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Covid-19: ora è il Regno Unito a detenere il maggior numero di morti

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Virus Outbreak Britain
Virus Outbreak Britain   -   Diritti d'autore  JULIAN SIMMONDS
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Il Regno Unito supera l'Italia per numero di morti da coronavirus e diventa il Paese con il picco più alto d'Europa, in base a un aggiornamento statistico dell'Ons, l'Istat britannico.

La nuova stima porta a oltre 32.000 i decessi oltremanica. Aggiornata al 27 aprile, con l'aggiunta anche dei decessi classificati come casi sospetti di Covid-19 - casi che i conteggi di altri Paesi europei non inseriscono - sale a 29.710 in Inghilterra e Galles già a quella data: oltre 32.000, includendo Scozia e Irlanda del Nord. L'Italia, da parte sua, dichiara - questo lunedì - quasi 29.079 morti (dati di lunedì).

E anche oltremanica si vuole sperimentare l'app per tracciare il percorso del virus, come ha precisato il ministro britannico per la Salute, Matt Hancock: "Più persone scaricano l'app, più persone si proteggeranno, proteggeranno le loro famiglie e le loro comunità. La privacy è rispettata. Secondo un sondaggio, l'80% delle persone sull'isola di Wight vuole scaricarla. Questi sono buoni segnali iniziali e faremo una grande campagna di comunicazione, per spiegare alla gente i vantaggi del programma delle tre T: test, truck and trace".

Dopo l'iniziale scelta di non far niente, sperando che l'immunità di gregge potesse fare miracoli, il premier Boris Johnson ha cambiato drasticamente rotta. Nel frattempo, anche lui è rimasto infetto e ricoverato in terapia intensiva, da cui è uscito circa due settimane fa.

Il governo britannico oggi non ritiene necessario pensare all'obbligatorietà della vaccinazione anti coronavirus quando questo dovesse essere disponibile. "Penso che la reazione della popolazione al lockdown dimostri che saremo in grado di ottenere un livello molto, ma molto alto di vaccinazioni, anche senza ricorrere all'imposizione". Ha detto il ministro. "Partiamo dal presupposto che un'enorme percentuale di persone sia destinata a farsi vaccinare spontaneamente, dato l'ovvio beneficio che ne deriverebbe agli individui, alle loro famiglie e all'intera nazione".

Il ministro ha peraltro invitato a non dare per scontato che "un vaccino ci sarà", pur evidenziando gli sforzi della ricerca. E ha infine svelato d'essersi sottoposto in prima persona, come reduce dal contagio, alla sperimentazione di un test sierologico sugli anticorpi e di condividere la speranza degli scienziati al riguardo. Notando però che l'esito non risulta ancora abbastanza sicuro da permettergli d'essere a suo agio "in una stanza affollata", senza timore di poter infettare.