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Apple viola le regole europee: i risultati preliminari dell'indagine della Commissione

Apple sta inoltre affrontando una terza indagine di non conformità.
Apple sta inoltre affrontando una terza indagine di non conformità. Diritti d'autore Keith Srakocic/Copyright 2019 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Keith Srakocic/Copyright 2019 The AP. All rights reserved
Di Cynthia KroetVincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Una terza indagine di non conformità alle leggi dell'Ue è stata aperta sul funzionamento dell'Apple Store. Intanto arrivano i risultati preliminari della prima: L'azienda di Cupertino viola il Digital Market Act

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A marzo, la Commissione aveva avviato due indagini di non conformità contro Apple, che indurrebbe i proprietari dei suoi smarthpone e smartwatch a utilizzare i propri servizi a discapito della concorrenza. Una si concentra sul motore di ricerca Safari, più facile da usare e più complicato da disinstallare rispetto ai browser concorrenti, l'altra sulla libera scelta degli utenti all'interno dell'app store.

Apple viola le regole: i risultati preliminari delle indagini

Proprio rispetto a quest'ultima indagine, la Commissione ha presentato i suoi "risultati preliminari", concludendo che l'azienda sta effettivamente violando il Digital Markets Act, la cornice di regole che l’Unione europea ha imposto alle piattaforme digitali.

Il Dma etichetta come gatekeepers digitali determinate aziende che offrono una molteplicità di servizi e hanno di fatto una posizione dominante nell'ecosistema digitale: oltre a Apple sono considerate tali Alphabet (la controllante di Google), Amazon, Meta, Microsoft e ByteDance, che detiene la piattaforma TikTok. Hanno obblighi particolari, in quanto devono sostanzialmente garantire sulle loro piattaforme la parità di trattamento fra i propri prodotti e quelli di altre aziende.

Secondo i risultati preliminari della Commissione, Apple sta ostacolando la concorrenza con pratiche commerciali specifiche. Gli sviluppatori di applicazioni non possono comunicare i prezzi dei loro prodotti né possono concludere contratti sulle app che inseriscono nell'app store, e devono indirizzare gli utenti su un sito web, cosa che può scoraggiare alcuni di loro a procedere all'acquisto. In più Apple chiede loro una commissione sugli acquisti effettuati da utenti provenienti dalla sua piattaforma fino ai sette giorni successivi al momento in cui l'utente è stato effettivamente reindirizzato al sito web.

In base al Dma, Apple sarebbe autorizzata a ricevere una percentuale sugli acquisti da parte degli sviluppatori, ma per la Commissione le tariffe applicate vanno oltre il necessario.

"La nostra posizione preliminare è che Apple non consente completamente all'utente di decidere dove andare. Ciò sarebbe fondamentale per garantire che gli sviluppatori di app siano meno dipendenti dagli app store dei gatekeeper e che i consumatori siano a conoscenza di offerte migliori", ha dichiarato Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione responsabile della politica di Concorrenza.

Apple ha ora la possibilità di esaminare le conclusioni della Commissione e di rispondere per iscritto. Se i risultati preliminari saranno confermati, la Commissione potrà adottare una "decisione di non conformità" entro 12 mesi dall'avvio del procedimento, quindi entro marzo 2025.

In caso di violazione comprovata, Apple rischia multe giornaliere fino al 5% del suo fatturato a livello mondiale, o una sanzione complessiva fino al 10% del proprio fatturato mondiale annuo.

Nuova indagine contro Apple

Intanto la Commissione ha lanciato anche una terza indagine nei confronti di Apple, che riguarda i requisiti contrattuali applicati agli sviluppatori di applicazioni per smartphone.

Tra questi c'è la nuova "Core Technology Fee": una sorta di tassa richiesta a chi, nell'anno precedente, ha offerto un'app scaricata oltre un milione di volte. Per ogni installazione ulteriore al primo milione, Apple impone allo sviluppatore un contributo di 50 centesimi: condizione che potrebbe anch'essa non essere in linea con il Digital Market Act.

Altre possibili violazioni nella nuova indagine sono i processi "multi-step" con cui l'utente può scaricare le applicazioni concorrenti, che risulterebbero meno semplici e immediati di quelli necessari per installare le app di Apple. Sotto la lente anche le regole a cui devono sosttostare gli sviluppatori per poter accedere e vendere sull'app store.

In una dichiarazione a Euronews, un portavoce di Apple ha affermato che l'azienda di Cupertino ha già apportato una serie di modifiche per conformarsi al Dma. "Siamo fiduciosi che il nostro piano sia conforme alla legge e stimiamo che oltre il 99% degli sviluppatori pagherebbe lo stesso importo o un importo inferiore con le nuove condizioni commerciali".

Tutti gli sviluppatori che operano nell'Ue hanno l'opportunità di utilizzare le funzionalità introdotte, compresa la possibilità di indirizzare gli utenti dell'app al web per completare gli acquisti, spiega l'azienda, che sostiene di essere pronta al dialogo con la Commissione europea.

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