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Terapie intensive sotto stress, aspettando la seconda ondata

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L'aumento della diffusione dei contagi da Covid-19 preoccupa le autorità sanitarie in tutta Europa anche per il rischio di un sovraffollamento dei reparti di terapia intensiva. In un ospedale di Lione, in Francia, già alla fine di luglio sono tornati a crescere i ricoveri, dapprima pazienti rientrati dall'estero, e poi, progressivamente, i residenti locali. A oggi la metà dei letti di questo reparto è occupata e il paziente più giovane ha 36 anni.

Laurent Argaud, dell'ospedale Edouard Herriot: "Notiamo chiaramente che ci sono più casi positivi tra i giovani, dunque ne arrivano di più nelle unità di terapia intensiva. Questo dato conferma che i pazienti affetti da Covid-19 ora sono un poco diversi da prima. Siamo preoccupati di una seconda ondata ma siamo più preparati perché abbiamo già visto i pazienti in primavera e sappiamo cosa aspettarci".

Secondo le autorità gli ospedali lionesi hanno risorse e attrezzature sanitarie per almeno 10 settimane. E nonostante l'esperienza della primavera scorsa e gli allarmi ripetuti di queste settimane, l'incertezza sul futuro resta grande. "Non sappiamo ancora quanti pazienti avremo e qu anto sarà importante la seconda ondata. Restiamo coi nostri dubbi" dice un'infermiera.

Intanto un gruppo di lavoro tiene costantemente sotto controllo i principali parametri della pandemia, come il tasso di positivi sulla popolazione, che a Lione, come pure a Parigi e Marsiglia, è superiore alla media nazionale. In crescita anche il numero di test effettuati, con un tasso di positività che risulta maggiore nei centri urbani. Per le autorità ora l'obiettivo è rispondere alla probabile seconda ondata senza dover cancellare le attività terapeutiche extra-covi, come avvenuto a primavera.

Guillaume Petit: "I casi positivi aumentano, ma in proporzioni più basse che a primavera, secondo gli esperti. Ma secondo alcune proiezioni la crescita potrebbe diventare esponenziale e far arrivare un numero crescente di pazienti nei reparti di terapia intensiva, soprattutto in inverno. Per questo i medici insistono sulla necessità delle misure preventive per evitare una catastofe".