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Brasile, la legge europea anti-deforestazione accolta con favore. Ma i piccoli produttori rischiano

Alberi giacciono in un'area di recente deforestazione identificata dagli agenti dell'Istituto Chico Mendes a Seringal Humaita, nello Stato di Acre, Brasile, 8 dicembre 2022.
Alberi giacciono in un'area di recente deforestazione identificata dagli agenti dell'Istituto Chico Mendes a Seringal Humaita, nello Stato di Acre, Brasile, 8 dicembre 2022. Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Di Patricia Figueiredo
Pubblicato il
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

La nuova normativa europea anti-deforestazione potrebbe avere un impatto negativo sui piccoli agricoltori brasiliani

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La legge sulla deforestazione dell'Unione europea, che ha ottenuto il via libera definitivo all'inizio di quest'anno, richiederà ai produttori di bestiame, cacao, caffè, olio di palma, soia, gomma e legno di fornire la prova che la loro catena di approvvigionamento non causa disboscamento.

Conoscere la provenienza dei prodotti che consumiamo e assicurarsi che l'intera supply chain sia esente da deforestazione rappresenta ormai una priorità per molti consumatori. Secondo un sondaggio condotto da Globescan nel 2022, il 78% degli europei ritiene che i governi debbano vietare i prodotti che favoriscono l'abbattimento di alberi nel mondo.

Ma il timore è che i nuovi requisiti per l'esportazione comportino un ulteriore onere finanziario per i piccoli produttori, che spesso sono più sostenibili della grande agroindustria. Alla fine, potrebbero scegliere di bloccare le loro esportazioni verso l'Europa. "La normativa è ottima nell'ottica di impedire ai Paesi europei di consumare prodotti associati alla deforestazione, ma non necessariamente per ridurre la deforestazione stessa. Il rischio è che, più che lavorare per risolvere il problema, lo si nasconda", ha dichiarato a Euronews Olivia Zerbini Benin, ricercatrice dell'associazione brasiliana no-profit IPAM.

Coordinate GPS e foto satellitari

Per esportare in Europa, gli agricoltori brasiliani dovranno fornire dati per la tracciabilità, comprese le coordinate GPS, che saranno analizzate rispetto alle foto satellitari delle aziende agricole e delle foreste, oltre ad altri documenti.

Le ispezioni saranno condotte in base al livello di rischio attribuito a ciascun Paese: per quelli considerati ad alto rischio, sarà controllato fino al 9% delle esportazioni. Anche se il regolamento è stato approvato a giugno, le aziende hanno tempo fino a dicembre 2024 per adeguarsi alle nuove regole e molti dettagli sulle modalità di applicazione sono ancora da definire.

I Paesi europei rappresentano il secondo partner commerciale del Brasile e il Paese latinoamericano è il maggiore esportatore di prodotti agricoli verso l'UE, quindi non sorprende che il ministro dell'Agricoltura, Carlos Favaro, abbia criticato fortemente la nuova normativa europea sulla deforestazione subito dopo la sua approvazione, definendola "un affronto" al commercio internazionale.

Ma, secondo gli agricoltori e gli esperti, l'impatto della regolamentazione non è solo politico. Sostengono infatti che ci sia il rischio di un impatto sociale, se la legge impone barriere a cui solo le grandi aziende possono adattarsi.

"Come si fa a chiedere questo livello di tracciabilità se non si creano le condizioni per regolare la produzione? Gli agricoltori hanno bisogno di assistenza tecnica sia per identificare i colli di bottiglia sia per modificare la loro filiera. Hanno bisogno di un tipo di sostegno che oggi non esiste, e gli allevamenti su piccola scala saranno certamente i più colpiti", ha dichiarato Caio Penido, produttore e presidente dell'Instituto Mato-grossense da Carne (Imac), che rappresenta gli allevatori di bovini del Mato Grosso, il più grande stato produttore di carne bovina del Paese.

Anche tra gli ambientalisti brasiliani la nuova legge sulla deforestazione è sotto esame. Olívia Benin, che fa parte di un'organizzazione scientifica senza scopo di lucro che lavora con i poteri pubblici per proteggere gli ecosistemi brasiliani, ritiene che le nuove linee guida siano un passo nella giusta direzione, ma che avrebbero dovuto essere costruite di concerto con i Paesi più coinvolti.

Esperta di commercio internazionale e sviluppo sostenibile in Amazzonia, ed in particolare di rapporti tra Brasile e Unione Europea, Benin sostiene che anche se la nuova normativa abbia buone intenzioni, la sua capacità di ridurre la perdita di alberi in Brasile è limitata. "È bello vedere che i Paesi iniziano a interrogarsi su ciò che consumano e sulla loro provenienza, ma gli effetti in Brasile sono limitati perché gran parte della deforestazione avviene in aree non coperte dalla nuova disciplina", ha affermato la ricercatrice.

Non tutte le aree sensibili coperte dalla normativa

Un grande elemento di critica per gli ambientalisti brasiliani è in effetti il fatto che la normativa copre solo le aree del Paese che sono già sotto vincoli di protezione. Ciò potrebbe portare ad una delocalizzazione della deforestazione, che si verifica quando gli ecosistemi meno protetti vengono "privilegiati" dai disboscatori. "In fin dei conti, se si considera il Brasile nel suo complesso, quali cambiamenti porterà questa regolamentazione in termini di lotta alla deforestazione? Occorre considerare che ad essere esentate saranno molte aree a rischio, anche nella foresta amazzonica", ha aggiunto Benin.

Circa l'84% della foresta amazzonica è protetto dalla nuova legge dell'UE, secondo una nota tecnica pubblicata da MapBiomas, un'iniziativa di monitoraggio dell'uso del suolo in Brasile sviluppata da una rete di università, organizzazioni non governative e aziende tecnologiche. Ma in altre aree la percentuale di protezione è molto più bassa.

La definizione della FAO, utilizzata dai regolamenti dell'UE, consente di coprire, oltre ad un'alta quota di Amazzonia, anche gran parte del Chaco (75%), un ecosistema presente in Argentina e Paraguay, e della Foresta Atlantica (71%), in Brasile, la cui superficie non è però così estesa.

Il rapporto MapBiomas avverte tuttavia che in altri ecosistemi, su vaste aree del Brasile, come la Caatinga, la Pampa, il Pantanal e il Cerrado, si va dal 10% al 26% di copertura rispetto alla vegetazione rimanente. E, forse non a acaso, "tutti questi ecosistemi sono ora sottoposti a un'intensa pressione da parte dell'espansione agricola su larga scala", precisa Benin.

Il rischio per i piccoli produttori di non poter fronteggiare i costi

I funzionari del governo brasiliano hanno spinto per modificare la legislazione, ma anche se la maggior parte dei settori ha criticato la legge, il contraccolpo è più forte in alcuni comparti che in altri. Gli allevatori di bestiame, ad esempio, hanno protestato molto più fortemente rispetto ai coltivatori di caffè.

Per Sueme Mori, direttore delle relazioni internazionali della Confederazione brasiliana dell'agricoltura e dell'allevamento (CNA), c'è ancora speranza che le certificazioni richieste si basino su strumenti di controllo già esistenti in Brasile, come il registro elettronico dell'uso del suolo. "Ogni volta che si impone un carico supplementare alle filiere - spiega - questo pesa maggiormente sui piccoli e medi produttori. Sono quelli che soffriranno di più e che potrebbero ritrovarsi esclusi dal mercato internazionale".

Il direttore della più potente associazione dei produttori brasiliani sottolinea che i settori che dovrebbero essere più colpiti sono quelli della soia, del bestiame e del caffè. Nonostante ciò, i rappresentanti di quest'ultima industria appaiono fiduciosi circa la possibilità di adottare soluzioni tecniche per dimostrare che la loro produzione è sostenibile.

"Le aziende produttrici di caffè stanno già rispettando i criteri legali in termini di deforestazione zero. Ora stiamo lavorando per creare una piattaforma che fornisca supporto tecnico e strumenti di tracciabilità a tutti i nostri associati", ha dichiarato a Euronews Silas Brasileiro, presidente del CNCafé, il Consiglio Nazionale del Caffè, che rappresenta i coltivatori di caffè.

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Tuttavia, anche se non pensano che il rispetto delle regole sarà un problema, alcuni produttori sostengono che mettere assieme le prove di tale conformità comporterà un nuovo costo inaspettato: "Sicuramente c'è il rischio che i piccoli produttori vengano colpiti perché non hanno i fondi per investire in un sistema di tracciabilità", ha dichiarato Henrique Sloper, coltivatore di caffè e proprietario della Fazenda Camocim, che esporta fondi di caffè in oltre 27 Paesi. "La tecnologia è molto avanzata in termini di tracciabilità e il Brasile è molto ben attrezzato per questo, ma non tutte le regioni del Paese sono ugualmente preparate", ha aggiunto.

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