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Cambiamenti climatici: l'Europa si riscalda più rapidamente della media globale

Un uomo si rinfresca vicino a una fontana a Milano, 28/06/2019
Un uomo si rinfresca vicino a una fontana a Milano, 28/06/2019   -   Diritti d'autore  AP Photo/Luca Bruno
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Nonostante stiamo lasciando respirare il pianeta - da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19 e buona parte del mondo è finita in lockdown-, i cambiamenti climatico non si fermano. Il rapporto sullo stato del clima in Europa nel 2019 è stato appena pubblicato dall'agenzia europea Copernicus Climate Change Service (C3S) e conferma il trend di riscaldamento del vecchio continente.

Secondo il rapporto, l'Europa si sta riscaldando a un ritmo superiore alla media globale. "L'aumento della temperatura in Europa è di circa 0,9°C superiore a quella globale e negli ultimi decenni il continente si è anche riscaldato più velocemente di qualsiasi altro", si legge nel documento. Ma ciò non è inaspettato, perché i cambiamenti climatici colpiscono maggiormente l'emisfero nord del pianeta. Anche se "altri fattori possono influenzare".

Il 2019 è stato l'anno più caldo mai registrato in Europa. In effetti, 11 dei 12 anni più caldi, rientrano negli ultimi due decenni.

Nel documento, preparato dal servizio relativo ai cambiamenti climatici, si legge inoltre che la tendenza globale all'aumento delle emissioni di gas serra continua, nonostante gli sforzi compiuti in alcune regioni per ridurle. Gli scienziati sostengono che bisogna tornare indietro nel tempo di milioni di anni, per trovare concentrazioni simili.

Secondo un ampio rapporto del sito specializzato Carbon Brief, la Cina è stata la principale responsabile dell'aumento delle emissioni di CO2, senza contare quelle di metano o di biossido di azoto, che continuano a battere i record ogni anno.

European Union / Copernicus Climate Change Service / ECMWF
Anomalia delle temperature annualiEuropean Union / Copernicus Climate Change Service / ECMWF

Va notato che, al momento della pubblicazione del rapporto, l'Artico sta vivendo un'ondata di calore, con temperature di 20°C sopra la media. Inoltre, si sta chiudendo un buco senza precedenti nello strato di ozono artico e l'Europa ha appena vissuto l'inverno boreale più caldo della sua storia. Quindi nulla indica un'inversione di tendenza nel 2020.

Il rapporto Copernicus - che viene inviato a tutti i leader europei, per valutare l'andamento del cambiamento climatico - evidenzia anche il record di scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia della scorsa estate, dopo le ondate di caldo estremo - anch'esse storiche - che si sono verificate in Europa occidentale. Nel complesso, l'estate ha visto temperature simili alla media storica, anche se alcuni record assoluti mensili sono stati superati.

Uno dei cambiamenti che più saltano all'occhio è la percentuale record di ore di sole in Europa occidentale, che riflette la scarsa copertura nuvolosa durante l'anno. E' stato infatti l'anno con la più lunga durata di ore di sole, da quando vengono registrati questo tipo di dati (1983). La mancanza di pioggia e di calore ha causato gravi problemi alle colture tedesche e ha portato molte zone della Francia ad applicare restrizioni all'irrigazione.

Il 2019 è stato segnato anche da un novembre con piogge quattro volte superiori alla media in Europa occidentale e siccità e caldo in Europa centrale e orientale.

Copernicus ECMWF / Climate Change Service
Anomalia dell'esposizione solare rispetto alla mediaCopernicus ECMWF / Climate Change Service

Fenomeni meteorologici estremi ed emergenza climatica

Sebbene Copernicus spieghi che è difficile stabilire un rapporto diretto causa-effetto tra il riscaldamento globale e gli eventi estremi, la verità è che l'anno scorso è stato caratterizzato da una serie di episodi da record. Oltre agli eventi citati nell'Artico e alle ondate di calore, il 2019 è stato segnato da una serie di importanti eventi meteorologici estremi in tutto il continente. Dalle più alte maree della storia a Venezia, alle inondazioni nel Regno Unito o alla serie distruttiva di tempeste in Spagna.

Nella politica climatica, i governi di tutta Europa hanno dichiarato lo stato di emergenza climatica. La Spagna lo ha fatto mentre si stava riprendendo dal flagello della tempesta Gloria, ma anche l'Italia, la Francia, il Portogallo e numerose regioni e città hanno adottato misure simili.

Il Parlamento europeo ha dichiarato l'emergenza climatica a novembre, prima della conferenza sul clima COP-25 di Madrid, che si è rivelata un fallimento. Inoltre, la Commissione Europea ha approvato il suo "Green Deal", in cui stabilisce obiettivi ambiziosi, per la riduzione delle emissioni e la trasformazione dell'economia.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha riaffermato il suo impegno a favore del Patto, la migliore via d'uscita dalla crisi senza precedenti, causata dalla pandemia di coronavirus. Parlando al Parlamento europeo, durante un dibattito sulla crisi sanitaria, ha affermato che "con il progredire della ripresa globale, il riscaldamento globale non tornerà indietro. I pionieri avranno un doppio vantaggio e trovare i progetti giusti in cui investire sarà fondamentale".

La realtà del cambiamento climatico in Europa

Come segno che i cambiamenti climatici non sono più una minaccia solo alle latitudini estreme, come i poli e le zone desertiche, nel 2019 tre reporter di euronews hanno attraversato in lungo e in largo il continente, per incontrare i primi rifugiati climatici in Europa.

"Durante le nostre riprese in Francia, Spagna, Bosnia ed Erzegovina, Germania e Portogallo, abbiamo trovato europei di tutte le età e di tutte le classi sociali d'accordo su una cosa: i cambiamenti climatici sono reali e hanno influenzato le loro vite", hanno spiegato dopo l'esperienza.

Nella serie "Rifugiati climatici", i giornalisti Marta González, Lillo Montalto e Francisco Márques hanno visitato i cittadini europei, che hanno dovuto lasciare le loro case a causa di incendi, inondazioni o innalzamento del livello del mare.

"Un fatto curioso è che tra le persone che abbiamo intervistato, in genere sono state quelle più anziane ad essere maggiormente in grado di riconoscere i cambiamenti del tempo, fondamentalmente perché l'hanno sperimentato durante la loro vita. La moldava Galina Bunescu, 71 anni, ci ha detto che prima la vita era più dura, ma che il clima e il raccolto erano migliori e il suo vicino, l'ottuagenario Ion Sandu, crede che 'il mondo è crollato'. Entrambi vivono in un villaggio abbandonato dieci anni fa, dopo un'alluvione estrema", dice Rodríguez.

Secondo Lillo Montalto, il problema di queste migrazioni climatiche è che si verificano in silenzio, "fuori dai radar dell'opinione pubblica, anche qui in Europa". In Bosnia ed Erzegovina ci sono interi villaggi o quartieri trasformati in città fantasma. Questi migranti sono spesso etichettati come rifugiati economici, ma il fattore scatenante che li ha spinti a lasciare tutto è stato in realtà un evento meteorologico catastrofico aggravato dai cambiamenti climatici.

Montalto aggiunge che "per contestualizzare davvero la crisi climatica che stiamo affrontando, è importante anche riconoscere queste conseguenze sociali. Sta accadendo, sta accadendo ora e queste migrazioni diventeranno più comuni in futuro con l'aumento degli eventi meteorologici estremi".