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Perché il Sud del mondo si oppone alla legge anti-deforestazione dell'Ue

Alberi giacciono in un'area disboscata di fronte a una casa nella Riserva Estrattiva Chico Mendes, a Xapuri, nello Stato di Acre, Brasile, 6 dicembre 2022.
Alberi giacciono in un'area disboscata di fronte a una casa nella Riserva Estrattiva Chico Mendes, a Xapuri, nello Stato di Acre, Brasile, 6 dicembre 2022. Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Diritti d'autore AP Photo/Eraldo Peres
Di Isabel Marques da Silva
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Questo articolo è stato pubblicato originariamente in inglese

Secondo i suoi detrattori, la legge dell'Ue che mira a vietare i prodotti che contribuiscono alla deforestazione potrebbe avere anche alcune conseguenze collaterali negative

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In una lettera inviata all'inizio del mese ai funzionari della Commissione e del Parlamento europeo, gli ambasciatori di 17 Paesi hanno descritto il Regolamento europeo sui prodotti esenti da deforestazione come un "sistema unilaterale intrinsecamente discriminatorio e punitivo, potenzialmente incompatibile con gli obblighi dell'Organizzazione mondiale del commercio".

I firmatari sono i rappresentanti di Argentina, Brasile, Bolivia, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Ghana, Guatemala, Honduras, Indonesia, Costa d'Avorio, Malesia, Messico, Nigeria, Paraguay, Perù e Tailandia. Chiedono una modifica della legislazione e un "dialogo aperto" sulle possibili misure di mitigazione, in particolare per aiutare le piccole e medie imprese.

Il regolamento, entrato in vigore a fine giugno, stabilisce criteri specifici sulla tracciabilità, la certificazione e le procedure doganali per determinati prodotti che entrano nel mercato dell'Ue, al fine di impedire le importazioni di quelli che contribuiscono alla deforestazione o al degrado delle foreste.

Le aziende hanno 18 mesi di tempo per adeguarsi alle regole, con un periodo di adattamento più lungo per le micro e piccole imprese.

Il nuovo sistema di classificazione

"La legislazione è unilaterale, poiché è stata creata senza un dialogo effettivo con i Paesi produttori e senza essere supportata da alcun negoziato a livello internazionale", dice a Euronews Pedro Miguel da Costa e Silva, ambasciatore del Brasile presso l'Unione.

"Siamo partner dell'Ue in diversi forum ambientali multilaterali e nell'Omc. Speravamo in un approccio più cooperativo", ha aggiunto, sottolineando che il Brasile è "il principale fornitore esterno di prodotti agricoli dell'Unione".

Da Costa e Silva deplora il nuovo sistema di classificazione da cui dipende la legge, che a suo dire si concentra principalmente sui prodotti agricoli, e che suddivide i Paesi in categorie di rischio - alto, basso e standard. Questo impone condizioni differenziate per l'accesso al mercato europeo.

Per l'Indonesia, uno dei maggiori esportatori mondiali di prodotti in legno, olio di palma, cacao e caffè, la legge non tiene conto degli sforzi dei Paesi per bilanciare la conservazione della natura con i mezzi di sostentamento della popolazione, e non fornisce loro un accesso adeguato alle competenze, all'assistenza finanziaria e tecnica.

"Con questo sistema unilaterale settaggio degli standard, l'Ue assegnerà un bollino a qualsiasi Paese, sia esso fautore o oppositore dell'ambiente, ignorando i suoi sforzi per combattere il cambiamento climatico e la deforestazione nella sua regione", le parole dell'ambasciatore indonesiano Andri Hadi.

"L'approccio univoco dell'Ue non prende in considerazione le differenze e le specificità di ogni Paese, che si tratti della flora, della fauna o del suo popolo e delle sue tradizioni".

La lettera arriva persino a suggerire che la legislazione non solo sarà inefficace nei suoi sforzi per proteggere le foreste in tutto il mondo, ma avrà danni collaterali come l'aumento della povertà, la distrazione delle risorse e l'ostacolo al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030.

La Commissione europea è consapevole delle preoccupazioni, ma respinge l'etichetta discriminatoria, poiché "sarà applicata anche ai produttori nazionali", ha dichiarato a Euronews Daniela Stoycheva, addetta stampa di Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l'Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca.

"Il regolamento sarà attuato in modo equo, senza costituire una discriminazione arbitraria o ingiustificata per i produttori dei Paesi terzi o una restrizione dissimulata al commercio. È stato concepito per essere pienamente compatibile con le regole dell'Organizzazione Mondiale del Commercio".

Modifiche improbabili

L'esecutivo dell'Ue ha dichiarato che il dialogo sarà intensificato, sia a livello bilaterale che nelle sedi multilaterali e, nel caso dell'Indonesia e della Malesia, attraverso un'apposita task force.

Ma non c'è dubbio che le istituzioni comunitarie non hanno alcuna intenzione di cambiare la legge.

"In questo momento, il regolamento è nell'Ue e la sua modifica richiederebbe un lungo processo di procedura legislativa ordinaria, prospettiva a oggi non prevista", spiega a Euronews David Kleimann, analista politico del think tank Bruegel.

"Il Servizio europeo per l'azione esterna è attualmente impegnato a comunicare i requisiti di conformità del regolamento all'Organizzazione mondiale del comemrcio e nei Paesi maggiormente interessati. La questione è se l'Ue sia in grado di mettere in atto misure di accompagnamento sufficienti a mantenere bassi i costi di conformità per le piccole e medie imprese".

Anche il Parlamento europeo è fermo sulle sue posizioni. Per il deputato socialista tedesco Bernd Lange, presidente della commissione parlamentare per il Commercio internazionale, la legge invia un chiaro messaggio al mondo: "Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e a lavorare attivamente alle soluzioni".

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"Nella legislazione si pone l'accento sull'agire insieme. Ad esempio, abbiamo istituito una task force con l'Indonesia e discusso dell'attuazione congiunta e delle certificazioni in Brasile, dove abbiamo anche istituito un progetto per la tracciabilità".

Rischio arbitrato

Il principale motore della deforestazione globale è l'espansione dei terreni agricoli e l'argomento alimenta un intenso dibattito politico. Con questa legge, l'Ue, uno dei principali consumatori di prodotti agricoli, non solo vuole ridurre il proprio ruolo commerciale nella distruzione delle foreste, ma anche dimostrare al mondo i propri impegni in materia di clima. 

I partner globali, tuttavia, avvertono che l'Ue deve essere più diplomatica nei suoi sforzi, soprattutto perché deve rafforzare le alleanze se vuole diventare meno dipendente da alcuni Paesi, come la Cina, per le materie prime critiche.

L'ambasciatore indonesiano ha chiesto di evitare qualsiasi "perturbazione del commercio", aggiungendo che "portare il caso all'Omc per il momento è prematuro perché il regolamento non è ancora stato attuato". Tuttavia, ha affermato che "si tratta di un'opzione da utilizzare come ultima risorsa".

Il suo omologo brasiliano sostiene di aspettarsi dall'Ue "apertura a un dialogo effettivo e reale, a parità di condizioni, con i Paesi produttori, che comprenda la regolamentazione della legislazione in modo ragionevole, riconoscendo le pratiche di produzione sostenibile dei Paesi produttori"..

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Per David Kleimann, "la lettera dovrebbe essere vista come un disperato grido d'aiuto che l'Ue dovrebbe prendere molto sul serio".

Tuttavia, aggiunge, è improbabile che un processo dell'Omc sia favorevole ai querelanti, visto che l'organizzazione porti molto ai querelanti, per le politiche dell'organizzazione sulla protezione delle risorse naturali esauribili".

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