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La Corte Ue condanna la Polonia per la sua riforma della giustizia

La riforma della giustizia polacca comprende una controversa legge legge sulla responsabilità dei magistrati
La riforma della giustizia polacca comprende una controversa legge legge sulla responsabilità dei magistrati Diritti d'autore Alik Keplicz/Copyright 2016 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Alik Keplicz/Copyright 2016 The AP. All rights reserved
Di Jorge LiboreiroVincenzo Genovese
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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"Le misure sono incompatibili con le garanzie di accesso a un tribunale indipendente e imparziale", recita la sentenza: un duro colpo nella lunga battaglia tra Varsavia e le istituzioni comunitarie

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La riforma della giustizia lanciata dalla Polonia nel dicembre 2019 viola il diritto europeo, perché mina il diritto di accesso a un sistema giudiziario indipendente e imparziale. Lo afferma la Corte di giustizia europea in una sentenza molto attesa.

"Il valore dello Stato di diritto fa parte dell’identità stessa dell’Unione quale ordinamento giuridico comune e si concretizza in principi che comportano obblighi giuridicamente vincolanti per gli Stati membri", recita la sentenza.

"Le misure adottate sono incompatibili con le garanzie di accesso a un tribunale indipendente e imparziale".

"Le misure adottate sono incompatibili con le garanzie di accesso a un tribunale indipendente e imparziale"
Sentenza della Corte di Giustizia dell'Ue sulla riforma polacca

Botta e risposta

La controversa riforma modificava i rapporti tra i tribunali in Polonia, impedendo ai giudici di mettere in discussione l'imparzialità reciproca e di rivedere la legittimità delle rispettive nomine.

Ma introduceva anche un organismo apposito, la camera disciplinare nella Corte Suprema, per punire i giudici in base alle loro sentenze, con il rischio di influenzarne significativamente le decisioni. Possibili sanzioni includevano la riduzione dello stipendio, la sospensione temporanea delle funzioni e la revoca dell'immunità per consentire l'avvio di un procedimento penale.

Varsavia ha difeso l'organismo, fortemente criticato dalla Commissione e dal Parlamento europeo, come strumento necessario per eliminare l'influenza dall'era comunista e reprimere la corruzione. 

E la risposta a quest'ultima sentenza è stata particolarmente piccata: "La principale Corte dell'Ue è corrotta. La decisione non è stata presa da dei giudici, ma da uomini politici, in violazione dei trattati", ha dichiarato il ministro della Giustizia polacco Zbigniew Ziobro.

Al contrario, esulta il commissario europeo alla Giustizia Dydier Reynders: "Questa legge viola i principi cardine dell'ordine legale europeo. Ci aspettiamo che la Polonia si adegui integralmente alla sentenza". 

"La principale Corte dell'Ue è corrotta"
Zbigniew Ziobro
Ministro della Giustizia della Polonia

Una riforma molto discussa

La Corte di giustizia europea aveva già precedenza stabilito che la camera era incompatibile con il diritto comunitario, perché non soddisfa il necessario requisito di indipendenza e di imparzialità, imponendo una serie di misure provvisorie e  ordinandone lo smantellamento.

Il continuo rifiuto della Polonia di conformarsi a queste misure aveva portato la Corte a infliggere al paese, il 27 ottobre 2021, una multa da record di un milione di euro al giorno, poi ridotta a 500mila euro nell'aprile 2023 dopo che l'organo disciplinare contestato era stato sostituito con una "camera di responsabilità professionale".

L'ultima sentenza conclude la causa e interrompe la sanzione, ma la Polonia dovrà comunque pagare le penalità comminate per i giorni trascorsi.

La privacy dei giudici

Nella sua sentenza, la Corte di giustizia ha ribadito la sua posizione sui poteri punitivi della camera e contestato direttamente l'obbligo per i giudici di fornire dati personali, come l'appartenenza a partiti politici e l'affiliazione a Ong. 

"La pubblicazione online di informazioni relative alla passata appartenenza a un partito politico non è, nel caso di specie, appropriata per raggiungere il presunto obiettivo di rafforzare l'imparzialità dei giudici", sostiene la Corte.

La divulgazione anzi "può esporre i giudici a rischi di indebita stigmatizzazione, influenzando ingiustificatamente la percezione di quei giudici da parte degli individui e del pubblico in generale".

Il governo polacco aveva già parziamente fatto dietrofront, promettendo di affrontare gli aspetti più controversi della riforma anche e soprattutto per ottenere i 35 miliardi di euro del suo Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Proprio il Pnrr è il capitolo più importante della lunga disputa tra Varsavia e le istituzioni comunitarie, spiega a Euronews Jakub Jaraczewski di Democracy Reporting International.

"Questa è una vittoria per la Commissione europea, perché la Corte ha adottato la sua posizione in toto. Ma sembra una di quelle vittorie che non influiscono molto sul risultato finale. Perché la vera partita si sta giocando altrove".

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