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Turchia in Siria: la mappa della prima settimana dell'operazione Fonte di Pace

Turchia in Siria: la mappa della prima settimana dell'operazione Fonte di Pace
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Nella prima settimana della sua operazione militare contro le milizie curde nel nord della Siria, Fonte di Pace (Peace Spring), la Turchia ha preso il controllo di 1.220 km quadrati di territorio. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, parlando al gruppo parlamentare del suo Akp ad Ankara.

Il leader turco ha ribadito quindi l'intenzione di proseguire l'offensiva penetrando "fino a 30-35 km" oltre il confine e lungo una fascia che vada "da Manbij al confine con l'Iraq".

In questa mappa animata ⬆️ trovate una spiegazione semplice dei movimenti militari degli ultimi sette giorni - ovvero da quando, il 9 ottobre scorso, Erdogan ha lanciato la sua sfida militare al popolo curdo. Di seguito, una breve cronologia di quanto avvenuto finora.

15 ottobre

Putin frena l'offensiva turca nel nord della Siria. L'esercito di Damasco prende il controllo di Manbij, località strategica a ovest dell'Eufrate, punto di passaggio tra la regione di Aleppo e quella di Raqqa, a più di 100 km dalla zona finora interessata dall'operazione turca, alle cui porte scalpitavano le milizie arabe filo-Ankara. La loro avanzata è stata bloccata sul nascere dall'arrivo delle truppe di Assad e dallo schieramento della 'polizia militare' russa come forza d'interposizione. Un altro stop arriverà dal vicepresidente Usa Pence, da oggi ad Ankara. "Andremo avanti con o senza il sostegno del mondo", la replica di Erdogan. Il ministero della difesa turca annuncia l'uccisione di 595 soldati delle YPG. Il tema delle sanzioni alla Turchia per ora non è all'ordine del giorno del Consiglio europeo di giovedì. Ong in fuga, allarme aiuti. Di Maio annuncia: "Bloccheremo la vendita di armi alla Turchia"

Per approfondire ➡️ Erdogan più preoccupato dall'embargo agli armamenti o dalle sanzioni economiche?

14 ottobre

Recep Tayyip Erdogan mette nel mirino Kobane, da dove si sono ritirati i marines Usa ma arriveranno proprio le forze di Damasco. "È un passo vitale quanto l'operazione a Cipro del 1974", scandisce il leader di Ankara.

Sul terreno, intanto, l'avanzata prosegue. Mentre le forze di Damasco risalgono la Siria da est e da ovest fino a una ventina di km dal confine, stringendo il campo d'azione dell'offensiva, la Turchia prova a lanciare l'assalto anche alla città strategica di Manbij. Anche qui arriva prima l'esercito siriano. Per il momento le forze speciali turche restano nella retroguardia con i blindati.

Il Cremlino esclude un intervento diretto ma torna a condannare la violazione dell'integrità territoriale siriana, come fa da Teheran anche l'altro sponsor di Damasco, il presidente iraniano Hassan Rohani. I carri armati turchi sono schierati anche a Jarablus, pronti ad attraversare l'Eufrate verso est con ponti ad hoc per dirigersi verso i dintorni di Kobane.

I martellamenti dell'artiglieria e dell'aviazione turca proseguono intanto tra Tal Abyad e Ras al Ayn, dove i villaggi e le postazioni conquistate sono una cinquantina. Ankara sostiene di aver "neutralizzato" 560 miliziani curdi, di cui 500 uccisi. L'Osservatorio siriano per i diritti umani fissa invece la cifra a 128, indicando inoltre 94 perdite tra i combattenti arabi filo-Ankara e 8 tra i soldati turchi, rispetto ai 5 confermati dalla Turchia. In questa situazione caotica continuano anche le accuse incrociate sull'uso strumentale della minaccia dell'Isis. Dopo quelle ad Ankara di bombardare le carceri e favorire la fuga di miliziani e centinaia di loro familiari, è l'esercito di Erdogan a denunciare che i curdi avrebbero aperto la prigione di Tal Abayd per "scatenare il caos". E anche Trump rilancia le accuse ai Paesi Ue per non essersi ripresi i propri foreign fighter jihadisti.

Gravissima resta anche la situazione umanitaria, con decine di vittime civili sul fronte curdo e 18 su quello turco. Per l'Organizzazione mondiale della sanità gli sfollati interni sono ormai 200 mila, di cui 70 mila bambini secondo l'Unicef, mentre 1,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza sanitaria, con un forte rischio di malattie infettive

13 ottobre

Annunciata l'intesa tra Bashar al Assad e i curdi per frenare l'incursione turca nel nord-est della Siria e per far entrare oltre l'Eufrate truppe di Damasco a protezione di Kobane. Trump firma il decreto con cui dà il via libera alle sanzioni Usa alla Turchia per l'attacco in Siria: colpiscono tre alti funzionari, il ministero dell'Energia e quello della Difesa. Trump invia poi il vicepresidente Pence ad Ankara: obiettivo avviare trattative per un cessate il fuoco. In Europa, appello congiunto Macron-Merkel affinché Erdogan fermi l'offensiva. Le ong parlano di 24 civili trucidati, tra cui l'attivista curda Hevrin Khalaf. Almeno due i giornalisti uccisi; diversi quelli feriti. "L'Europa deve prendersi i prigionieri Isis", afferma Trump.

12 ottobre

L'offensiva di terra turca contro i curdo-siriani nel nord-est della Siria entra nel vivo con l'avanzata delle milizie arabe filo-Ankara - tra cui figurano anche elementi jihadisti - su una cittadina strategica sul confine, Ras al Ayn. La Mezzaluna Rossa curda stila una lista di 60 civili uccisi fino alla sera prima. Tra le vittime ci sono anche donne e minori. Altre vittime civili si registrano sul lato turco della frontiera.

Le forze curde in Siria chiedono agli Stati Uniti di "assumersi le proprie responsabilità morali" e intanto la Turchia sembra sempre più isolata: la Germania e la Francia bloccano la vendita di armi e il ministro Di Maio annuncia che chiederà al Consiglio Ue che lo faccia tutta Europa. Conte dice no a ricatti sui migranti. Sul campo, attacco ad una prigione nel nordest dove sono detenuti centinaia di miliziani Isis. Molti jihadisti affiancano le milizie turche. Putin intima a tutti gli eserciti di lasciare la Siria.

Il Pentagono mette in guardia la Turchia dall'evitare azioni che possano tradursi in un'immediata azione di difesa americana. Sempre sul piano politico, la Turchia viene fortemente condannata in maniera unanime dalla Lega Araba, riunitasi d'emergenza al Cairo. Nella capitale egiziana si concretizza un'intesa per riammettere la Siria in seno all'organizzazione panaraba, dopo che la sua partecipazione era stata sospesa nel 2011 durante le sanguinose repressioni governative contro le proteste popolari anti-regime. E il presidente russo Vladimir Putin, che sostiene il regime siriano e che da anni ha inviato i suoi soldati in Siria, afferma che tutte le truppe straniere presenti "illegalmente" in Siria devono andare via. L'Iran, altro alleato di ferro di Damasco, si dice disponibile a mediare tra Siria e Turchia. Il ministro degli Esteri Javad Zarif fa riferimento all'accordo siro-turco di Adana del 1998, in base al quale Damasco si impegna a non ospitare i miliziani curdi del Pkk, la cui ala siriana è da anni padrona del nord-est del paese.

11 ottobre

Scontro Trump-Erdogan sull'attacco ai curdi in Siria. 'Fermi la guerra', avverte il presidente Usa. 'Avanti nonostante le minacce', la replica. Stati Uniti e Europa sono pronti ora a 'severe sanzioni' contro Ankara mentre monte la preoccupazione sui foreign fighter. Almeno 100mila civili in fuga dall'inizio dell'offensiva. Secondo Ankara, sarebbero 342 i 'terroristi neutralizzati'. Per i curdi, 5 miliziani dell'Isis sono fuggiti dopo il raid turco in un carcere. Mattarella: 'Europa priva di una influenza sostanziale in politica estera'. Conte: 'Ankara si fermi, la Ue non accetti ricatti'.

10 ottobre

Erdogan minaccia l'Europa. 'Se l'Ue ci accuserà di occupazione e ostacolerà la nostra operazione militare, apriremo le porte a 3,6 milioni di rifugiati e li manderemo da voi', dice ai leader del suo partito. Durissima la reazione europea. 'Parole inaccettabili', dicono Macron e il ministro degli Esteri Di Maio. Italia e Francia convocano l'ambasciatore turco. Anche Trump avverte Ankara: 'Se non agirà secondo le regole, sarà colpita molto duramente finanziariamente e con delle sanzioni'. Gli Usa all'Onu. 'Non abbiamo avallato il blitz'. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, decine di migliaia i civili in fuga dal nord-est. Il ministro della difesa turco annuncia di aver neutralizzato 219 miliziani YPG; colpiti 181 obiettivi.

9 ottobre

L'esercito turco attraversa il confine ed entra nel nord della Siria. Le forze di terra turche erano già ammassate con decine di blindati, almeno 5 mila soldati delle forze speciali d'assalto, che possono contare su 18 mila combattenti arabi e turcomanni dell'Esercito siriano libero cooptati da Ankara. Secondo i curdi, i raid aerei hanno provocato nelle prime ore la morte di diversi "civili" nei villaggi frontalieri, dove si è scatenato "il panico". La risposta curda si limita ad alcuni colpi di mortaio sparati verso la frontiera turca. Immediata la condanna internazionale, dall'Ue all'Onu fino a Russia e Iran, i partner turchi nei negoziati di Astana sulla Siria. E anche Donald Trump, pur ribadendo il disimpegno Usa da queste "stupide guerre", definisce l'offensiva "una cattiva idea". Ma Recep Tayyip Erdogan brinda all'intervento contro il Rojava, da anni un suo chiodo fisso. "La nostra missione è evitare la creazione di un corridoio del terrore ai nostri confini meridionali e di portare pace nell'area" e condurrà "alla creazione di una zona di sicurezza, facilitando il ritorno a casa dei rifugiati siriani".

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