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Bataclan, l'anniversario negato: "andare avanti è nostro dovere storico"

13 novembre 2016, due donne si abbracciano davanti alla sala concerti del Bataclan a Parigi, nel primo anniversario degli attacchi
13 novembre 2016, due donne si abbracciano davanti alla sala concerti del Bataclan a Parigi, nel primo anniversario degli attacchi   -   Diritti d'autore  Thibault Camus/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.
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Non se lo immaginava certo così il quinquennale degli attentati del 13 novembre Christopher Naudin, che il ricordo del giorno più tremendo della sua vita è costretto oggi a riviverlo mentre la seconda ondata della pandemia di Covid costringe il suo paese a una nuova serrata nazionale.

Naudin è uno dei sopravvissuti all'attacco che la notte del 13 novembre del 2015 si consumò dentro il club Bataclan, all'apice di quello che è stato finora l'attentato più feroce in una stagione di terrore che, proprio in Francia il mese scorso, con gli omicidi di Parigi e Nizza, ha mostrato di non essere affatto conclusa

Christopher, che quella sera con altre centinaia di ragazzi era al concerto degli Eagles of Death Metal, riuscì a salvarsi la vita restando nascosto per ore in un piccolo magazzino. Non andò altrettanto bene a uno degli amici che erano con lui, il cui nome finì nella lista delle 130 vittime falciate dai terroristi tra il club, lo Stade de France e le brasserie del centro di Parigi.

Anniversario negato

Cinque anni dopo, Naudin dice di sentirsi bene ma non quanto aveva sperato: la serrata generale decretata dal governo per salvare dal baratro il sistema sanitario francese ha limitato, per forza di cose, gli eventi commemorativi programmati per questo anniversario.

"Non riusciremo a riunirci per celebrare questo momento simbolico" dice a Euronews. "È certamente frustrante e sono credo che la mattina del 14 novembre e il giorno dopo non sarò in gran forma".

"A questo, poi - aggiunge - si va a sommare il recente assassinio di Samuel Paty, che per me è stato molto scioccante. Per questo dico che questo quinto anniversario lo avrei davvero immaginato in un modo diverso".

Ma non tutti i sopravvissuti agli attacchi la pensano allo stesso modo: per alcuni, la commemorazione è una data come un'altra sul calendario.

Michel Euler/AP
Marzo 2016, parigini a passeggio di fronte al ristorante La belle equipeMichel Euler/AP

Grégory Reibenberg, il proprietario del ristorante La Belle Equipe, uno dei luoghi presi di mira dai terroristi, ha perso la moglie e diversi amici intimi quella sera. Reibenberg - che dopo gli attentati ha ristrutturato da cima a fondo il suo locale - dice che preferisce non caricare eccessivamente di significato quella data specifica.

"Il mio locale ormai è più una casa che un esercizio commerciale per me", ha detto Reibenberg a Euronews, riferendosi alle difficoltà create dalla la crisi sanitaria, soprattutto dopo le proteste e gli scioperi dei Gilet Jaunes a Parigi.

"Sono ottimista e cerco di tenere alto il morale - aggiunge - ma non è sempre facile".

Clima di tensione

Questo quinto anniversario ha finito per cadere in uno dei momenti di maggior tensione per la Francia, negli ultimi cinque anni. Appena due settimane fa, tre persone sono state uccise in un attacco terroristico nella basilica di Notre Dame a Nizza; mentre solo dieci giorni prima, un altro omicidio a sfondo religioso era costato la vita al 47enne Samuel Paty, un professore di Storia e geografia decapitato nei pressi della scuola media in cui insegnava, per aver mostrato in classe una vignetta satirica su Maometto.

Per Naudin, che è un insegnante di storia e geografia, l'omicidio di Paty è stato un richiamo particolarmente traumatico alla minaccia del terrorismo. "Ero già consapevole - ha detto a Euronews - che esistesse una minaccia latente per coloro che insegnano i valori della laicità, della Repubblica e delll'uguaglianza". Ma, secondo Naudin, questo episodio ha reso la minaccia "molto più concreta".

Diario di un sopravvissuto

Naudin ha scritto di recente un libro sulla sua esperienza al Bataclan: intitolata Journal d'un rescapé du Bataclan (Diario di un sopravvissuto del Bataclan), l'opera gli ha permesso di "lasciar andare la rabbia" mettendo in prospettiva ciò che provava.

"Ogni volta che c'è un nuovo attacco è come fare un passo indietro", ha detto a Euronews, aggiungendo che ciò è dovuto anche al livello di identificazione con le vittime, che nel caso del docente parigino è stato ovviamente molto forte. "Penso ancora al Bataclan ogni giorno, e al mio amico che è stato ucciso lì" aggiunge.

Dopo i recenti attentati, tra cui un accoltellamento all'esterno dell'ex sede parigina di Charlie Hebdo, il governo francese ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza in alcuni siti religiosi e nelle scuole.

Reibenberg dice che fuori dal suo ristorante non c'è stata alcuna misura aggiuntiva, aggiungendo però che non pensa che sia d'aiuto avere paura. Non si è mai sentito insicuro nel suo ristorante, dice. Anche lui ha scritto un libro sulla sua esperienza, Une belle équipe.

Secondo Naudin, i sopravvissuti a quell'attacco cercano ancora di andare avanti: "È questo che facciamo: andiamo avanti" spiega. "Non guariamo mai completamente, ma impariamo a convivere con la ferita. Che è quel che anch'io sto facendo"