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L'Armenia si prepara ad andare alle urne: "rischio violenze post-voto"

Di Euronews
Yerevan, 17 giugno: il premier uscente Nikol Pashinyan con la moglie Anna Hakobyan attendono di iniziare un comizio
Yerevan, 17 giugno: il premier uscente Nikol Pashinyan con la moglie Anna Hakobyan attendono di iniziare un comizio   -   Diritti d'autore  Areg Balayan/Areg Balayan
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L'Armenia va alle urne questa domenica per le elezioni anticipate indette dal premier Nikol Pashinyan, sullo sfondo della sua sconfitta militare in Azerbaigian nel 2020.

Pashinyan, che ha guidato la cosiddetta Rivoluzione di velluto contro l'oligarchia al potere in Armenia nel 2018, sta ora combattendo per la sua vita politica dopo che l'Azerbaigian ha riconquistato il controllo della regione contesa del Nagorno Karabakh in una guerra di sei settimane che si è conclusa con un cessate il fuoco mediato dalla Russia a novembre.

Come parte dell'accordo, l'Armenia ha accettato di cedere il territorio che il paese aveva catturato all'Azerbaigian nel 1994 e la sconfitta ha portato a proteste di piazza e richieste per le dimissioni del 46enne Pashinian, ex giornalista e leader delle proteste di tre anni fa.

Pashinyan ha scelto invece di scommettere su nuove elezioni parlamentari a pochi mesi dalla fine del conflitto, in cui quasi 6.000. persone sono state uccise. Il premier uscente sta affrontando l'opposizione dei rappresentanti dell'élite militare armena e spera che una buona prova elettorale possa mettere a tacere il dissenso, almeno per il momento.

'Perdente'

La sua formazione, il partito del "Contratto civile", che negli ultimi tre anni ha affrontato le radicate élite politiche ed economiche dell'Armenia, deve vedersela con un'opposizione guidata da Robert Kocharian, un ex presidente che ha bollato Pashinian come un "perdente" e lo ha accusato di codardia per aver posto fine alla guerra.

Areg Balayan/Areg Balayan
sostenitori di Nikol Pashynian durante un comizio a Yerevan, 17 giugno 2021Areg Balayan/Areg Balayan

Secondo un sondaggio dell'Istituto MPG i due partiti sarebbero al momento testa a testa, col 24% dei voti ciascuno. Pashinian punta a raggiungere un risultato più vicino possibile al 60%, così da restare in carica con un governo monocolore: un "mandato d'acciaio", lo ha definito il premier uscente, martellando il concetto a tutta la base, elettore per elettore, e brandendo effettivamente un martello durante i discorsi.

Uno dei suoi avversari è l'uomo che ha avuto un ruolo nel cacciare nel 2018, l'ex premier Serzh Sargsyan, che aveva ricoperto la carica per un decennio dal 2008, modificando nel 2015 la costituzione in modo da scartare i limiti di durata e poter continuare a guidare l'Armenia.

Kocharian ha a sua volta guidato l'Armenia per un decennio, tra il 1997 e il 2008.

Circa 2,6 milioni dei 2,9 milioni di armeni sono registrati per votare domenica ed eleggeranno 101 deputati su un totale di 22 partiti, un record per il paese, divisi in quattro blocchi elettorali. Se non si vince la maggioranza di governo, a luglio si terrà un secondo turno tra i due maggiori partiti.

'Scontri'

Non sorprende che il conflitto in Nagorno-Karabakh - che si trova all'interno dell'Azerbaigian ma era sotto il controllo delle forze di etnia armena prima dell'ultima recrudescenza armata - abbia dominato la campagne di tutti i candidati, facendo lievitare ulteriormente tensioni che erano già a livello d'allerta.

Insieme al linguaggio aggressivo di tutti e tre i principali leader, l'eredità del conflitto ha sollevato timori che un risultato vicino possa vedere la violenza post-elettorale.

"Il rischio di scontri di piazza è piuttosto alto dopo un voto preceduto da una campagna così aggressiva", si rammarica l'analista politico Viguen Hakobian.