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Un organismo di etica europeo per spazzare la corruzione a Bruxelles

La Commissione europea propone un organismo di etica comune a tutte le istituzioni europee per contrastare la corruzione a Bruxelles
La Commissione europea propone un organismo di etica comune a tutte le istituzioni europee per contrastare la corruzione a Bruxelles Diritti d'autore Jennifer Jacquemart/CCE
Diritti d'autore Jennifer Jacquemart/CCE
Di Efi KoutsokostaGianluca Martucci
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La Commissione europea avanza la proposta per un'autorità che stabilisca regole comuni "per tutti i politici di Bruxelles". Ma i limitati poteri rischiano di renderla una tigre di carta

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La bufera delle perquisizioni e degli arresti legati allo scandalo delle tangenti che ha travolto il Parlamento europeo (il cosiddetto caso "Qatargate") chiama in causa la Commissione europea, che ora propone un organismo di etica che definisca regole chiare per i casi di corruzione quando i politici di Bruxelles ricevono regali e incontrano i lobbisti.

In palio c'è la fiducia dei cittadini in vista delle prossime elezioni europee di giugno 2024. Il 60% di loro non è soddisfatto di come l'Ue affronta la corruzione. Nel presentare la proposta la vicepresidente della Commissione responsabile per i Valori e la Trasparenza, Věra Jourová, non ha usato mezzi termini. "Il Qatargate ci ricorda che ci sono falle nel sistema, e quando ci sono questi scandali le persone non fanno differenza tra le istituzioni europee e i politici", ha detto in conferenza stampa.

L'obiettivo della Commissione europea è coinvolgere quante più istituzioni possibili già nella prima riunione del 3 luglio e chiudere i lavori entro nove mesi, prima del voto europeo.

Jourová ha spiegato ai giornalisti che l'efficacia dell'organo dipenderà anche dal numero delle istituzioni che decideranno volontariamente di aderire all'autorità di etica. Finora, ha rivelato la vicepresidente, solo il Comitato economico e sociale e il Comitato delle regioni hanno accettato formalmente l'invito della Commissione europea ad aderire a un organismo interistituzionale del genere. 

Ma per Transparency International si tratta di una "tigre di carta". L'organismo non potrà condurre indagini né imporre sanzioni. La mancanza di una base legale nei trattati istitutivi dell'Unione europea non permetterà all'autorità di avere poteri esecutivi, limitandola così a elaborare standard comuni su cosa è corruzione e cosa non lo è. Una volta definito il quadro, saranno i codici di condotta a recepire quanto concordato nei colloqui e gli organi disciplinari interni delle singole istituzioni a intervenire.

E secondo quanto proposto da Bruxelles, l'organismo non può sovrapporsi in alcun modo alle funzioni e ai poteri delle autorità investigative e giudiziarie nazionali ed europee, come l'Ufficio europeo per la lotta antifrode (Olaf) e la Procura europea (Eppo). Al contrario questa autorità etica interistituzionale dovrebbe garantire lo scambio di buone pratiche e "promuovere la cultura dell'etica nell'Unione europea".

"Per il momento sembra che l'Organismo etico non avrà un potere effettivo; non avrà poteri, mentre invece noi riteniamo che dovrebbe poter aprire indagini e imporre sanzioni, cosa che per il momento non avverrà", ha dichiarato Shari Hinds, policy officer a Transparency International.

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