Israele, sedicesimo sabato di proteste contro il governo Netanyahu e la sua riforma della giustizia

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Di Michela Morsa
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Centinaia di migliaia di israeliani sono scesi di nuovo in piazza contro la controversa riforma di giustizia, nonostante il 27 marzo il primo ministro Benjamin Netanyahu ne abbia annunciato la sospensione

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Centinaia di migliaia di israeliani sono scesi in piazza a Tel Aviv e in altre città del Paese per il 16esimo sabato consecutivo, per protestare contro il governo di Benjamin Netanyahu e la sua controversa riforma della giustizia. 

Le proteste continuano nonostante l'annuncio del primo ministro, il 27 marzo, di una "messa in pausa" della proposta di legge fino all'estate per consentire i colloqui sulla riforma.

La pausa, infatti, non convince i manifestanti, che chiedono che la revisione sia completamente annullata, perché considerata un assalto al sistema di pesi e contrappesi del Paese e una minaccia alla stessa democrazia israeliana. 

La riforma darebbe a Netanyahu, che è sotto processo per corruzione, e ai suoi alleati di coalizione, la più estremista nella storia di Israele, l'ultima parola nella nomina dei giudici. Darebbe inoltre al Parlamento l'autorità di annullare le decisioni della Corte Suprema e di limitare la capacità della Corte di rivedere le leggi.

"Non si tratta della cosiddetta riforma giudiziaria, ma della democrazia", ha detto Sheila Katz, capo del Consiglio nazionale delle donne ebree. "Affinché i vostri sacri tribunali possano proteggere i diritti di tutte le persone, devono rimanere indipendenti dalla politica", ha aggiunto. 

""Se non foste scesi in piazza, il disastro sarebbe già avvenuto", ha detto Yair Lapid, capo dell'opposizione, durante un comizio sabato a Hod Hasharon, vicino alla capitale. 

La protesta di massa arriva a pochi giorni dalla Giornata della memoria israeliana che quest'anno, in base al calendario ebraico, coincide con la Festa della liberazione italiana del 25 aprile. In vista della ricorrenza, i familiari dei militari uccisi hanno tenuto una veglia a lume di candela a Tel Aviv per commemorare i caduti. Uno striscione recitava: "Difenderemo ciò per cui siete caduti".

Tra le bandiere bianche e blu e gli striscioni contro Netanyhau, soprannominato "ministro del crimine", campeggiavano anche cartelli con il numero 75, in riferimento al 75esimo anniversario dello Stato ebraico del prossimo 14 maggio

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