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L'Europa tra price cap e scandalo di corruzione

La Germania è uno dei Paesi più scettici sul price cap
La Germania è uno dei Paesi più scettici sul price cap Diritti d'autore Olivier Matthys/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Olivier Matthys/Copyright 2022 The AP. All rights reserved
Di Efi Koutsokosta
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L'ultima settimana lavorativa per le istituzioni comunitarie vede il tanto atteso accordo sul tetto al prezzo del gas, mentre proseguono le indagini sul cosiddetto Qatargate

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Pochi giorni prima della fine dell'anno un'altra "missione impossibile" è stata compiuta" nell'Unione Europea: parole del ceco, Jozef Síkela, che ha presieduto la riunione dei ministri dell'Energia in cui è stato raggiunto un accordo per limitare il prezzo del gas importato nell'Unione.

L'accordo tanto atteso

Dopo mesi di dibattito sull'opportunità di un price cap, l'intesa prevede che il tetto entri in vigore quando i prezzi del gas superano i 180 euro/megawattora per tre giorni consecutivi di contrattazione al Ttf di Amsterdam, il mercato di riferimento per l'Europa. Contemporaneamente, dev'esserci una differenza superiore ai 35 euro/megawattora con il costo del gas naturale liquefatto sul mercato globale.

Comunque, non è stato possibile raggiungere un consenso completo: Austria e Paesi Bassi si sono astenuti, mentre l'Ungheria ha votato contro. Anche Paesi come la Germania non sono convinti, perché un limite di prezzo potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza degli approvvigionamenti di gas

"Sono un po' scettico sul fatto che introdurre un meccanismo di correzione del mercato sia la scelta giusta. Ma ora ci siamo accordati e direi che va bene, perché abbiamo molte garanzie e meccanismi per monitorare la situazione, e sospendere lo strumento in caso di minaccia all'approvvigionamento dell'Europa", ha detto il ministro dell'Economia tedesco Robert Habeck.

Come in ogni accordo, bisogna fare molta attenzione ai dettagli: tra condizioni di attivazione e garanzie di salvaguardia, l'impatto del price cap potrebbe essere molto contenuto. Soprattutto per quei Paesi che lo hanno fortemente voluto, come Belgio, Italia, Spagna e Grecia, per cui è vitale ridurre le bollette energetiche pagate dai propri i cittadini e dalle proprie imprese.

Natale frugale

In obiettivo fondamentale, visto che in tutta Europa le famiglie sono alle prese con i prezzi elevati dell'energia, ma anche del cibo. Con l'avvicinarsi del Natale sembra che le persone siano più riluttanti a spendere rispetto agli anni precedenti.

Secondo l'ufficio di statistica del Belgio, ad esempio, il prezzo dei prodotti alimentari nel Paese è aumentato di quasi il 15%. Questo incremento si sente nei conti domestici e può tradursi in sacrifici sul menu delle feste, come raccontano a Euronews dal mercato di Saint-Gilles, nella regione di Bruxelles.

"Penso che le persone si stiano rendendo conto che c'è una crisi in corso e controllano maggiormente le loro spese", dice un commerciante di frutta secca.

“L'aumento dei prezzi non si percepisce sul singolo prodotto, ma sul totale della spesa... un po' più caro questo, un po' più caro quell'altro...e quando vedi il conto, te ne accorgi", spiega un cliente.

Uno scandalo "senza precedenti"

E mentre i cittadini europei pagano il prezzo dell'inflazione, nell'unica istituzione eletta direttamente da loro, il Parlamento comunitario, si consuma uno scandalo di corruzione senza precedenti. La stampa l'ha battezzato "Qatargate", e ha tutti gli elementi di un film di spionaggio: servizi segreti, politici di alto livello, e tanti, tanti soldi.

Risponde alle domande di Euronews Michiel van Hulten, direttore della sezione europea di Transparency International

Presunta corruzione di funzionari delle istituzioni, coinvolgimento di una vicepresidente del Parlamento europeo... è sorprendente?

Sì, è uno scandalo di proporzioni colossali. In tutto il mio periodo a Bruxelles, non ho mai visto niente di simile, sia in termini di somme di denaro, sia per il numero di persone coinvolte in questo caso. Quindi penso che sia davvero un caso senza precedenti.

Si parla molto della cosiddetta "zona grigia" in cui agirebbero le lobby qui a Bruxelles. Ma di cosa si tratta?

Una delle proposte che abbiamo presentato alle istituzioni era, ad esempio, quella di rendere obbligatorio un registro di trasparenza e di includere le attività di lobbying da parte dei governi stranieri nei regolamenti da rispettare.

Abbiamo anche chiesto a lungo agli eurodeputati di pubblicare i loro incontri con i lobbysti e mentre le regole sono state modificate in una certa misura e alcuni eurodeputati sono ora tenuti a riferire le loro riunioni, non è così per tutti e anche quelli a cui è richiesto di farlo non sempre lo fanno. Questo accade perché praticamente non ci sono controlli, la sorveglianza è molto permissiva e non ci sono sanzioni per le persone che infrangono le regole. Quindi è molto allettante non attenersi alle regole quando si sa che non verranno applicate.

Una delle Ong coinvolte, quella fondata dall'ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri, non è mai stata iscritta nel cosiddetto Registro per la trasparenza dell'Unione Europea, ma la Commissione ha dato il via libera a un ex Commissario per farne parte come membro onorario. Abbiamo un problema?

Per noi è incomprensibile che la Commissione europea consenta a un ex membro di assumere un ruolo nel consiglio di amministrazione di un'organizzazione che non è nel registro per la trasparenza ed è chiaramente attiva nell'influenzare la legislazione dell'Unione. Questo dimostra che l'autocontrollo che attualmente caratterizza gli organismi etici delle istituzioni europee non funziona: Fintanto che Commissione e Parlamento sono i controllori di sé stessi, quando si tratta di problemi di questo tipo, non eseguiranno mai il tipo di indagine approfondita e i controlli dei precedenti necessari per assicurarsi che le decisioni siano conformi alle regole. Quindi abbiamo bisogno di un organismo etico indipendente dell'Unione Europea, un ethic body, che svolga questo ruolo al posto di Commissione e Parlamento.

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Natale a Kiev

Nel centro della città di Kiev si è acceso un albero di Natale, che mostr la ferrea volontà di celebrare, nonostante tutto, la stagione delle feste. La giornata, iniziata con una serie di attacchi alle infrastrutture critiche della capitale ucraina, si è conclusa con l'inaugurazione dell'albero artificiale alto 12 metri, decorato con bianche colombe della pace.

Decine di residenti hanno sfidato le temperature sotto lo zero, per ammirare l'albero situato accanto alla Cattedrale di Santa Sofia e alle sue emblematiche cupole dorate. La pace è l'augurio più grande che si possa fare a questo Paese per il 2023.

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