Negati i domiciliari a Ilaria Salis: l'insegnante di nuovo in catene in aula, Marchesi torna libero

Ilaria Salis all'udienza a Budapest il 28 marzo 2024
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Di Gabriele BarbatiEuronews
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Ilaria Salis è arrivata in tribunale ancora una volta in manette e incatenata trascinata da un agente. I giudici ungheresi non hanno concesso i domiciliari all'insegnante milanese. Respinta la richiesta di Budapest di estradizione di Gabriele Marchesi

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Ilaria Salis resta in cella. Il tribunale di Budapest ha respinto la richiesta di passare ai domiciliari in Ungheria presentata dai legali della trentanovenne in carcere da 13 mesi con l'accusa di aver aggredito due esponenti di estrema destra. L'insegnante milanese è apparsa in tribunale con manette ai polsi, ceppi e catene alle caviglie e una catena tirata da un agente come un guinzaglio esattamente come accaduto nell'udienza del 29 gennaio.

L'attivista antifascista ha dato il permesso scritto ai mezzi d'informazione italiani di pubblicare le immagini che la ritraggono "con le manette e tutte le catene che eventualmente decideranno di mettermi in occasione dell'udienza del 28 marzo 2024".

Per problemi tecnici, si sono allungati i tempi nel processo e il giudice Jozsef Sòs ha deciso di non ascoltare una delle vittime e i due testimoni previsti per oggi. Si passerà quindi solo ad ascoltare Ilaria Salis e poi alla decisione sulla richiesta dei domiciliari. Fissata inoltre al 24 maggio la prossima udienza.

Il destino di Ilaria Salis passa anche dall'udienza che si è tenuta giovedì in Italia. Nelle stesse ore in Corte d'Appello a Milano ha respinto la richiesta di estradizione in Ungheria di Gabriele Marchesi, 23 anni, arrestato sulla base di un mandato di cattura europeo come complice di Salis.

Amici e legali di Ilaria Salis minacciati a Budapest

"Stai zitto o ti spacco la testa": è quanto un gruppo di pochi estremisti di destra ha detto al gruppo composto dai legali e amici di Ilaria Salis al loro arrivo al tribunale di Budapest, dove oggi è prevista la seconda udienza del processo per l'attivista milanese. "Ci aspettavano e ci hanno insultato e minacciato in ungherese," ha detto l'avvocato Eugenio Losco.

"Ci hanno fatto delle riprese con i telefonini, ci hanno ripreso e il nostro traduttore ci ha detto che ci stavano minacciando", ha proseguito Losco. Del gruppo di una quindicina di persone italiane minacciate faceva parte anche Zerocalcare, oltre a esponenti di Giuristi democratici.

Le lettere dal carcere di Ilaria Salis in attesa dell'udienza

"Ho la consapevolezza profonda, che dimora in fondo al cuore, di sapere quale sia la parte giusta della storia" ha scritto l'attivista antifascista in una nuova lettera pubblicata martedì dal quotidiano La Repubblica e dal Tg3 e ripresa dai media italiani. 

"Sono caduta in un pozzo profondissimo" senza sapere "se esista davvero un'uscita" confida Salis nei fogli riempiti a mano, che ripercorrono i suoi tredici mesi di arresto.

Nelle ultime settimane sono emersi numerosi scritti dalla cella, una sorta di diario in cui Salis ha raccontato nel dettaglio le brutture del carcere ungherese, la nostalgia dei familiari e dell'Italia, la speranza e la paura legate al suo futuro.

I legali di Salis puntano agli arresti domiciliari in Ungheria

Il padre di Ilaria, Roberto Salis, aveva dichiarato che la difesa avrebbe chiesto gli arresti domiciliari in Ungheria, al fine di ottenere il trasferimento in Italia "come concesso dalla normativa europea".

"Dopo tutto quello che è successo in Italia, dopo quanto si sono esposte, sarebbe imbarazzante per le istituzioni italiane se domani venissero negati i domiciliari a mia figlia", ha detto Salis mercoledì dopo avere visitato Ilaria in carcere.

All'udienza erano presenti anche una delegazione di parlamentari italiani di centrosinistra e il fumettista Zerocalcare che ha dedicato all'insegnante il lavoro In fondo al pozzo."È inaccettabile, questa udienza è stata una presa in giro notevole", ha detto la senatrice Pd Sandra Zampa. "Ci eravamo illusi di contare qualcosa, mi pare evidente che non contiamo niente", ha aggiunto la senatrice di Sinistra Italiana Ilaria Cucchi.

Nella prima udienza, l'insegnante si è dichiarata "non colpevole" dell'imputazione di "lesioni potenzialmente letali" ai due estremisti (che guarirono in pochi giorni e non sporsero denuncia), una fattispecie per cui la procura ha chiesto undici anni di reclusione.

Lo scontro tra Roma e Budapest sul caso Salis

La vicenda di Salis ha impegnato Roma e Budapest in un confronto diplomatico serrato, in cui l'Italia ha cercato di fare valere i diritti dell'imputata e l'Ungheria ha replicato di non gradire interferenze né di potere intervenire sulla giustizia nazionale.

Budapest ha un conto aperto sulla garanzia dei diritti civili e del giusto processo con l'Unione europea, che ha bloccato miliardi di euro di fondi di coesione all'Ungheria chiedendo garanzie sui diritti civili nel Paese, poi concessi in seguito a una riforma e alla necessità di fare cadere il veto sugli aiuti all'Ucraina.

"Non va bene, vanno sempre rispettati i diritti dei detenuti, soprattutto di quelli in attesa di giudizio come prevedono le norme comunitarie: continuiamo ripeterlo. Mi auguro che possano essere concessi gli arresti domiciliari e che poi possa essere assolta. Ma non politicizziamo il processo, perché se viene politicizzato chi ne subisce più le conseguenze è Salis", ha detto il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani.

Il caso di Gabriele Marchesi da cui può dipendere la sorte di Salis

Lo scorso febbraio i giudici di appello di Milano hanno sospeso la decisione sulla richiesta di estradizione di Gabriele Marchesi, co-indagato con Salis, in attesa di sapere dalle autorità ungheresi se siano previste misure alternative alla detenzione in carcere del giovane. I giudici si sono pronunciati oggi, giovedì 28 marzo, sostenendo che esiste un "rischio reale di un trattamento inumano e degradante nelle carceri ungheresi e c'è fondatezza di timori di reali rischi di violazione dei diritti fondamentali".

Gli avvocati di Marchesi avevano depositato una memoria in cui parlano di "concreto pericolo" che il loro assistito "possa essere sottoposto a trattamenti contrari all'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo", sul divieto di tortura o trattamenti degradanti.

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Budapest: "Il governo non interferisce"

Nella serata di giovedì è arrivato il primo commento del governo di Budapest. "L'Ungheria è uno stato di diritto e il governo non interferisce in nessun modo nelle competenze della magistratura", ha detto l'ufficio stampa del ministero degli Esteri ungherese, rispondendo a una domanda dell'agenzia Ansa. Il padre di Ilaria ha intanto fatto sapere che farà appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

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