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Niger, i Paesi dell'Ecowas pongono gli eserciti in stato d'allerta

I leader dell'Ecowas riuniti ad Abuja, in Nigeria, il 10 agosto 2023
I leader dell'Ecowas riuniti ad Abuja, in Nigeria, il 10 agosto 2023 Diritti d'autore Gbemiga Olamikan/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Diritti d'autore Gbemiga Olamikan/Copyright 2023 The AP. All rights reserved
Di Andrea Barolini
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Al termine della riunione straordinaria dell'Ecowas i Paesi membri hanno disposto la preparazione dei propri eserciti per un possibile intervento militare in Niger

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Le nazioni appartenenti alla Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) hanno disposto il dispiegamento immediato delle loro forze armate, con l'obiettivo di "ripristinare l'ordine costituzionale" dopo il golpe militare che ha portato alla destituzione del presidente del Niger, Mohamed Bazoum. La decisione è stata assunta al termine di un vertice tenuto dai Paesi membri in Nigeria

I Paesi dell'Ecowas cercheranno ancora una via diplomatica

Sembrano dunque appese a un filo le possibilità di una soluzione pacifica della crisi in Niger, nonostante i leader africani abbiano ribadito di voler privilegiare una via diplomatica. La lunga riunione straordinaria dell'Ecowas ha portato all'adozione di una linea dura nei confronti dei militari al potere a Niamey, con l'obiettivo di aumentare la pressione nei loro confronti e sperare in un passo indietro. 

La strada del dialogo sembra tuttavia tortuosa, anche per via dei segnali arrivati dalla giunta nigerina, che ha minacciato di uccidere Bazoum e disposto l'insediamento di un nuovo governo filo-golpista. A capo dell'esecutivo c'è un civile, ma i posti chiave ai vertici dei ministeri degli Interni e della Difesa sono stati occupati da generali. 

I militari minacciano di uccidere Bazoum e insediano un nuovo governo

Quattro giorni prima del vertice dell'Ecowas era scaduto un ultimatum di sette giorni concesso dalla stessa organizzazione ai generali nigerini, con la minaccia di un intervento militare per consentire a Bazoum di tornare al proprio posto. Il leader nigeriano Bola Tinubu, aprendo il summit aveva però dovuto constatare il fallimento dei primi tentativi di individuare una soluzione non bellica alla crisi. Ciò nonostante, aveva comunque lanciato un appello a "coinvolgere tutte le parti in causa, compresi i golpisti, in discussioni serie per convincerle a cedere il potere e reintegrare il presidente Bazoum". 

Parole che, inizialmente, erano apparse come una definitiva rinuncia all'uso della forza. Al contrario, il comunicato finale, oltre ad annunciare un inasprimento delle sanzioni contro la giunta nigerina, ha fatto sapere che gli eserciti degli undici Stati membri sono stati posti in allerta, con un ordine di dispiegamento in vista di un possibile intervento. Un vertice degli stati maggiori è previsto nella giornata di sabato 12 agosto in Ghana.

Il nodo del quadro giuridico di un eventuale intervento militare

Non è possibile al momento stabilire quando, e soprattutto in quale cornice giuridica, verrebbe effettuata un'ipotetica invasione del Niger. L'Ecowas, infatti, ha chiesto all'Unione Africana di concedere il proprio via libera, esoprattutto ha invocato il sostegno di quanti più partner possibile, incluse le Nazioni Unite

I golpisti hanno anche respinto l'appello del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres al "rilascioimmediato e incondizionato" del deposto Bazoum. Ed hanno appunto avvertito che lo "uccideranno" in caso di intervento armato internazionale. Il messaggio era stato recapitato all'inviata americana a Niamey, Victoria Nuland, che nei giorni scorsi aveva tentato una mediazione. 

Francia e Stati Uniti hanno espresso il loro sostegno all'Ecowas, anche se il segretario di Stato americano Anthony Blinken, ha ribadito la necessità di cercare, se possibile, una soluzione pacifica.

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