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Covid-19, un anno fa l'OMS dichiarava la pandemia. Lo ha fatto troppo tardi?

Di Lauren Chadwick
Il top management di OMS per la pandemia di Covid-19
Il top management di OMS per la pandemia di Covid-19   -   Diritti d'autore  Salvatore Di Nolfi/AP
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Esattamente un anno fa, l'11 marzo 2020, nel corso di un soffocante briefing con la stampa (impensabile, oggi), l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarò la pandemia di Covid-19.

Secondo i più critici, si trattò di una decisione tardiva, e questo ritardo avrebbe complicato ancor più le cose nell'anno a venire.

Da lì ad un mese, metà dell'umanità si ritrovò confinata, o quasi. "Ad inizio gennaio sapevamo si trattava di una pandemia, e molti di noi lo dicevano pubblicamente", le parole di Michael Mina, assistente professore di epidemiologia alla T.H. Chan School of Public Health dell'Università di Harvard.

"Nel momento in cui abbiamo visto come il virus si stava diffondendo in tutta l'Asia orientale, nel sud-est asiatico e nel Medio Oriente, a poche settimane dalla sua scoperta, avremmo dovuto dichiararlo un virus pandemico. Noi non l'abbiamo fatto, il mondo non l'ha fatto e questo per me è stato l'inizio di una risposta segnata dall'inazione".

Quando la malattia Covid-19 è stata qualificata come pandemica, si contavano 118mila casi confermati in 114 paesi e più di 4mila morti. In Italia due giorni prima era stato dichiarato il lockdown nazionale. Molti altri Paesi UE avrebbero fatto lo stesso da lì a poco.

Esattamente un anno dopo, le statistiche sono impietose: oltre 117 milioni di infezioni e 2,6 milioni di morti a livello globale. L'aumento dei contagi è stato del 99.000%.

Quella dichiarazione dell'11 marzo 2020 non venne però strombazzata. Il direttore generale dell'OMS, Ghebreyesus, ammonì che "pandemia" non era una parola da usare "alla leggera o con negligenza".

Difese la decisione di suonare la massima allerta in quanto i casi erano aumentati di 13 volte in due settimane, e il numero di paesi colpiti era triplicato.

"È una parola che se usata male può causare una paura irragionevole o l'accettazione ingiustificata che la lotta è finita, e questo porterebbe a sofferenze e decessi non necessari".

Oggi, col senno di poi, molti esperti ritengono che siamo davanti alla peggiore pandemia da un secolo a questa parte, paragonata alla cosiddetta influenza spagnola del 1918 che causò decine di milioni di morti in tutto il mondo.

Cos'è una pandemia?

Per pandemia si intende la diffusione di una nuova malattia a livello globale, o il potenziale di una nuova malattia di diffondersi a livello globale. Le pandemie passate sono state spesso causate da virus influenzali animali, indica l'OMS.

La prima pandemia del 21° secolo è stata l'influenza H1N1, dal 2009 al 2010. Si stima che quel virus abbia causato tra le 100mila e le 400mila morti nel primo anno di circolazione.

La peggiore pandemia del XX secolo è stata quella di "spagnola" del 1918: i decessi stimati sono tra i 20 e i 50 milioni. Il virus SARS-CoV-2 che causa la Covid-19 è il primo coronavirus a causare una pandemia.

Un mese prima di dichiarare la pandemia, l'OMS la definì un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC). Era il 30 gennaio 2020. All'epoca, i casi erano meno di 100 e non c'era stato ancora nessun morto al di fuori della Cina.

Molti esperti ritengono che una combinazione di condizioni sfavorevoli, come la mancanza di test PCR e di dispositivi di protezione per il personale sanitario, abbia contribuito alla rapida diffusione del virus in diversi paesi durante il successivo mese di febbraio.

La Covid-19 è stata la sesta epidemia ad essere definita PHEIC o emergenza sanitaria globale, come prevede il regolamento sanitario internazionale del 2005 dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

Le precedenti PHEIC includono quella di H1N1, polio wild-type (che si trova in natura), ebola (nel 2014 e nel 2019) e Zika.

"La dichiarazione di pandemia non fa parte dell'architettura dell'OMS - non ha un significato legale come una PHEIC [emergenza sanitaria globale]", dice Clare Wenham, professore associato di politica sanitaria globale alla London School of Economics.

Quindi la dichiarazione di pandemia è stata probabilmente "uno strumento linguistico per cercare di incoraggiare i governi a prendere sul serio la minaccia, dato che la PHEIC non è stata efficace come sperato".

Secondo il diritto internazionale e l'OMS, la PHEIC rappresenta il più alto livello di allarme e viene concordata dagli stati membri così da innescare un'azione collettiva.

In effetti, a marzo, mentre dichiarava la pandemia, Tedros Ghebreyesus disse che i funzionari dell'OMS erano allarmati dal livello di "inazione" dei governi nell'arginare la diffusione della Covid-19. Continuò per settimane a sottolineare che era ancora possibile limitare la diffusione del virus attraverso una strategia di test, tracciamento e isolamento dei casi positivi.

Ma non fu colpa solo dell'OMS. Diverse critiche (si veda il piano pandemico non aggiornato da anni in Italia) hanno investito nei mesi successivi anche il livello di preparazione dei singoli Stati.

La dichiarazione di pandemia è arrivata troppo tardi?

Il prof. Mina dice di aver parlato con le principali aziende che producono kit diagnostici ad inizio 2020, e gli era stato indicato che la produzione di massa di test Covid non sarebbe stata assicurata.

"Se l'OMS avesse detto già a gennaio che questa era ovviamente una pandemia, già per definizione, avrebbe dato alle aziende un paio di mesi di tempo in più per iniziare a realizzare una propria infrastruttura per la produzione di test", ha detto in risposta a Euronews in una conferenza stampa di Harvard.

Un comitato dell'OMS si era riunito il 22 gennaio e aveva deciso di non dichiarare una PHEIC, tornando però sulla propria decisione una settimana dopo, visto il rapido evolversi della situazione.

"La PHEIC è progettata per essere una chiamata normativa alle armi ed indurre i governi a svegliarsi ed iniziare a prepararsi", le parole di Wenham. "Per molte ragioni, questo non è successo come previsto ad inizio 2020". Tra le ragioni, secondo l'esperta, la diffidenza dei governi e il prestigio calante dell'OMS.

Tuttavia, ha aggiunto la docente, c'è ancora bisogno di dati completi su quanto prontamente i singoli Stati agiscano dopo le dichiarazioni di emergenza sanitaria da parte dell'OMS.

Lunedì scorso, il direttore del dipartimento emergenze dell'OMS, Mike Ryan, ha detto che "sì, forse dobbiamo gridare più forte, ma forse alcune persone hanno bisogno di apparecchi acustici".

Secondo i critici, questa lentezza nella dichiarazione di pandemia ha solamente preannunciato i numerosi passi falsi - nazionali e internazionali - nella lotta al virus.

"Non guardare la scritta sul muro porta a gravi conseguenze", sottolinea Mina.

Il docente è in questo momento impegnato in una ricerca sui test rapidi, e afferma di non capire come mai c'è ancora resistenza da parte delle autorità nel lasciare che le persone si testino da sole a casa, senza prescrizione. "Un anno dopo, dopo tutto quello che abbiamo visto nella pandemia, siamo ancora qui a discutere se la gente ha bisogno di una prescrizione medica per farsi un test Covid... secondo me, a questo punto è spaventoso".

Riguardare indietro a quei primi giorni ci fa ricordare "la nostra incapacità nell'essere all'altezza della sfida, sia a livello di agenzie governative sia a livello politico", conclude Mina.