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Coronavirus, la diffusione tra i giovani porterà ad un nuovo aumento dei morti?

Giovani prendono il sole al parco del Retiro a Madri lo scorso 28 agosto 2020
Giovani prendono il sole al parco del Retiro a Madri lo scorso 28 agosto 2020   -   Diritti d'autore  Andrea Comas/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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Mentre i casi di positività al coronavirus continuano ad aumentare in molti paesi europei, sotto accusa finiscono i giovani adulti - ventenni e trentenni - colpevoli, a detta di politici e responsabili sanitari, di essere responsabili di questa impennata della curva con i loro comportamenti.

Il ministro della salute del Regno Unito, Matt Hancock, ha puntato il dito contro i giovani che ignorano le misure di distanziamento sociale, dicendo che sono loro i responsabili del recente aumento dei casi nel Regno Unito. Il tasso di incidenza infatti è più alto in questa fascia d'età rispetto ad altre.

Le autorità sanitarie francesi hanno più volte ripetuto che il virus circola in particolare tra i giovani di età compresa tra i 20 e i 39 anni. Circa il 40% dei nuovi casi in Spagna, alla fine di agosto, rientrava nella stessa fascia d'età.

La giovane età dei positivi può essere uno dei motivi per il minor numero di ricoveri ospedalieri rispetto all'inizio della pandemia, dicono gli esperti, ma la situazione è preoccupante: così non si riesce a contenere la diffusione del virus e prevenire una seconda ondata, che potrebbe portare con sé migliaia di morti.

Diversi giovani hanno detto a Euronews di non rispettare necessariamente la distanza sociale quando si incontrano tra di loro, ma di essere molto attenti quando sono in compagnia di soggetti vulnerabili e a rischio di contrarre forme più serie di infezione.

Ciononostante, gli esperti avvertono che lasciare che il virus si diffonda tra i giovani non produrrà altro effetto che aumentare il numero dei casi e, eventualmente, i ricoveri ospedalieri.

I giovani a più alto il rischio di sviluppare sintomi cronici

Ci sono giovani che possono "ammalarsi gravemente e persino morire" di Covid-19, sottolinea il dottor Richard Pebody, epidemiologo dell'OMS che dirige anche il team di ricerca High Threat Pathogens Team.

Da inizio marzo, oltre mille giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni sono finiti in terapia intensiva in Francia, circa il 5% del totale delle persone ricoverate nel reparto di massima osservazione nel Paese.

"Sebbene, in generale, giovani abbiano un basso rischio di ospedalizzazione e di decesso, sembra che il rischio di sviluppare sintomi persistenti o cronici sia molto più alto", dice la professoressa Debby Bogaert, cattedra di Malattie infettive pediatriche dell'Università di Edimburgo.

"Per il momento non è ancora ben chiaro chi sia più a rischio di sviluppare sintomi Covid a lungo termine, ma i dati attuali mostrano che la generazione giovane, sana e attiva, non viene certo risparmiata".

Sei mesi dopo, molte persone soffrono ancora di stanchezza cronica, dolori muscolari e difficoltà respiratorie.
Matt Hancock
Ministro della salute del Regno Unito

I risultati rilasciati da un recente studio di un un team del King's College di Londra hanno rilevato che 60mila persone, su un campione di 300mila affette da Covid-19, presentano sintomatologie da oltre tre mesi. I funzionari del Regno Unito si sono detti preoccupati da questo dato.

"Sei mesi dopo, molte persone soffrono ancora di stanchezza cronica, dolori muscolari e difficoltà respiratorie. Persone che prima erano in forma e in salute riescono ora a malapena a funzionare", ha detto Hancock in un'audizione al Parlamento britannico.

Euronews ha parlato con diverse giovani donne sopravvissute che hanno confessato di soffrire ricorrenti ritorni dei sintomi, tra cui tachicardia e stanchezza, anche dopo aver contratto una lieve o apparentemente moderata forma di Covid-19.

I giovani hanno più contatti giornalieri degli anziani: più difficili da tracciare

Molti esperti temono che l'aumento del numero di casi, anche tra i più giovani, porti ad un inevitabile aumento dei ricoveri ospedalieri. In Francia, tutti e cinque i posti di terapia intensiva dedicati ai pazienti Covid-19 sono di nuovo pieni nell'ospedale di addestramento militare Laveran, a Marsiglia. Si tratta di un piccolo reparto in un ospedale di medie dimensioni, ma è certamente un fatto simbolico che riflette la crescente pressione sulle strutture medico-sanitarie in tutta la Francia.

Anche la Spagna sta assistendo ad un graduale aumento dei ricoveri ospedalieri.

"Con un generale aumento della diffusione del virus nella comunità, soprattutto tra i giovani che non presentano sintomi o ne presentano pochi: sarà più difficile rintracciare i contatti e quindi i nuovi casi, e quindi contenere un'ulteriore diffusione", afferma il professor Bogaert di Edinburgo.

I giovani che socializzano con gli amici tendono ad avere più contatti giornalieri rispetto alle persone più anziane, e questo rende più difficile isolare e testare le persone con le quali si è entrati in contatto in caso di positività.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sottolineato che è importante non addossare tutta la colpa sui giovani, bensì utilizzare un tipo di comunicazione che li faccia sentire più coinvolti e responsabilizzati.

"Il nostro messaggio ai giovani è: divertitevi, ma siate saggi. Siate in collegamento con gli amici, ma a distanza di sicurezza e non in grandi gruppi, in modo da non dare al virus l'opportunità di diffondersi", le parole del dottor Pebody.

Un tornado con la coda lunga

Il direttore regionale dell'OMS per l'Europa, Hans Kluge, ha paragonato il coronavirus ad un "tornado con la coda lunga" che probabilmente passerà dai giovani adulti alla popolazione più anziana.

Ha sottolineato inoltre che "nessuno è invincibile"

Ad inizio dell'epidemia, alcuni esperti avevano ipotizzato che lasciare che il virus si diffondesse nella comunità avrebbe portato all'immunità di gregge. Ma la vera immunità di una popolazione avviene solamente attraverso la somministrazione di un vaccino.

"È improbabile che una strategia di immunizzazione di gregge abbia successo. Si tratta di un percorso pericoloso da intraprendere poiché nessuno sa nemmeno se sia un obiettivo raggiungibile", ha aggiunto il professor Bogaert.

"La maggior parte dei pazienti Covid-19 che ha presentato una lieve infezione, che è asintomatica oppure ha sviluppato una forma grave sviluppa un certo livello di risposta immunitaria che fornisce protezione contro le reinfezioni - ma non sappiamo né quanto sia forte, né quanto durerà", ha concluso Pebody.

L'unico modo per avere un'immunità "sicura ed efficace" del 65-70% della popolazione mondiale, secondo Pebody, è appunto tramite vaccino.