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La lotta di Fairbourne, Galles, per non "diventare il primo villaggio di rifugiati climatici"

La lotta di Fairbourne, Galles, per non "diventare il primo villaggio di rifugiati climatici"
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Le prime case del villaggio gallese di Fairbourne furono costruite un secolo fa, a scopo turistico, su un piano alluvionale.

Da allora il paesino, poco più di mille abitanti, è diventato meta popolare per pensionati e vacanzieri in cerca di natura, tranquillità e di una certa lontananza dallo stress della vita quotidiana. Ma a causa del cambiamento climatico questo piccolo buen retiro in terra di Galles potrebbe presto scomparire.

Diversi rapporti del governo gallese hanno dichiarato che Fairbourne si trova potenzialmente di fronte ad una minaccia insormontabile per colpa dell'innalzamento del livello del mare. Il villaggio dovrà essere "disattivato" entro il 2045: un processo che, secondo i piani, si completerebbe entro il 2055.

Il recente rincorrersi di notizie ha aumentato la confusione e le preoccupazioni della comunità locale. Stuart Eves, proprietario di un campeggio e vicepresidente del consiglio comunale, vive qui da oltre 40 anni. Mentre nutre i suoi polli, racconta all'agenzia Associated Press di non aver mai osservato un aumento del livelli delle acque, dicendosi scettico nei confronti dei rapporti catastrofistici. "Cammini fino alla spiaggia e guardi il mare: arriva ancora sul bagnasciuga, come una volta. Un millimetro o due di innalzamento delle acque non si possono notare, è impossibile".

Il rischio di evacuazione ha distrutto il mercato immobiliare

Eves si chiede perché mai il consiglio di Gwynedd dica che il villaggio dovrà essere evacuato entro il 2055. "Vengano a mostrarci i dati che usano per dire che il livello del mare salirà così rapidamente in questo lasso di tempo".

A colpo d'occhio, le onde sembrano arrivare a diversi metri di distanza dalla strada - anche in caso di alta marea. Ma i cambiamenti nel ciclo delle maree e gli eventi atmosferici potrebbero rendere il tutto imprevedibile. Il villaggio di Fairborne è situato in una zona considerata ad alto rischio di inondazione e, da quando è stato pubblicato il rapporto, i prezzi degli immobili qui sono crollati.

"Il mercato immobiliare è stato distrutto. Le case hanno perso il 40 per cento del loro valore da un giorno all'altro, praticamente. E' diventato praticamente impossibile ottenere un mutuo", continua Eves.

Ma non sono solo le giovani generazioni di Fairborne ad avere paura di ciò che potrebbe serbare il futuro. Angela Thomason, pensionata, è dipendente comunale. Lei dice: "Sulla costa, nessuno era in preda al panico finché il consiglio [della contea di] ha gettato i residenti di Fairbourne nella paura di quello che, presumibilmente, potrebbe accadere in 25, 30, 35 anni di tempo. Ci hanno messo in una posizione scomoda e devastante".

Alcuni residenti si sentono ingiustamente presi di mira e criticano l'affidarsi del consiglio comunale ai risultati di quel rapporto.

"Non vogliamo essere definiti il primo villaggio di rifugiati climatici. Ciò che vogliamo sono risposte, ora. Vogliamo sapere cosa ci succederà se le paratie dovessero rompersi prima del 2045. Dove ci metteranno il Consiglio di Gwynedd, il governo gallese e Westminster?".

Il consiglio di Gwynedd sostiene che questo rapporto colloca il villaggio in un territorio inesplorato: come si fa a trattare con le comunità locali colpite dall'innalzamento del livello del mare? I suoi rappresentanti sono in contatto con i residenti di Fairbourne per confrontarsi sulle minacce ambientali che potrebbero affrontare e offre loro consulenza, riunioni cittadine regolari e supporto emotivo.

Catrin Wager, consigliere della contea, afferma che al momento di fondi non ce ne sono né esiste una legislazione che potrebbe aiutare i residenti di Fairbourne a reinsediarsi altrove.

Dove ci metteranno il Consiglio di Gwynedd, il governo gallese e Westminster?"
Angela Thomason
Pensionata di Fairborne

I finanziamenti dovrebbero arrivare dai governi di Galles e Regno Unito, spiega Wager. Il 2055 è "il punto in cui diventerà economicamente non redditizio mantenere le protezioni a Fairborne e ci sarà un rischio alto per la vita. Ecco perché il rapporto raccomanda il ritiro, o meglio, la "disattivazione", a partire dal 2045 circa. Al momento non esiste una legislazione o un quadro di riferimento, non possiamo dire alla gente di spostarsi, sta ai residenti farlo o meno".

Sian Williams, responsabile delle risorse naturali nord-occidentali in Galles, afferma che di recente sono stati spesi più di sei milioni di sterline per difendere il paesino dalle inondazioni.

Arrendersi e sacrificare il villaggio al mare

Natural Resources Wales sostiene che ci sarà un momento, in futuro, in cui non sarà più fattibile economicamente continuare ad attrezzarsi contro le alte maree. Un "ritiro gestito" sarà a quel punto l'unica opzione per Fairbourne. La "disattivazione significherà alla fine la rimozione del villaggio e di tutte le infrastrutture che lo accompagnano".

Secondo Williams, l'unica soluzione sarà quella di arrendersi e sacrificare il villaggio al mare. "Le proprietà, le strade e tutte le infrastrutture che contribuiscono a creare una comunità.... alla fine, il paese e la terra su cui si trova diventeranno paludi salmastre e saranno restituiti al mare".

Il dottor Martin Austin, docente senior alla School of Ocean Sciences della Bangor University, ritiene che "l'evoluzione naturale della linea di costa è molto, molto lenta. Ma se cerchiamo di resistervi e combattere contro questo lento avanzamento - quando si ha una piccola debolezza o si subisce un evento atmosferico significativo, come una tempesta, allora i cambiamenti avvengono in maniera molto, molto rapida e molto catastrofica. Questa è la preoccupazione per località come Fairbourne".

Natural Resources Wales fa sapere di essere allo studio di una soluzione uniforme per aiutare le comunità come quella di Fairbourne in futuro: il cambiamento climatico potrebbe gettare nell'incertezza altre città e paesini sulla costa.

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