognosi di persone disposte ad accettare salari più bassi e condizioni di lavoro più precarie.

Questo - scrive Icmpd - unito ad una ripresa globale disomogenea che rafforzerà le pressioni migratorie nei Paesi a basso e medio reddito, si tradurrà in maggiori pressioni politiche sui governi europei e su Bruxelles per ottenere risultati tangibili sul controllo dell'immigrazione e delle frontiere, e sul ritorno degli migranti presenti illegalmente in Europa.

"Se avremo una crescita del 5 o 6%, cosa che l'Europa non ha mai vissuto in tempi recenti [ma il FMI ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni, n.d.R.], ci sarà un grande bisogno di manodopera, e ci si può aspettare che le imprese investiranno molto. I vaccini e la ripresa economica restituiranno un nuovo volto alla discussione sulle migrazioni", dice a Euronews Michael Spindelegger, direttore generale di Icmpd ed ex ministro austriaco degli esteri e delle finanze.

"Ci sarà sempre più bisogno di canali legali di migrazione, e sempre più bisogno di lavoratori che vengono da fuori. Bisognerà essere pronti per questa eventualità".

Spindelegger, che è stato anche europarlamentare ed ex leader del Partito Popolare (ÖVP), sottolinea come nel 2020 abbiamo osservato che "nel momento in cui le restrizioni di movimento sono state revocate, i flussi migratori si sono intensificati".

Tra il gennaio e il novembre 2020, Frontex ha registrato oltre 116mila ingressi irregolari in Europa (-7.8% rispetto al 2019). Un numero che risente del -80% di aprile 2020 (rispetto al 2019), quando le frontiere di tutti gli Stati erano sigillate. Ma a giugno, a fine prima ondata, il trend era già in linea con quello dell'anno passato.

"Dobbiamo imparare dal 2020. A causa della pendemia, le rotte sono cambiate. Per esempio, gli sbarchi sono aumentati del 900% alle Isole Canarie, così come sono aumentati i flussi sulla rotta dei Balcani Occidentali, raddoppiati".

"Per il 2021 ci aspettiamo che le migrazioni verso l'Europa riprenderanno di nuovo in grandi numeri nel momento in cui si avrà una ripresa economica, ipotizzando che arrivi in autunno o verso la fine dell'anno - a seconda di come andrà la pandemia".

Le trattative sul nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che preve maggior collaborazione con i Paesi terzi e degli screening rapidi e obbligatori ai confini esterni dell'Europa, non stanno andando come sperava la Commissione, e siamo in una fase di stallo.

Spindelegger non si aspetta grandi passi avanti nelle trattative nel 2021, sotto la presidenza del Consiglio europeo di Portogallo e Slovenia. "Hanno punti di vista molto diversi, ad esempio sulla procedura di pre-screening all'ingresso. Su questo punto specifico, ad esempio, non c'è consenso tra gli Stati membri, non penso che verrà mantenuto".

"Questo però è un buon momento per intavolare la discussione sulle soluzioni sostenibili per la gestione dei flussi migratori", aggiunge Spindelegger.

Aziende private europee che assumono i migranti per farli lavorare nel proprio Paese

Una delle soluzioni sostenibili, secondo Icmpd, arriva proprio da Vienna, dove è stato creato un progetto pilota per offrire ai nigeriani arrivati in Austria l'opportunità di tornare in patria dopo aver ricevuto una formazione professionale di tre mesi con una compagnia austriaca, e con un contratto di lavoro in Nigeria con la stessa ditta austriaca.

"La differenza la fa la cooperazione con il settore privato. Le aziende hanno interesse che i programmi di ritorno abbiano successo".

Il progetto pilota Icmpd sfocia nella costruzione di un business park, di un campus universitario e di un centro per start-up nei pressi della città nigeriana di Enugu. Vi partecipano aziende danesi, olandesi, svizzere, tedesche e austriache per un investimento totale di 2 milioni di euro.

Questa partnership con le aziende private, secondo Spindelegger, permetterebbe ai migranti di ritorno nei propri Paesi di integrarsi meglio nel tessuto sociale e produttivo che avevano deciso di lasciarsi alle spalle, evitando i tassi di insuccesso elevati che si registrano con i programmi di rimpatrio e reintegrazione dell'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni finanziati dalla UE.

Come abbiamo dimostrato in questa inchiesta, infatti, il supporto economico che i migranti ricevono una volta scesi dall'aereo che li riporta a casa è insufficiente, e i periodi di formazione per avviare micro-imprese locali non bastano. Nella maggior parte dei casi, si perde traccia dei migranti di ritorno dopo pochi giorni e due terzi dei migranti non completano i programmi di reintegrazione.

Le partnership con aziende private, indica Icmpd, portano anche a maggiori opportunità di investimenti da parte di Paesi UE negli Stati africani.