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La riforma costituzionale voluta da Meloni potrebbe essere storica o aprire una crisi politica

Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri italiano
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei ministri italiano Diritti d'autore Roberto Monaldo/LaPresse
Diritti d'autore Roberto Monaldo/LaPresse
Di Gabriele BarbatiGiorgia Orlandi
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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Tra le priorità della maggioranza di centrodestra c'è quella di dare a un esecutivo la stabilità necessaria ad arrivare in fondo alla legislatura. Di contro c'è il precedente di Matteo Renzi

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La premier Giorgia Meloni è determinata a portare avanti la riforma costituzionale che introdurrebbe l'elezione diretta del primo ministro in Italia.

Si tratta delle proposte più ambiziose del governo. Meloni l'ha definita la “madre di tutte le riforme” con l'obiettivo di dare maggiore stabilità all'esecutivo, al pari di quanto accade in altri Paesi europei come Francia e Germania. 

Il disegno di legge è stato già approvato dal Consiglio dei ministri, ma necessita dell'ulteriore approvazione del Parlamento e probabilmente di un referendum popolare. 

L'articolo 138 della Costituzione italiana infatti prevede due votazioni in ognuno dei rami parlamentari, la Camera dei Deputati e il Senato. Una riforma costituzionale va approvata con maggioranza assoluta in seconda votazione.

Il testo approvato tuttavia può essere sottoposto successivamente a referendum su richiesta di 500 mila elettori, di un quinto dei membri di una camera o di cinque Consigli regionali, tranne nei casi in cui le camere abbiano approvato in seconda deliberazione con la maggioranza dei due terzi dei componenti. 

Potrebbe essere difficile per Giorgia Meloni ottenere in Parlamento un favore tanto ampio alla sua proposta di elezione diretta del premier.

Le reazioni al disegno di legge non sono state di grande favore anche nel centrodestra
Raffaele Bifulco
Professore Diritto costituzionale Università Luiss

"Le reazioni alla presentazione del disegno di legge costituzionale non sono state di grande entusiasmo, non solo da parte di chi si oppone per mestiere, ma anche  da parte di esponenti del centro e di qualcuno del centrodestra" spiega Raffaele Bifulco, professore di diritto Costituzionale all'Università Luiss Guido Carli di Roma.

Secondo il professor Bifulco, ci vorranno almeno diciotto mesi per discutere il testo in Parlamento. Se la riforma costituzionale passasse, prosegue, "sarebbe un successo significativo" per la premier e un "segnale importante dell'Italia all'Europa". 

Meloni ha spesso dichiarato come priorità quella di dare ai governi la necessaria stabilità per terminare la legislatura. 

A questo si aggiungerebbe la possibilità di un rafforzamento del potere esecutivo mai riuscito ai suoi predecessori, per quanto l'elezione diretta del presidente del Consiglio richiederebbe probabilmente anche l'ennesima modifica della legge elettorale italiana.  

L'annuncio del premier Matteo Renzi delle sue dimissioni nel 2016

Una mancata approvazione della riforma invece,  in Parlamento o alle urne in caso di referendum, aprirebbe la strada a diversi interrogativi.

Nel 2016 la bocciatura di una vasta modifica costituzionale, voluta fortemente dall'allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, condusse infatti alle dimissioni di quest'ultimo.

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