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Taiwan al voto: sulle urne gli occhi puntati di Cina e Stati Uniti

Un comizio elettorale a Taiwan
Un comizio elettorale a Taiwan Diritti d'autore Louise Delmotte/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Louise Delmotte/Copyright 2024 The AP. All rights reserved
Di Andrea Barolini
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I cittadini di Taiwan sono chiamati a scegliere un nuovo presidente e a rinnovare l'assemblea parlamentare

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I cittadini di Taiwan sono chiamati alle urne nella giornata di sabato 13 gennaio per eleggere un nuovo presidente e una nuova assemblea parlamentare. Si tratta di una tornata particolarmente delicata, dal momento che i rapporti con la Cina sono sempre più tesi. Non è un caso se all'esito del voto sono particolarmente interessati anche a Washington

Chi sono i candidati alla presidenza di Taiwan

Come noto, infatti, Pechino da tempo rivendica la propria sovranità sull'isola asiatica, e in un recente discorso il presidente cinese Xi Jinping ha spiegato che "la riunificazione è inevitabile". Il tema, come facilmente immaginabile, è stato perciò al centro della campagna elettorale, animata da tre candidati: l'attuale vice-presidente Lai Ching-te, del Partito Democratico Progressista (Dpp), Hou Yu-ih esponente del principale partito nazionalista di opposizione (Kuomintang, Kmt) e l'ex sindaco della capitale Taipei, Ko Wen-je, del Partito Popolare di Taiwan (Tpp).

Proprio in merito ai rapporti con la Cina la distanza è particolarmente evidente tra i candidati. Il Kmt è il partito più conservatore ed è storicamente a favore di stretti legami con il governo di Pechino. Il Dpp, al contrario, ha un orientamento più progressista ed è considerato vicino agli Stati Uniti. Infine, la posizione del Tpp è quella meno schierata. 

Il nodo dei rapporti con la Cina al centro della campagna elettorale

Lai, infatti, ha fatto ricordato che la scelta di abbandonare la carriera da chirurgo per entrare in politica dipese proprio dalle esercitazioni militari condotte dalla Cina attorno a Taiwan nel 1996: un tentativo, a suo avviso, di intimidire gli elettori dell'isola in vista delle presidenziali dello stesso anno. "Volevo proteggere la democrazia appena nata a Taiwan. Ho rinunciato ad un lavoro ben pagato", ha spiegato il vice-presidente.

Hou è invece l'ex capo delle forze di polizia di Taiwan. Ha affermato che il punto di vista di Lai sulle relazioni con Pechino è particolarmente pericoloso per la Nazione insulare, poiché rischierebbe di portare incertezza economica e, a termine, potrebbe perfino scatenare una guerra: "Io sostengo il pragmatismo nelle relazioni con la Cina, la difesa della sicurezza nazionale e la protezione dei diritti umani", ha affermato.

Il voto dei giovani e le questioni economiche

Ko ha invece un forte appeal tra gli elettori più giovani, ma risulta in terza posizione nella maggior parte dei sondaggi fin qui effettuati. Per l'elettorato meno anziano di Taiwan, le questioni economiche appaiono preminenti rispetto a quelle di politica estera, e di conseguenza la campagna elettorale del candidato del Tpp si è concentrata soprattutto su tali temi.

Sebbene nel Paese l'inflazione non sia così alta, in molti ritengono il costo della vita troppo elevato, e tra i temi di cui si è discusso c'è quello di un aumento del salario minimo. Si è parlato inoltre a lungo di energia: l'isola importa la quasi totalità di quella di cui ha bisogno e non di rado si sono verificati estesi black-out. Per questo si è discusso anche dell'opportunità di rilanciare un programma nucleare, anche se nel 2021 un referendum ha impedito la ripresa dei lavori di costruzione di una centrale.

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